Parco fotovoltaico, l’appello del presidente del Grubria: «Bisogna cambiare rotta per evitare un disastro ecologico». Le minoranze di Bovisio Masciago chiedono di sospendere il progetto
I progetti di impianti fotovoltaici
Nell’area compresa tra il Paladesio e Bovisio Masciago, che cade nella gran parte nel Plis Grubria, vanno avanti i progetti per la realizzazione di diversi parchi fotovoltaici. Tre i siti che sono interessati, la ex cava Farina, di proprietà di Brianza Energia Ambiente a Desio, un campo agricolo di proprietà privata, infine c’è l’ipotesi di un impianto a Bovisio Masciago, l’area ex Terna, sede della Protezione civile. Martedì è stata convocata una conferenza dei servizi per l’impianto privato ma la Provincia di Monza e Brianza deve ancora esprimersi in merito. Diversi i soggetti coinvolti: insieme ai tecnici, la Provincia di Monza e Brianza, i Comuni di Bovisio e Desio, Bea e il Parco Grubria, con il presidente, Arturo Lanzani.
La richiesta delle minoranze
Prima della conferenza dei servizi, Pd e Altra Bovisio Masciago hanno chiesto alla Provincia di Monza e Brianza di sospendere il procedimento esecutivo fino alla definizione di alternative localizzate compatibili fuori dal parco Grubria. Progetto di che riguarda una centrale fotovoltaica a terra da 8,3 Mw (pari a circa 100mila metri quadrati):
«Si tratta dell’ultima area agricola residua del Comune ed è inserita nel Plis Grubria, quindi soggetta a vincoli ambientali e paesaggistici»
Presidente Lanzani, che valore ha per il Parco quest’area?

Tra il Paladesio, tra Desio e Bovisio, c’è questo grande spazio aperto ed è uno dei pochissimi spazi aperti di una certa consistenza, non edificati, rimasti tra le Groane e il Parco della Valle del Lambro. Circa venti anni fa, proprio nell’area compresa tra Desio e Bovisio, si localizza un inceneritore, ma al tempo stesso si è prefigurata a compensazione la realizzazione di un grande parco pubblico a prato e bosco, esattamente in questo spazio (Progetto Kipar). In venti anni, l’inceneritore (Bea) ha funzionato ma per il verde si è fatto pochissimo, nonostante le intenzioni iniziali. Con il contributo di Bea a Bovisio è stato realizzato il giardino Perlasca, ci sono stati alcuni interventi parziali nell’area del Paladesio, con l’Amministrazione Corti che aveva avviato questo percorso (progetto + parco). E’ stata riqualificata la Bertacciola e sono stati ricavati dei corridoi ecologici e per la mobilità lenta con finanziamenti Cariplo e la mobilitazione del sistema dei Parchi (Plis Grubria e Parco regionale Lambro). Troppo poco, poiché è mancato un flusso di risorse costante in questa direzione che doveva venire da Bea. Quasi tutti gli inceneritori, infatti, in proporzione ai rifiuti bruciati, fanno compensazioni forestali. Non è stato così per il caso di Desio, dove più che altrove, in un territorio così tanto urbanizzato, sarebbe stato ancora più necessario.
Ed è in quest’area che nascono invece le ipotesi di parchi fotovoltaici…
E’ così. Ne nascono tre. Il primo nel Plis, a fianco dell’area su cui sorge il forno inceneritore a Desio, sulla ex cava Farina. L’attività estrattiva è terminata alla fine degli anni ‘80. A un certo punto in quest’area, che si era rinaturalizzata, si era creata una zona umida e un bosco. Con una scelta scellerata della allora Provincia di Milano si destina quest’area a discarica, che in un primo tempo doveva essere solo di materiali inerti, poi passa a materiali di peggiore qualità. Il piano di ripristino a fine attività, con il riempimento completo della discarica, prevedeva un’area a bosco e a prato. Su questa area Bea, che ne è diventata proprietaria, chiede di realizzare 80.000 metri quadrati di fotovoltaico a terra. Il secondo impianto, sempre nel Plis, di circa 60.000 metri quadrati, è proposto da un operatore privato su una zona agricola ancora integra a est dell’inceneritore, nel Comune di Bovisio Masciago. Infine, appena fuori dal Plis, si ipotizza un terzo impianto a terra a Bovisio, nell’ex Terna, oggi sede della Protezione Civile. Complessivamente circa 200.000 metri quadrati di impianti solari a terra pari a più di 20 campi da calcio. Dal nostro punto di vista, se si rimane ancorati al progetto presentato, si rischia però un vero disastro ambientale, paesaggistico, ecologico.
