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Prolungamento M5, il monito di HQ Monza: “Rischio nuovi ritardi ed extracosti”

L'associazione ha spiegato che giovedì il tema sarà affrontato nella Conferenza Stato-Regioni, ma poi servirà anche il parere della Corte dei Conti

Prolungamento M5, il monito di HQ Monza: “Rischio nuovi ritardi ed extracosti”

Venerdì sera, all’ordine del giorno della Conferenza Stato-Regioni (riunione del 21 maggio) è stato aggiunto il parere obbligatorio da esprimere sul testo del decreto interministeriale che stanzia gli extracosti maturati negli anni e dà quindi il via libera alla gara d’appalto per il prolungamento di M5 sino a Monza nord.

Prolungamento M5, il monito di HQ Monza: “Rischio nuovi ritardi ed extracosti”

“Dobbiamo ringraziare per il loro interessamento il presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga, e l’assessore al bilancio di Regione Lombardia, Marco Alparone, delegato a partecipare alla riunione, ai quali due settimane fa avevamo scritto una accorata lettera spiegando l’urgenza del parere della Conferenza – sottolinea l’associazione HQ Monza – Dopo il parere della Conferenza Stato-Regioni, che diamo per scontato e favorevole, il decreto prima di essere emanato dovrà avere un ultimo ok dalla Corte dei Conti. In questo caso siamo piuttosto preoccupati, perché la magistratura contabile ha fino a 60 giorni di tempo per esprimersi, quando è indispensabile che il decreto possa essere emanato entro il 30 giugno. I tempi non quadrano e non è certo abituale che la Corte dei Conti faccia il suo lavoro in condizioni di urgenza”.

Il rischio maggiore: costi in aumento, vanificando quanto fatto sinora

L’associazione ha spiegato che, a causa di inflazione e crisi in medio oriente, è altamente probabile che vi siano aumenti nei costi:

“Il primo rischio, molto insidioso, se il lancio della gara d’appalto andasse oltre il prossimo giugno, è che non bastino più gli stanziamenti aggiuntivi ai quali si è arrivati dopo dieci mesi di confronto tra Ministero delle Infrastrutture, Ministero delle Finanze, Regione Lombardia ed enti locali. Un rischio sul quale avevamo più volte lanciato l’allarme – prosegue l’associazione – I costi per la realizzazione dell’opera sono infatti calcolati sulla base di un “prezziario delle opere pubbliche” che viene adeguato ogni anno proprio alla fine di giugno. Benché le statistiche indichino sul trimestre un andamento stazionario dei prezzi di energia e materiali edili, è inevitabile che, sia per l’inflazione che per la crisi dello stretto di Hormuz, ci siano aumenti rispetto al 2025. Il prezziario è rispettato sia dagli enti pubblici che dalle imprese che partecipano alle gare. Ricalcolare i costi del prolungamento di M5 richiederebbe tempo e ancora altro denaro”.

Il nodo dei tempi

Il sodalizio monzese ha poi paventato la possibilità di un nuovo stop di oltre cinque mesi

“Augurandoci che la gara d’appalto possa essere lanciata comunque e chiusa al più presto, il secondo rischio è che l’iter possa bloccarsi per altri cinque-sei mesi. Questo si spiega con il fatto che la convenzione tra Stato e Comune di Milano, capofila del progetto, prevede l’assegnazione dell’appalto al vincitore entro il 31 dicembre 2026. Se questo non avvenisse, in base al DL 95/2025 i fondi stanziati verrebbero sospesi e quindi, nella migliore ipotesi, riassegnati a maggio-giugno 2027, con un nuovo stop di mesi. Per una gara d’appalto comunitaria, quale quella per il prolungamento di M5, i tempi medi italiani sono di 201 giorni (stima ANAC), il triplo di Francia e Germania. Arrivare all’assegnazione dei lavori entro la fine di quest’anno è cosa molto difficile. Per questo sarebbe utile che il Comune di Milano chiedesse al Ministero delle Infrastrutture una proroga della scadenza OGV (obbligazione giuridicamente vincolante) di almeno tre mesi”.

Burocrazia e malcontento

Dice Isabella Tavazzi, portavoce dell’Associazione HQMonza:

“Come cittadini siamo veramente sconcertati nel vedere che un’opera pubblica importante come questa, chiesta a gran voce dalla gente e sostenuta da tutte le forze politiche, si muove a fatica perché impantanata nella palude della burocrazia. Gli extracosti stanziati sono stati causati di fatto dai tempi lunghissimi dell’iter, il solito record negativo italiano. E adesso nuovi ritardi o, peggio, nuovi extracosti, potrebbero derivare dalla eccessiva lentezza dei meccanismi di verifica e controllo, certamente giusti e indispensabili, ma esasperanti come in nessun altro paese d’Europa”.