Il commento di SLP CISL Monza Brianza Lecco

"No alla privatizzazione di Poste Italiane. Pronti a mobilitare 1600 lavoratori della Brianza"

La risposta del sindacato locale alla decisione del Governo di privatizzare ulteriori quote di Poste Italiane

"No alla privatizzazione di Poste Italiane. Pronti a mobilitare 1600 lavoratori della Brianza"
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In risposta alla decisione del Governo di privatizzare ulteriori quote di Poste Italiane, la SLP Cisl di Monza Brianza Lecco (l’organizzazione sindacale con la maggioranza assoluta di iscritti fra il personale) è pronta a mobilitare 1600 lavoratori.

"No alla privatizzazione di Poste Italiane. Pronti a mobilitare 1600 lavoratori della Brianza"

Le iniziative, che hanno il sostegno della Cisl, coinvolgeranno i dipendenti di Poste Italiane e le loro famiglie. L’obiettivo è sensibilizzare la cittadinanza, i pensionati, il mondo associativo, le istituzioni e le forze politiche, per scongiurare la “svendita” della più grande azienda del Paese.

Il segretario generale della Slp Cisl Monza Brianza Lecco, Michele Aquilina

“Poste Italiane – sottolinea il segretario generale della Slp Cisl Monza Brianza Lecco, Michele Aquilina – ha un ruolo strategico, specialmente in un'area come quella brianzola, nota per l’imponenza dei flussi finanziari e per il maggior traffico nella consegna di corrispondenza e pacchi.
La privatizzazione costituirebbe una seria minaccia per il futuro di migliaia di lavoratori e porterebbe ad una riduzione della rete degli sportelli diffusi capillarmente sul territorio, che svolgono una importante funzione di coesione sociale, soprattutto in questa fase di transizione tecnologica e digitale”.

Poste Italiane - fa sapere il sindacato - da anni produce utili, certificati dal consolidamento di ottimi bilanci che contribuiscono significativamente anche alle finanze dello Stato. Risultati raggiunti grazie all'impegno dei lavoratori, vero capitale dell’azienda, che hanno anche contribuito attivamente al successo delle sue trasformazioni interne.

Le motivazioni

“La privatizzazione – aggiunge Aquilina -, oltre a determinare un taglio degli organici, potrebbe anche compromettere le ragioni del servizio universale e la capacità di fornire prestazioni essenziali alla cittadinanza e alle piccole imprese. L’attuale assetto societario prevede il 65% sotto il controllo pubblico: se venissero cedute ulteriori quote al mercato non si potrà più garantire all’utenza un servizio ad alta valenza sociale e a costi contenuti. A farne le spese saranno soprattutto le fasce più deboli, in un contesto già critico per l'equilibrio economico del Paese”.

Per la Slp Cisl Monza Brianza, che alle recenti elezioni delle Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) ha ottenuto il 58% dei consensi, è essenziale impedire questa privatizzazione perché è un’operazione sbagliata che mira solo a fare cassa, svendendo un asset strategico. Da qui il prossimo via alla mobilitazione, salvo passi indietro del Governo.

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