Perché sarebbe un disastro?
Perché in una zona come la nostra, in cui c’è un consistente consumo di suolo, impermeabilizzata e con bolle di calore, consumare altro suolo per impianti solari a terra rappresenta un disastro ambientale, dato che questi impianti consumano suolo, creano delle bolle di calore, alzano le temperature, compromettono la funzione drenante e, soprattutto, sottraggono spazi aperti di qualità paesaggistica e di fruizione collettiva ai cittadini. Pertanto, il Parco, che io come presidente rappresento, lancia un appello alla Provincia, ai Comuni di Desio e Bovisio, perché non si proceda nella direzione che sta venendo avanti, ma si cambi registro. Oltretutto, non c’è solo la minaccia di tre impianti solari, ma anche l’ipotesi di un ampliamento dell’inceneritore con una nuova linea e un incremento dell’area all’interno della sede di Bea per la movimentazione dei camion.
Il Parco è orientato quindi a dare parere negativo?
Il Parco non dice un generico no, che pure sarebbe motivato, tenendo conto che lo stesso Consiglio Regionale della Lombardia il 18 novembre si è chiaramente pronunciato contro la realizzazione di impianti solari nei Plis e nei Parchi regionali. Noi chiediamo nella maniera più forte di non autorizzare l’impianto solare nell’area agricola di Bovisio del Plis, che va casomai destinato in futuro a prato e bosco, ma semmai di localizzare questo impianto nell’area parzialmente compromessa ex Terna e Protezione Civile sempre a Bovisio. Una alternativa localizzativa prossima e migliore, oltre che esterna al Plis. Per quanto riguarda la proposta di impianto solare di Bea sulla discarica ex cava Farina, che cade all’interno del Plis, diciamo che, al limite, può essere autorizzata in quanto su discarica, ma se e solo se si realizzano altrove i previsti 89.000 metri quadrati a prato e bosco sulla ex cava con l’originale progetto di ripristino della discarica e se ne consenta la fruizione pubblica, e non solo all’incirca la metà come nella scandalosa ipotesi attualmente in discussione in Provincia. Anzi, a dire il vero, se teniamo conto della bolla di calore prodotta dall’impianto solare previsto ci saremmo aspettati che una società a partecipazione pubblica, con sensibilità ambientale, ne proponesse il doppio (160.000 metri quadrati). Infine, chiediamo che la Provincia di Monza, i Comuni di Bovisio Masciago e di Desio, e il Parco Grubria, diano vita a un piano-programma complessivo per questa area affinché con una quota delle risorse delle compensazioni forestali dell’autostrada Pedemontana, di cui non è ancora prevista l’esatta localizzazione, e con le compensazioni forestali finalmente richieste a Bea – con l’autorizzazione ambiente in fase di discussione – nel giro di un decennio si realizzi finalmente quell’insieme di prati, boschi, e percorsi pedonali e ciclabili previsti venti anni fa, nel momento di insediamento dell’inceneritore. Altrimenti, gestendo tutto con singole procedure, ignorando effetti cumulativi delle singole scelte, con scarsa sensibilità ambientale, si rischia di compromettere uno dei pochi spazi aperti di notevoli dimensioni rimasti nella Brianza centrale, con grave danno per l’ambiente e per le persone che vivono in una zona cosi ambientalmente critica.