Neurochirurgia e fisioterapia: da QiFisio di Vimercate percorsi in team per guarire dal mal di schiena

Neurochirurgia e fisioterapia: da QiFisio di Vimercate percorsi in team per guarire dal mal di schiena

La colonna vertebrale è una struttura straordinariamente complessa, e quando qualcosa non funziona il mal di schiena può diventare invalidante. Le patologie che la riguardano colpiscono trasversalmente: il ragazzo sedentario che accumula anni di posture scorrette, il giovane sportivo che si spinge oltre i propri limiti, l’adulto che svolge un lavoro fisico intenso, fino all’anziano che affronta le conseguenze di un naturale processo degenerativo legato all’età.
La dottoressa Ilaria Acchiardi è neurochirurgo con vent’anni di esperienza. Ogni venerdì riceve i pazienti in QiFisio, il centro fisioterapico di Vimercate, dove valuta, imposta i percorsi terapeutici e lavora in stretta collaborazione con il team.

• Dottoressa Acchiardi, partiamo dal suo percorso professionale.

«Sono neurochirurgo da vent’anni. Lavorare in un centro come QiFisio significa poter offrire ai pazienti una rete di professionisti, una visione d’insieme. Non si lavora mai da soli: ci sono fisioterapisti, osteopati, colleghi con competenze diverse, e insieme si costruiscono percorsi che la sola chirurgia non potrebbe garantire. Decidere di approcciare la libera professione per me non è stato facile: ho compiuto questo passo solo quando ho trovato una struttura in cui posso operare – se necessario – in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale, ma con i tempi e l’attenzione propri del privato».

• Il mal di schiena è la problematica più frequente tra i suoi pazienti?

«È senza dubbio la più comune. Non è l’unica – la neurochirurgia ha un raggio d’azione molto più ampio – ma le patologie della colonna vertebrale rappresentano la grande maggioranza dei casi che valuto. Spesso, purtroppo, quando il mal di schiena insorge le persone, sperando di guarire, gestiscono il dolore con i farmaci più comuni, rimandando la valutazione e abituandosi a convivere con il dolore. Per questo, in molti casi, si presentano in studio solo quando la situazione è già avanzata».

• Come imposta la prima visita?

«Prima di decidere qualsiasi tipo di terapia (che sia ozonoterapia, mesoterapia, chirurgia o altra), mi metto all’opera per ricostruire il quadro completo della situazione. Una visita medica accurata per me è fondamentale. L’anamnesi mi fornisce tantissime informazioni, non solo sul problema attuale, ma sulla storia del paziente: sulla possibilità che risponda positivamente a determinate terapie, sulle abitudini, sullo stile di vita. Fatto questo, solitamente prescrivo la diagnostica strumentale».

• Quali sono gli esami più utili?

«Lo strumento principale è oggi la risonanza magnetica (rm). Bisogna però tenere presente un aspetto importante: la risonanza viene sempre eseguita con il paziente coricato, con le gambe semiflesse: una posizione spesso antalgica, in cui il dolore si attenua o scompare. Poiché, normalmente, il dolore insorge quando si è in piedi o seduti, ovvero quando la colonna lavora in carico, integro spesso la risonanza con radiografie (rx) dinamiche eseguite con il paziente in piedi, con la schiena flessa in avanti e in estensione. In questo modo è possibile valutare la posizione reale del disco nelle diverse situazioni funzionali, ottenendo una chiave di lettura aggiuntiva che può rivelarsi molto utile alla ricerca delle cause».

• Il referto della risonanza può dunque non identificare esattamente le cause da cui si origina il dolore?

«Esattamente, ed è un punto su cui insisto molto. Spesso i pazienti arrivano portando con sé il referto della risonanza su cui è evidenziata la diagnosi di “ernia del disco”. Questo li porta a convincersi che proprio quest’ultima sia alla base del loro problema. Ma un’ernia discale non sempre provoca dolore alla schiena. Il male che riferiscono, quindi, potrebbe nascere da altre cause. La diagnosi vera scaturisce dall’integrazione della visita medica, dell’anamnesi e degli esami strumentali (rm e rx dinamiche) che, tutti insieme, permettono di ricostruire un quadro esaustivo delle problematiche e, quindi, di mettere a punto terapie mirate e personalizzate».

• Come si costruisce, alla luce di questo, il percorso terapeutico?

«Individuando il trattamento giusto nell’ampia gamma di scelte possibili. Il valore di lavorare in un centro come QiFisio sta proprio in questo: si opera davvero a 360 gradi. Il paziente può essere valutato da me per l’inquadramento medico, seguito dal fisioterapista per il lavoro attivo, e rivedermi nella mia veste di ozonoterapeuta. Si definisce un percorso realmente personalizzato: non curiamo i singoli dischi della colonna vertebrale, ma la persona, che è qualcosa di profondamente più complesso di una singola parte del corpo».

• Le patologie della colonna hanno quasi sempre un’origine comune?

«Quasi sempre, sì. Derivano da abitudini posturali scorrette, da un carico inadeguato rispetto alla muscolatura di supporto presente. Per questo il segreto di un risultato duraturo – che si tratti di un problema acuto risolto chirurgicamente, di un percorso infiltrativo o di fisioterapia – è sempre lo stesso: educare il paziente a muoversi correttamente. La terapia, qualunque essa sia, non è mai il punto di arrivo: è sempre una tappa intermedia verso il risultato finale».

• Parliamo delle terapie infiltrative. Quando si ricorre a cortisone e anestetico locale?

