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Riqualificato il Rifugio Brentei del Cai: una «terrazza» del 1946 sulle Dolomiti

Dopo due anni di lavori e una spesa totale di 2 milioni e mezzo di euro, la struttura riaprirà la prossima stagione

Riqualificato il Rifugio Brentei del Cai: una «terrazza» del 1946 sulle Dolomiti
Attualità Monza, 30 Ottobre 2021 ore 14:00

Una sala da pranzo con delle meravigliose vetrate e un nuovo bivacco con 98 posti: così è stato ristrutturato lo storico rifugio Brentei, sulle Dolomiti, di proprietà del Cai di Monza.

Riqualificato il Rifugio Brentei del Cai

Dopo due anni di lavori e una spesa totale di 2 milioni e mezzo di euro il fiore all’occhiello dei soci del Cai, fra i più importanti anche per gli alpinisti trentini, è infatti pronto per essere riaperto per la prossima stagione.
«Quando è sorto, nel 1946, era poco più che una baracca - ha spiegato il presidente del Cai Monza Mario Cossa - Ma nel tempo è diventato uno dei punti strategici dell’intero Gruppo dolomitico, frequentatissimo non solo dalla nostra sezione ma in generale centrale e strategico per ascensioni e ferrate per tutti coloro che arrivano in Trentino Alto Aldige. Arrivando a ospitare fino a 3mila persone nei fine settimana. Per questo abbiamo deciso di puntare con coraggio sulla modernità in luogo di grande tradizione».

Dopo la valutazione di diverse proposte di ristrutturazione due anni è stata scelto il progetto dell’architetto trentino Riccardo Giacomelli e gestito da Cuerzel Legno - Legno HouseTrentino con l’impiego di componenti in legno, vetro e acciaio e incentrato sulla sostenibilità ambientale, per il quale la Provincia di Trento ha contribuito in larga misura (per l’80%) con un finanziamento a fondo perduto.

Il progetto

Progetto che ha previsto per l’appunto la realizzazione della vetrata del nuovo bivacco invernale e quella più grande e spettacolare della nuova sala da pranzo, sulle cui mura sono ancora visibili le pietre utilizzate 70 anni fa per costruire il rifugio e dalla quale sarà possibile ammirare le pareti delle Dolomiti.

1. 600 voli in elicottero per trasportare il materiale

Un’opera complessa e alquanto impegnativa, che ha visto anche la realizzazione della nuova cucina e il rifacimento di tutti gli impianti elettrici ed idraulici. Con gli operai che ancora negli scorsi giorni, sfidando le temperature ormai già piuttosto basse, fin dal primo mattino erano pronti a salire sull’elicottero per arrivare a 2mila 200 metri di altitudine sorvolando le foreste del Brenta. Per un totale di circa mille e 600 voli.

Poiché il rifugio è raggiungibile solo a piedi lungo un sentiero, tutto il materiale, compresa la gru per la sua installazione, è stato infatti trasportato con elicottero e funivia.

"L’approccio sarà completamente diverso - ha continuato Cossa - Con la vetrata, rivolta a ovest, sarà possibile cenare e poter ammirare i tramonti che sono fra i più spettacolari". Anche perché la sua ubicazione è fra le più suggestive. Il rifugio è infatti contornato dalla Val del Brentei, chiusa a est da uno spallone roccioso, soggiogato dalla mole del Crozzon di Brenta, e affiancato a oriente dalla parete nord della cima tosa, separate dal canalone Neri, solitamente ghiacciato.

«Orgogliosi dell’opera»

Tutta la storia dell’alpinismo dolomitico è passata per il rifugio Brentei. Per 60 anni è stato il regno del famoso alpinista Bruno Detassis, il «re del Brenta, che proprio dalla rifugio col cannocchiale scrutava tutta la parete e controllava tutti gli alpinisti nel loro tracciato.

"E’ stata una bella sfida anche per noi soci - ha concluso il presidente Cossa - Ancora oggi, ogni fine settimana, terminato il lavoro di ruspe e operai bisogna infatti darsi da fare per sistemare e pulire. Ma l’adrenalina è tanta perché l’opera ci riempie di orgoglio". Così tanto che i lavori di ristrutturazione sono stati condivisi dalla storica sezione di via Cederna, nata nell’aprile del 1899, con soci ed estimatori attraverso i social. Avanguardia e tradizione, dunque. A inaugurare la nuova avventura, o meglio il nuovo e ancora più entusiasmante tracciato, fatto di sport, natura passione e accoglienza, che il Cai di Monza ha deciso di percorrere.

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