Parolin a cinque anni dalla morte di Luca Attanasio: “Raccogliamo la sua eredità per un mondo di pace”. Ieri, domenica, Messa del Segretario di Stato Vaticano e visita al cimitero. Nelle indagini di parte sull’omicidio emergono nuove fonti a sostegno della pista russa: “Non fu banditismo”
Preghiera e ricordi al cimitero
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Una preghiera sulla tomba dell’ambasciatore, il commosso ricordo di amici e istituzioni per rinnovare la promessa di mantenere la sua memoria viva e vibrante. Ieri mattina, mattina 22 febbraio, al cimitero Maggiore di Limbiate il momento più intimo ma corale delle commemorazioni di Luca Attanasio a cinque anni dalla morte, quando il 22 febbraio 2021 fu ucciso in un agguato in Congo mentre viaggiava su un convoglio delle Nazioni Unite. Insieme a lui sono caduti il carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo.
Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, ha proiettato l’esempio dell’ambasciatore verso il futuro:
«Raccogliamo la sua eredità per costruire un mondo dove la pace sia più desiderata della guerra, dove la solidarietà sia più efficace del guadagno e del profitto. Eredità di parole, di gesti, per fare di questo mondo un luogo dove l’amore si vede e si tocca come è stato nella vita di Luca Attanasio”
I ricordi degli amici
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Particolarmente toccanti i ricordi degli amici di Luca Attanasio:
In questi anni il tuo nome è stato pronunciato in tanti luoghi e negli occhi di chi non si rassegna, ogni iniziativa e ogni voce che ti ricorda non è nostalgia, ma resistenza
Il presidente della Repubblica
Ha mandato un messaggio anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella letto dal sindaco Antonio Romeo:
“Questa commemorazione non può e non deve esaurirsi in un mero esercizio della memoria ma intende orientare il cuore di ciascuno verso quell’infinito amore che Luca ha saputo testimoniare con la sua vita e col suo sacrificio”
Il ministro degli Esteri
Luca Peruzzi, vicedirettore del personale del Ministero degli Affari Esteri, ha letto un pensiero del ministro degli Esteri Antonio Tajani:
«Il ricordo che l’ambasciatore ha lasciato al Ministero degli Esteri è fortissimo, lo è tra i tanti amici e colleghi ma lo è anche tra i giovani diplomatici che traggono ispirazione ogni giorno dal suo straordinario esempio di servizio allo Stato, dedizione e impegno umano. E’ stato uno straordinario interprete dei valori della diplomazia italiana»
La Messa celebrata dal cardinale Parolin
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Foto di Michelangelo Salerno
Una chiesa di San Giorgio gremita ha accolto il segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin per la celebrazione della Messa in memoria dell’ambasciatore Luca Attanasio. Il cardinale lo ha ricordato nella sua omelia:
«La sua memoria continua a interpellare la coscienza collettiva ponendo una domanda aperta sul senso del servizio. L’ambasciatore Attanasio ha speso la sua esistenza al servizio dello Stato e della cooperazione tra i popoli, si è confrontato con contesti complessi».
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Foto di Michelangelo Salerno
La pista russa e la miniera di niobio

«Un tentativo di creare un casus belli, un’occasione per il movimento armato M23 (vicino al Rwanda) di invadere il Nord Kivu». Così da mettere le mani su una miniera di terre rare contesa da anni, dove si estrae il niobio, utilizzato per costruire missili supersonici. Sito ambito anche dalla Russia che un anno dopo l’agguato invaderà l’Ucraina. E’ l’ipotesi a cui stanno lavorando gli investigatori messi in campo dai legali dei genitori dell’ambasciatore Luca Attanasio, l’avvocato Rocco Curcio e il collega Mario Scaramella, consulente esperto di intelligence.
Operazioni pianificate e infiltrati
Prende dunque ulteriormente quota la pista russa, già emersa mesi fa, secondo la quale il movente dell’omicidio dell’ambasciatore la mattina del 22 febbraio 2021 andrebbe cercato nella non molto distante miniera di Lueshe, ricca di niobio, come avrebbe rivelato la fonte chiamata in codice Astrid. Nella conferenza stampa di ieri pomeriggio, domenica, i legali hanno parlato di altri due testimoni che insieme a quanto raccontato da Astrid hanno delineato
«un contesto di operazioni pianificate, presenza di infiltrati provocatori all’interno di più componenti territoriali in conflitto tra loro, una deliberata frammentazione delle responsabilità operativa e funzionale a rendere opaca la ricostruzione degli eventi»
“Non fu bandistimo”
Di conseguenza ci troviamo di fronte a «Una dinamica che rende estremamente complessa la ricostruzione lineare dei fatti ma che al tempo stesso rafforza l’ipotesi che l’uccisione dell’ambasciatore Attanasio non sia stato un evento casuale né un mero fatto di banditismo» hanno aggiunto gli avvocati.
Salvatore Attanasio, papà dell’ambasciatore, non perde le speranze:
«Dopo cinque anni di attesa la strada verso la verità è ancora irta. Gli avvocati si stanno prodigando nella ricerca di indizi che una volta veicolati alla Procura speriamo portino ad un risultato concreto».