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Vimercate

Scampò all’affondamento della nave che 75 anni fa costò la vita a 44 bimbi

La toccante testimonianza di Marisa Meda, di Vimercate, che all’epoca dei fatti aveva 6 anni.

Scampò all’affondamento della nave che 75 anni fa costò la vita a 44 bimbi
Attualità Vimercatese, 24 Luglio 2022 ore 14:00

Tra le vittime di quella che è ricordata come la peggior tragedia per numero di bimbi morti nel dopoguerra in Italia ci sarebbe potuta essere anche lei. Solo il caso ha voluto che su quella motonave non ci sia salita scampando all’affondamento che costò la vita a 44 tra bambine e bambini e a 4 donne.

Scampò all’affondamento della nave che 75 anni fa costò la vita a 44 bimbi

E’ la storia di Marisa Meda, vimercatese, e dell’affondamento della motonave «Annamaria», avvenuta davanti alla costa di Albenga, in Liguria, il 16 luglio del 1947. Esattamente 75 anni fa. Tra i tanti piccoli che persero la vita, molti milanesi, che il Comune ricorda ogni anno davanti al monumento a loro memoria eretto nel cimitero Maggiore.

La motonave quel giorno trasportava più di 80 tra bambine e bambini ospiti di una colonia di Loano. Una gita all’isola Gallinara a cui avrebbe dovuto partecipare anche Marisa, all’epoca una bimba di 6 anni. Un’indisposizione l’aveva invece costretta, per sua grande delusione, a restare in colonia.

Sulla via del ritorno, nel pomeriggio, la motonave era affondata, dopo aver urtato un ostacolo di ferro nell’acqua, che aveva provocato un ampio squarcio all’imbarcazione. Una parte dei piccoli si erano salvati gettandosi in acqua e raggiungendo la riva grazie anche al soccorso di alcuni bagnanti che si erano gettati in mare. Molti, invece, non ce la fecero.

La ricorrenza dei 75 anni da quella tragedia è stata per Marisa Meda un’occasione sofferta per ricordare quei tristi giorni.

La tragedia del 16 luglio

«All’epoca avevo 6 anni - ha raccontato la vimercatese - Quella colonia ospitava bambine e bambini, figli in gran parte di reduci di guerra, appartenenti a famiglie milanesi indigenti o con problemi di salute. Io ero rimasta lì tutto l’anno, frequentando anche la prima elementare, su consiglio del medico di famiglia. Per quel 16 luglio era stata organizzata una gita premio, una sorpresa del direttore della colonia. Quando decisero che sarei rimasta in infermeria per i miei problemi di salute ci rimasi male e invidiai le mie amiche e amici. Ed invece quella decisione mi salvò la vita».
Nel pomeriggio l’infermiera che si prendeva cura di Marisa decise di portarla sulla spiaggia ad attendere gli altri piccoli di ritorno dalla gita. Una piccola consolazione.
«La motonave, però, non tornò più - racconta ancora Marisa Meda - Restammo lì un’ora, poi rientrammo in colonia. Solo la mattina dopo intuii che era successo qualcosa di grave. C’era un’aria lugubre, un clima molto triste. Ero molto piccola, però, quindi non capii bene cosa fosse accaduto. Solo crescendo mi resi conto di quanto era successo e di come fossi scampata per caso alla tragedia. Negli anni successivi ho letto articoli sulla tragedia.

I libri sulla vicenda

Della vicenda hanno scritto anche Dino Buzzati e soprattutto Gianni Rodari. Un racconto, il suo, intitolato “Tutte le mamme di Milano piangono”, che mi colpì e mi commosse molto. Ogni anno al 16 luglio la mia mente va a quei giorni, a quei bimbi, al viaggio di ritorno in treno con mio padre che venne a prendermi. Agli altri genitori seduti accanto a noi, con gli sguardi stravolti. Ricordo ancora anche il direttore della colonia, a cui in quell’anno mi ero molto legata. Mi dispiacque molto quando appresi che ebbe problemi giudiziari per quanto era accaduto. Apprezzo molto anche il fatto che il Comune di Milano non si sia mai dimenticato di quei bambini e che tutti gli anni li ricordi con una cerimonia».

Un ricordo triste che tutti gli anni per Marisa si rinnova. Un dolore che non si può e non si deve dimenticare.

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