La vertenza

Sciopero alla Granarolo di Usmate: “Basta salari da appalto al massimo ribasso”

La protesta promossa dal Sindacato intercategoriale Cobas per i dipendenti della cooperativa che operano nel sito: contestati i sotto inquadramenti. Il prefetto ha convocato un incontro

Sciopero alla Granarolo di Usmate: “Basta salari da appalto al massimo ribasso”

Sciopero allo stabilimento Granarolo di Usmate Velate indetto dal Sindacato intercategoriale Cobas: “Basta sotto inquadramenti e salari da appalto al massimo ribasso”. Mercoledì tavolo in Prefettura

Sciopero allo stabilimento Granarolo

Nella giornata odierna, lunedì 17 agosto, il Sindacato intercategoriale Cobas, maggiormente rappresentativo tra le lavoratrici e i lavoratori impiegati nell’appalto interno della Granarolo presso lo stabilimento di Usmate Velate, ha indetto uno sciopero di 24 ore dei dipendenti della cooperativa San Martino che operano nel sito. “La decisione è arrivata dopo mesi di lettere formali, richieste di confronto e segnalazioni indirizzate alla cooperativa San Martino e a Granarolo spa, senza che siano arrivati impegni scritti e vincolanti su livelli di inquadramento, arretrati e responsabilità del committente nella filiera degli appalti”, spiega una nota del sindacato.

I motivi dello sciopero

Dall’inizio dell’anno “il sindacato Cobas denuncia e documenta che molte lavoratrici e lavoratori svolgono, da anni, mansioni di fatto da quinto e quarto livello del Ccnl Logistica trasporto merci e spedizioni, ma risultano inquadrati a livelli inferiori, con una perdita economica strutturale”. Le differenze retributive non sono singoli errori, spiega il Cobas, ma “un sotto-salario stabile, funzionale a tenere basso il costo del lavoro nell’appalto Granarolo. La stessa cooperativa San Martino, nei contatti intercorsi, ha legato qualsiasi adeguamento di livelli e arretrati ai margini economici dell’appalto e alla necessità di confrontarsi col committente ammettendo così che il problema è la scelta di tenere l’appalto al massimo ribasso. Nello stabilimento circolano da tempo voci, mai smentite con atti ufficiali, secondo cui eventuali riconoscimenti dei livelli sarebbero rinviati addirittura al 2027, dopo anni di lavoro già svolto a condizioni peggiori del dovuto. Fino a oggi, né la cooperativa San Martino, né Granarolo hanno assunto impegni chiari e scritti sul riallineamento dei livelli di inquadramento, sul pagamento delle differenze arretrate, sul ruolo e sulla responsabilità della committente nella catena degli appalti”.

I rilievi del SI Cobas all’azienda

“Qui c’è gente che da anni fa lavoro da quinto e quarto livello ed è pagata come se valesse molto meno – dichiara il coordinatore S.I. Cobas, Fulvio Di Giorgio – Il cosiddetto risparmio sull’appalto sono soldi tolti dalle tasche dei lavoratori. Lo sciopero serve a mettere fine a questo gioco”. Con lo sciopero lavoratrici e lavoratori chiedono il riconoscimento dei corretti livelli di inquadramento, il pagamento integrale degli arretrati e la corresponsione delle differenze retributive maturate negli anni di sotto inquadramento. Inoltre l’applicazione reale del Ccnl Logistica, la fine dello “scaricabarile” tra cooperativa San Martino e Granarolo, senza alcuna misura disciplinare o organizzativa nei confronti di chi sciopera o partecipa alle iniziative sindacali.

Mercoledì incontro in Prefettura

S.I. Cobas ha chiesto alla Prefettura di Monza e della Brianza la convocazione di un tavolo sull’appalto Granarolo Usmate, con la presenza di Cooperativa San Martino, Granarolo, Itl Milano, Ats Brianza e delle organizzazioni sindacali presenti nella fabbrica, sollecitando l’Ispettorato del lavoro di Milano a verificare il contratto applicato, la correttezza degli inquadramenti e le differenze retributive. Il tavolo di confronto è stato convocato per mercoledì mattina in Prefettura, in via Montevecchia a Monza. In quella sede, mercoledì, previsto un sit dalle 10 alle 14 promosso dalla sigla sindacale, intanto in azienda rimangono aperti lo stato di agitazione e la vertenza in corso. “Non chiediamo alle istituzioni di fare da spettatori, ma di intervenire su una situazione in cui il costo del massimo ribasso viene scaricato da anni sui lavoratori dell’appalto”, sottolinea S.I. Cobas, “disponibile a un confronto serio, ma su tempi, numeri e impegni scritti, non su vaghe promesse future”.