Attualità
Il progetto sui disturbi alimentari

Quando il cibo è... un nemico

Anoressia, bulimia, binge eating: in Brianza approda il progetto «#IononEsisto» patrocinato da Regione e Fondazione Ananke

Quando il cibo è... un nemico
Attualità Caratese, 12 Novembre 2022 ore 13:50

«Mia figlia ha sofferto di anoressia e bulimia, ho faticato a comprendere la sua malattia e ad accettare la sua indifferenza nei confronti della morte. Questa malattia travolge e distorce tutto, mi sono resa conto che non riconoscevo più mia figlia. Ogni giorno ognuno di noi aggiungeva un mattone a quel muro di incomprensione e menzogna, di maschere e dolore. A volte provavo la sensazione di vederla attraverso un vetro senza poter sentire il suo calore, stava scivolando via come un dipinto che pian piano sbiadiva. Per una madre è innaturale pensare che un figlio se ne vada prima di lei...».

Quando il cibo è... un nemico

E’ la testimonianza di Cinzia Fumagalli, una delle tante mamme che ha avuto una figlia con disturbi alimentari. Attraverso la fotografia, le testimonianze e il dolore di chi ne soffre in prima persona e di tutti coloro che ne sono inevitabilmente coinvolti si è affrontato il tema dei «disturbi alimentari». In Italia sono circa 3 milioni i soggetti che ne sono affetti e di recente l’età di esordio si è abbassata a 8-9 anni. L’Amministrazione comunale di Macherio ha ospitato il progetto «#Io non Esisto», patrocinato da Regione Lombardia con la collaborazione di Fondazione Ananke di Villa Miralago, che si occupa attivamente di ricerca, prevenzione, formazione e informazione sui disturbi del comportamento alimentare.

La mostra

Presso la scuola secondaria di primo grado è stata allestita una mostra sul tema e venerdì scorso si è svolto un incontro pubblico alla presenza di esperti e specialisti di Villa Miralago, un centro per la cura dei disturbi alimentari che si trova a Cuasso al Monte, in provincia di Varese.

I relatori al convegno organizzato venerdì scorso a Macherio per affrontare il problema dei disturbi alimentari durante il quale è stato presentato il progetto «Io#nonEsisto»

«E’ argomento tosto ma che abbiamo voluto affrontare per lanciare un messaggio ai nostri ragazzi che noi ci prendiamo cura di loro - ha spiegato il sindaco, Mariarosa Redaelli, accanto all’assessore ai Diritti sociali, Silvia Vitagliani - Vogliamo dare anche un aiuto alle insegnanti per stimolare approfondimenti con gli studenti anche su questi problemi di cui noi, piccola comunità, non siamo esenti. Le famiglie che si trovano ad affrontare questi problemi sono sole: l’istituzione pubblica deve dare maggiore risposte a un bisogno reale e serio».

Anche le istituzioni in campo

A questo proposito il consigliere regionale, Alessandro Corbetta, presente all’incontro, ha spiegato che «a livello di istituzioni stiamo cercando di mettere in campo misure per aiutare le persone coinvolte. Nel febbraio dello scorso anno il Consiglio regionale ha votato all’unanimità una legge sulla prevenzione e la cura dei disturbi alimentari e il sostegno ai pazienti e alle loro famiglie. L’obiettivo è quello di creare una task force di specialisti per migliorare la presa in carico». «In Brianza un punto di riferimento importante è l’ospedale San Gerardo di Monza per quanto riguarda la cura e la ricerca» ha aggiunto il consigliere regionale dem Gigi Ponti. «Considero Villa Miralago come una famiglia, quando sono lì provo sempre una grande emozione nel vedere i ragazzi che con tanta fatica e coraggio rifioriscono» è poi intervenuto Mario Pozzoli, fondatore e presidente di Villa Miralago. La psicologa Nikla Bene ha sottolineato quanto «questo genere di fenomeni colpiscano l’intera famiglia. Non bisogna pensare ai disturbi alimentari come qualcosa che riguarda solo il cibo, è il legame e la relazione con gli altri ciò che viene minato dalla malattia».
«Cerchiamo di aiutare i nostri ragazzi, che stanno crescendo, a vivere la quotidianità - il consiglio del biologo Mattia Resteghini - Il cibo influenza la quotidianità, la socialità».
Il progetto si è concluso con lo spettacolo teatrale dal titolo «Ti sei mai chiesto quale funzione hai?» andato in scena sabato al Cinepax.

«Lo sport è un prezioso alleato contro i disturbi, ma alcune volte c’è un’esasperazione agonistica»

La ricetta principale è l’ascolto. Unito poi a un parere che si fonda su basi solidissime come quelle che solo un Comitato tecnico scientifico può dare.
L’esperienza del progetto «Peso Positivo» è nata nel luglio 2021 grazie all’impegno di Laura Fumagalli e Claudia Grasso, rispettivamente figlia e nipote di Peppino Fumagalli, uno dei tre fondatori della Candy, che hanno raccolto l’eredità del familiare che, anni fa, aveva deciso di creare il «Fondo per l’Anoressia». Grazie all’esperienza di chi i Disturbi del Comportamento Alimentare li ha affrontati e superati e al supporto di un Comitato tecnico scientifico, l’esperienza di Peso Positivo si sta affermando sempre più, con sempre più persone (da tutta Italia) che chiedono un confronto, pongono una domanda, anche «solo» si sfogano. «Il nostro canale Instagram (@peso_positivo, mail ciao@pesopositivo.it) è sempre più seguito e stiamo potenziando la nostra attivitità nelle scuole, spesso chiamati dai ragazzi o dai docenti - ha rimarcato Grasso - Ci rendiamo conto che l’attenzione è cresciuta sui DCA, ma c’è ancora tantissimo da fare. In particolare non c’è ancora abbastanza prevenzione, troppo spesso l’attenzione compare quando si è ormai dentro l’incubo».

