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allarme a triuggio

"Rischiamo di chiudere per la siccità"

Sale la preoccupazione tra gli allevatori e coltivatori delle aziende agricole del paese che hanno perso il raccolto a causa dell'assenza delle piogge.

"Rischiamo di chiudere per la siccità"
Attualità Caratese, 30 Giugno 2022 ore 07:35

L’onda lunga della siccità si fa sentire nelle campagne, ora al limite del punto di non ritorno: se non arriveranno quelle piogge utili a placare la situazione, si va verso perdite di raccolto ingenti. Già ora gli effetti del clima secco stanno provocando cali di produzione sui foraggi, ma in sofferenza è anche il mais e in stalla si munge molto meno latte.

Allarme siccità

Lo sanno bene gli allevatori e coltivatori delle aziende agricole Riboldi, Bonanomi e Limonta di Triuggio, che devono fare i conti con un'annata eccezionale. Bruciati i raccolti, tirano a campare con le scorte dello scorso anno. "Purtroppo è un problema un po’ di tutti - ci spiega Luca Bonanomi della Cascina Castelletto di Canonica - I campi sono secchi, un’estate così calda non si registrava dal 2003. Ovviamente ne risentono anche gli animali, già con il caldo normale c’è un calo fisiologico nella produzione del latte. Poi quest’anno c’è anche il problema dell’aumento dei costi dell’energia. Il raccolto è andato e i costi sono enormi: quest’inverno cosa daremo da mangiare ai nostri animali?". "Siamo a rischio chiusura" sottolinea preoccupato Cristian Francesconi della fattoria e azienda agricola "Danilo Limonta" di Canonica. "La nostra fortuna è stata la scorta di fieno" ha poi aggiunto Ettore Riboldi della "Fattoria nel verde" di Tregasio.

Coldiretti mette in guardia

"Rispetto a un anno fa il mais a uso zootecnico ha fatto un balzo in avanti del 100%, il frumento del 70, la soia del 50, l’energia elettrica del 500% e i concimi a base di azoto del 140: il futuro è nero. La siccità – fa sapere Coldiretti – è diventata la calamità più rilevante per il settore. A farne le spese in particolare è la Pianura Padana dove la mancanza d’acqua minaccia più del 30% della produzione e la metà dell’allevamento, pilastri della food-valley conosciuta in tutto il mondo. Per i bovini il clima ideale è fra i 22 e 24 gradi. Oltre, gli animali mangiano poco, bevono molto e si bloccano. Anche i pasti vengono ridistribuiti per aiutare gli animali a nutrirsi senza appesantirsi. In questo scenario di profonda crisi idrica è necessario definire le priorità di uso delle risorse disponibili, con precedenza per l’agricoltura e indennizzare le imprese per i danni subiti a causa delle temperature africane".

Il servizio completo è pubblicato sul Giornale di Carate in edicola da martedì 28 giugno 2022.

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