«Nel dolore acuto, quando il paziente non riesce letteralmente a gestire quel tipo di dolore, si ricorre alla via infiltrativa: cortisone a deposito locale associato a un anestetico. Il vantaggio è duplice: l’anestetico interviene rapidamente sul dolore, mentre il cortisone agisce localmente, esattamente nel punto in cui il corpo ne ha necessità, senza dover ricorrere alla somministrazione sistemica, che presenta effetti collaterali significativi. È una terapia precisa e mirata, particolarmente efficace nelle fasi acute».

• E l’ozonoterapia? Quando la propone e su quale principio si basa?

«L’ozonoterapia si fonda sullo stesso principio di localizzazione: si inietta nella parte interessata un miscuglio gassoso di ozono e ossigeno in dosaggi rigorosamente prestabiliti, che ha effetto diretto sul tessuto bersaglio. Il mix di gas è composto prevalentemente da ossigeno e in quota minore da ozono. L’ossigeno ha un effetto immediato: riduce il dolore ischemico da compressione.
Quando un nervo è schiacciato da una protrusione, da un’ernia o da una stenosi del canale vertebrale, manda un segnale continuo di allarme al cervello. Ed è quello che percepiamo come dolore. Somministrando ossigeno il nervo migliora la propria condizione, i segnali di allarme si riducono e, dunque, il dolore percepito diminuisce.
L’ozono, invece, molecola chimicamente instabile composta da tre atomi di ossigeno, genera nel nostro organismo una quota minima di radicali liberi. In dosaggi controllati e misurati con precisione (la nostra apparecchiatura dispone di uno spettrofotometro di massa) queste quantità infinitesimali stimolano il corpo ad autoripararsi. Si ottengono così due effetti distinti: uno immediato, legato all’ossigenazione dei tessuti sofferenti, e uno tardivo, legato alla stimolazione della guarigione spontanea dei tessuti».

• Chi stabilisce quale terapia intraprendere?

«Il percorso viene sempre concordato insieme al paziente, all’interno di un rapporto di fiducia. Ci prendiamo il tempo necessario, analizziamo tutto, identifichiamo la vera causa del dolore e poi consiglio l’approccio più corretto. In QiFisio prima di procedere, il confronto tra i professionisti che hanno in carico il paziente è prassi».

• Quando, invece, diventa necessario considerare l’intervento chirurgico?

«Esistono campanelli d’allarme che non lasciano margine di attesa. Il primo è il dolore incoercibile: un dolore che non cede a nessun farmaco convenzionale, in nessuna posizione. Il secondo — e forse ancora più urgente — è il deficit neurologico. Il più frequente nelle patologie della colonna è il deficit del nervo sciatico popliteo esterno: il piede non si alza più. È un segnale che richiede valutazione immediata da parte del neurochirurgo, e non sempre è accompagnato dal dolore».

• Può raccontarci un caso esemplificativo?

«Ho operato di recente un paziente che, nonostante il mal di schiena, aveva continuato a lavorare regolarmente. A un certo punto si è accorto che inciampava spesso, che continuava a cadere: il piede “scendeva”, ma non “risaliva”. Ha eseguito una risonanza ed è venuto in studio. È stato operato tempestivamente e il giorno successivo all’intervento il movimento era già recuperato. La tempestività, in questi casi, è determinante per risolvere il problema senza conseguenze».

• Ci sono altri deficit neurologici da tenere sotto controllo, oltre a quello del piede?

«Certamente. Ogni radice nervosa innerva un territorio muscolare preciso. A livello cervicale si può manifestare un deficit della mano, del braccio, dell’adduzione della spalla. Le radici dorsali sono prevalentemente sensitive, quelle cervicali e lombari hanno funzione sia motoria che sensitiva. Pertanto, qualsiasi perdita di sensibilità o di forza, sia agli arti superiori che inferiori, rappresenta un campanello d’allarme che non va mai sottovalutato. Davanti a un deficit neurologico non si deve esitare: la valutazione neurochirurgica va richiesta con urgenza».

• Il percorso in QiFisio può anche non iniziare dalla sua valutazione medica, giusto?

«Certo: per esempio la prima valutazione può essere fisioterapica. In questo caso, il professionista che valuta il paziente è pienamente formato per riconoscere i campanelli d’allarme e sa quando è necessario il mio coinvolgimento. Nella grande maggioranza dei casi il percorso inizia con la semplice fisioterapia, poi, a seconda del decorso, si possono integrare visita medica, ozonoterapia, terapie infiltrative, fino all’ultima opzione dell’intervento chirurgico. Lo si prende in considerazione solo quando le altre strade non hanno prodotto risultati sufficienti o quando il quadro clinico lo impone fin dall’inizio».

• Dopo la guarigione serve un mantenimento?

«L’obiettivo della terapia è il ritorno a una vita pienamente normale. Una volta affrontato il problema acuto, il paziente che ha appreso quali esercizi rinforzano la muscolatura di supporto e quali abitudini favoriscono il benessere della colonna deve mettere in pratica quanto imparato, in caso contrario, purtroppo, ci rivedremo. Il filo conduttore è sempre lo stesso: muoversi bene, muoversi con consapevolezza, trattare il proprio corpo con cura. È questo il vero segreto del benessere a lungo termine».

La dottoressa Acchiardi riceve i pazienti ogni venerdì presso QiFisio di Vimercate, in via Iginio Rota 26.

Tel. 349.3295401
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