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QiFisio e il ruolo della diagnostica funzionale

Sabato 29 marzo nella struttura di Vimercate, è in programma un open day dedicato a stanchezza cronica, microcircolazione, cortisolo e disautonomia secondaria

QiFisio e il ruolo della diagnostica funzionale
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A molte persone può capitare di sentirsi sempre stanchi, come se le proprie energie fossero costantemente in riserva. Si potrebbe pensare che questa condizione sia causata del lavoro, dallo stress o da troppe notti passate a guardare serie tv. Non solo: qualcuno si sarà accorto che il proprio corpo sembra non riuscire a «spegnersi», anche quando ci si vorrebbe solo rilassare. Che cosa sta succedendo? Per comprendere meglio questa condizione e per cercare di affrontarla ci siamo rivolti al dottor Nicola Dacomo, Terapista della Riabilitazione, Fisioterapista e Docente di Diagnostica Funzionale, collaboratore esterno di QiFisio, ma anche alla dottoressa Francesca Faso, titolare del centro medico e fisioterapico di Vimercate, nonché Fisioterapista e Osteopata. Il Dottor Dacomo sarà ospite di QiFisio per l’Open Day di sabato 29 marzo, in cui saranno trattate le tematiche come stanchezza cronica e diagnostica funzionale.

Dottor Dacomo, partiamo dalla stanchezza cronica: che cosa la determina?

È necessario iniziare dalla microcircolazione, ovvero il sistema di vasi sanguigni così piccoli che sono come i vicoli di una città, fondamentali per portare ossigeno ed energia a ogni angolo del nostro corpo. Quando questi vicoli si «intasano» o rallentano, la stanchezza cronica può bussare alla porta. Ma niente paura: c’è luce in fondo al tunnel, e la scienza ci sta mostrando come riaccendere la vitalità.

Ci può spiegare meglio cosa succede?

Dobbiamo immaginare il nostro corpo come un grande giardino: le arterie sono i fiumi principali, le vene i canali di raccolta, e la microcircolazione? È la rete di ruscelli che porta l’acqua, ovvero ossigeno e nutrienti, a ogni singola pianta, cioè le nostre cellule. Se questi ruscelli si ostruiscono o si muovono al rallentatore, le cellule iniziano a «seccarsi», lasciandoci esausti. Studi scientifici hanno trovato un legame tra una microcircolazione pigra e la sensazione di stanchezza cronica. Non è solo una questione di quantità di sangue, ma di qualità del movimento. Se il sangue scorre come melassa invece che come acqua fresca, i muscoli e il cervello non ricevono il carburante di cui hanno bisogno. E di conseguenza ci si sente come un’auto con il motore ingolfato.

Perché la microcircolazione si inceppa?

Ci sono tanti «sassolini» che possono bloccare questi ruscelli. Lo stress cronico, una dieta piena di zuccheri e grassi cattivi, o anche l’infiammazione silenziosa (quella che non si sente ma c’è) possono ispessire il sangue o danneggiare i capillari. Uno studio spiega che l’infiammazione può rendere i vasi meno elastici, rallentando il flusso e privando i tessuti di ossigeno. Anche la sedentarietà è un colpevole: meno ci si muove, più questi vicoli si restringono, come sentieri poco battuti che si riempiono di erbacce.

Dottoressa Faso, quindi come è possibile dare una «bella ripulita» al sistema?

Non servono magie, ma piccoli passi che la scienza sta confermando. Prima di tutto, il movimento. Muoversi è come aprire le finestre in una stanza chiusa: è sicuramente il modo più semplice per stimolare il microcircolo ed è fondamentale per mantenerci in uno stato di benessere sia fisico che mentale. L'esercizio regolare infatti migliora il flusso capillare, portando più ossigeno ai tessuti e riducendo la fatica.
Poi c’è l’alimentazione. È importante sapere che ciò che scegliamo di mangiare ha un effetto sul nostro organismo e, in base alle scelte che facciamo ogni giorno, può diventare un elemento a favore o a sfavore di un buon funzionamento cardiocircolatorio. Questi due elementi sono imprescindibili e sono la base di partenza. Esistono poi specifici trattamenti che noi di QiFisio svolgiamo all'interno della nostra struttura che hanno proprio il compito di stimolare la vasomozione e migliorare l'ossigenazione dei tessuti portando effetti benefici importanti a tutto l'organismo.