Scuola, ma non solo

Peso Positivo ha sempre visto nello sport un preziosissimo alleato, uno degli strumenti più efficaci per uscire dalla spirale dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Quanto emerso ultimamente sul caso Farfalle non può lasciare indifferenti. «Faccio un ragionamento generale perché sul caso specifico ci sono ancora cose da chiarire: ci è capitato spesso di accertare come manchi una specifica educazione degli staff tecnici, si porta all’esasperazione l’aspetto agonistico. Ma in questo modo si finisce per associare lo sport a un qualcosa di negativo quando nella realtà è un alleato contro i DCA. Dobbiamo essere in grado di coltivare una cultura diversa, anche in un modo competitivo come lo sport agonistico. Anche per questo stiamo definendo collaborazioni con le società sportive. E ai ragazzi e ragazze che si trovano in certe condizioni dico di raccontarsi e di non chiudersi che sarebbe l’errore più grave».

Guarire è possibile così come ricadere

Massimo Clerici, professore dell’Università degli studi di Milano Bicocca e direttore del dipartimento di Salute mentale e Dipendenze dell’Asst Monza

Si guarisce da un disturbo del comportamento alimentare? «Non faremmo questo lavoro se fosse vero il contrario. Si tratta però di una delle patologie più complesse da curare perché chi ne soffre spesso non ne ha consapevolezza». Semplificando il tema: sono scheletrico, ma se mi guardo allo specchio mi vedo grasso. «Il percorso da intraprendere non è quindi semplice, né per i pazienti, né per le loro famiglie, ma si guarisce. E una ricaduta non va vissuta come un fallimento; bisogna invece lavorare per mettere a fuoco quanto successo, comprenderlo e accettarlo».

Massimo Clerici è un esperto di primo piano in materia: professore ordinario dell’Università degli studi di Milano Bicocca, direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria del medesimo ateneo e direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’Asst Monza.

Professore, cosa sono i disturbi del comportamento alimentare?
Sono stati rivisti nell’ultima edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 5): accanto ai “classici”, quali l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il binge eating (termine inglese per indicare un disturbo caratterizzato da abbuffate analoghe a quelle della bulimia, ma che non vengono seguite da pratiche di eliminazione, ndr) si annoverano patologie miste, quindi forme aspecifiche che preoccupano particolarmente i clinici perché non soddisfano i criteri per una diagnosi piena e sono associati frequentemente ad altri disturbi mentali come la depressione o la dipendenza da sostanze stupefacenti. Secondo i dati a nostra disposizione, questi ultimi hanno subito un’importante crescita tra i ragazzi durante la pandemia

Parla di ragazzi: è la fascia più colpita?
L’esordio dei disturbi dell’alimentazione avviene in età precoce, durante l’adolescenza; è stato però registrato un incremento anche nella tarda infanzia

E tra gli adulti?
La bulimia tende a cronicizzarsi, a rimanere quindi "accesa" con il passare degli anni. Ci sono inoltre esordi tardivi, alimentati dalla forte pressione sociale che impone un’immagine di donna molto diversa da quella di venti, trent’anni fa

Il disturbo del comportamento alimentare è un problema più femminile che maschile?

La letteratura medica parla di un rapporto di 1 a 10. C’è però da dire che negli ultimi tempi anche i maschi ne presentano i sintomi perché sono più attenti alla loro immagine e al "valore" del corpo

Cosa deve fare un genitore quando si accorge che il proprio figlio o la propria figlia ha un rapporto distorto con il cibo?
I primi riferimenti sono i medici di famiglia e i pediatri, poi il dietologo e il nutrizionista: punti di aggancio al passo successivo, quello verso i servizi specialistici spesso visti con paura dai pazienti che, come detto, non hanno consapevolezza della patologia della quale soffrono. Ci sono ambulatori, strutture semi residenziali e residenziali, a seconda della gravità della situazione, dove vengono offerti trattamenti multidisciplinari che coinvolgono chi presenta il disturbo e i suoi famigliari

Quali sono le cause di un disturbo alimentare?

La spiegazione è multifattoriale, non siamo più negli anni Sessanta, quando si attribuiva tutta la responsabilità alla mamma “cattiva”. C’è una base genetica che si esprime come vulnerabilità al disturbo cui si aggiungono fattori psicosociali e socio-culturali. Negli ultimi anni, ad esempio, ha contribuito anche l’enfasi che i mass media hanno attribuito al cibo: vantaggiosa da una parte, svantaggiosa dall’altra.

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