Dottoressa, qual è il ruolo del cortisolo in tutto questo discorso?

È l’ormone dello stress per eccellenza e a volte può trasformarsi da alleato a «sabotatore» silenzioso. Il cortisolo segue un ritmo circadiano ben preciso: è alto al mattino per darci la carica e scende gradualmente verso sera, preparando il corpo al riposo. Questo balletto ormonale è orchestrato dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), che risponde agli stimoli ambientali e interni per mantenere l’equilibrio. Ma cosa succede quando lo stress cronico, lavoro, preoccupazioni, mancanza di sonno, mandano in tilt questo sistema? L’asse HPA si iperattiva, il ritmo del cortisolo si sregola e i livelli dell’ormone restano elevati anche quando non dovrebbero. È come se il direttore d’orchestra continuasse a suonare una sinfonia frenetica senza mai fermarsi.

In sostanza il nostro sistema nervoso può perdere il controllo?

Sì, un cortisolo fuori controllo può destabilizzare il sistema nervoso autonomo, responsabile di regolare funzioni involontarie come battito cardiaco, digestione e pressione sanguigna. Questo fenomeno, noto come disautonomia secondaria, si manifesta con sintomi come stanchezza, vertigini o sensazione di «nebbia mentale». Lo stress cronico, mantenendo il sistema simpatico (quello del «lotta o fuggi») sempre attivo, impedisce al parasimpatico (quello del «riposo e recupero») di fare il suo lavoro. Il risultato? Un corpo che non riesce più a trovare un equilibrio.

Con questa condizione si generano però ulteriori effetti a cascata, giusto?

Un eccesso di cortisolo non si limita a sregolare il sistema nervoso: agisce come un’arma a doppio taglio sul metabolismo. Innesca il catabolismo e la degradazione di muscoli e tessuti per produrre energia, lasciandoci deboli e affaticati. Inoltre, il cortisolo aumenta la permeabilità dei capillari, permettendo a liquidi e proteine di riversarsi negli spazi extracellulari. Questo accumulo di liquido può causare gonfiore, senso di pesantezza e, soprattutto, un ambiente favorevole all’infiammazione cronica di basso grado. Quest’ultima, subdola e persistente, è un fattore chiave nella stanchezza cronica: il sistema immunitario, costantemente sollecitato, consuma energie preziose e amplifica la sensazione di spossatezza.

Si torna dunque alla stanchezza cronica…

E non è solo stanchezza, ma un quadro complesso in cui il cortisolo sregolato, la disautonomia e l’infiammazione si intrecciano, creando un circolo vizioso: più si è stanchi, più il corpo percepisce stress; più stress si ha, più il cortisolo si sregola. Rompere questo ciclo non è semplice, ma è il primo passo è capire cosa sta succedendo davvero nel nostro organismo.

Torniamo a lei, dottor Dacomo: quando entra in gioco la diagnostica funzionale?

Oggi, grazie a dispositivi di diagnostica funzionale, è possibile misurare con precisione gli squilibri del ritmo circadiano del cortisolo e altri marcatori infiammatori. Anche attraverso l'analisi della variabilità della frequenza cardiaca e della funzionalità del nervo vago, è possibile valutare la disautonomia e gli effetti dello stress sull'organismo. Questi strumenti non si limitano a dirci «qualcosa non va»: ci mostrano dove e perché, permettendo di intervenire in modo mirato, magari con strategie personalizzate come la gestione dello stress, l’ottimizzazione del sonno o un’alimentazione antinfiammatoria, o terapie specifiche e mirate sul microcircolo. Insomma, la medicina funzionale può essere un valido alleato per fare luce su questi meccanismi e ritrovare l’energia che ciascuno di noi merita.

Per approfondire la tematica è importante partecipare all’Open Day che si svolgerà sabato 29 marzo a QiFisio. Attenzione: l’evento è gratuito e i posti sono limitati, per cui è opportuno prenotarsi contattando il 349.3295401.

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