La situazione

Sovraffollamento nei Cas, la denuncia: «Si vive male»

I disagi nel Centro di Accoglienza Straordinario di via degli Alpini a Macherio. Il presidente della Cooperativa «Intesa Sociale»: "Siamo in una situazione di emergenza per i continui arrivi e il sistema è al collasso"

Sovraffollamento nei Cas, la denuncia: «Si vive male»
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Arrivano da ogni parte del mondo nutrendo il sogno di una vita migliore in un paese meno difficile rispetto a quello da cui sono scappati.... ma poi si scontrano con una realtà ben diversa. Sono i richiedenti asilo politico, la maggior parte di loro porta sempre nel cuore la terra natale dove hanno lasciato molti degli affetti più cari. Alcuni di loro fuggono da guerre senza fine e da carestie, altri invece, sono vittime di persecuzioni disumane o alla ricerca di una vita migliore.
Per chi richiede asilo in Italia, il nostro Bel Paese rappresenta il porto sicuro, un luogo dove poter iniziare un nuovo capitolo della propria vita. Per farlo però, è indispensabile avviare un processo di integrazione con la comunità locale.

Sovraffollamento nei Cas, la denuncia: «Si vive male». La storia

A raccontarci la sua storia è Abdul (nome di fantasia, ndr), 39enne, originario del Bangladesh. Da marzo 2017 e fino a pochi giorni fa era ospite della Cooperativa Intesa Sociale che gestisce il Centro di accoglienza straordinario (Cas) in via Pasubio e via Degli Alpini a Macherio.

La sua preoccupazione principale è sempre stata di trovare un lavoro, ma purtroppo fin da subito Abdul ha manifestato seri problemi di salute. Episodi di dolore invalidante che gli impediscono di svolgere semplici attività quotidiane. Le sue12 condizioni sono migliorate una volta inserito nel progetto «Fami per la salute mentale dei migranti», attivo sul territorio brianzolo, che si concentra sulla «tutela della salute dei richiedenti protezione internazionale e rifugiati in situazioni di vulnerabilità».

Quello che preoccupa maggiormente Abdul è la situazione in cui vivono i suoi ex compagni, ospiti del Cas di via degli Alpini, dove lui ha vissuto fino a poco tempo fa prima di essere allontanato per il venir meno delle misure di accoglienza.

«Dormono in sette-otto persone in stanze piccolissime, alcuni dormono in cantina - ci racconta - Il cibo non è sempre buono. Poi ci tocca aspettare mesi prima di avere i documenti dalla Prefettura, ma senza quelli non possiamo lavorare e raggiungere l’autonomia. Lancio questo appello a una maggiore attenzione nei confronti dei richiedenti asilo perché non voglio che succeda ad altri quello che è successo a me».

Secondo i dati pubblicati sul rapporto Mid Year Trends 2023 di Unhcr, nel mondo sono 110 milioni le persone costrette a fuggire da guerre, violenze, violazioni dei diritti umani, disastri ambientali e disuguaglianze economiche.
Si registrano 36,4 milioni di rifugiati, di cui 30,5 milioni sotto il mandato Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e 5,9 milioni sotto il mandato Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente. Sono 62,5 milioni gli sfollati interni e 6,1 milioni i richiedenti asilo.

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(alcune immagini del Centro di accoglienza straordinario (Cas) in via degli Alpini, gestito dalla Cooperativa «Intesa Sociale» dove si nota la situazione di sovraffollamento)

«Intesa Sociale» da anni si occupa di accoglienza

Luigi Capiaghi

«Siamo in una situazione di emergenza per i continui arrivi e il sistema è al collasso». A spiegare la situazione dei richiedenti asilo è Luigi Capiaghi, presidente della Cooperativa «Intesa Sociale», con sede a Como, una realtà che opera da 21 anni nell'ambito dell'accoglienza di richiedenti asilo politico e minori stranieri non accompagnati. Il servizio di accoglienza prevede la messa a disposizione di appartamenti e piccole strutture «diffuse» nel territorio, come quelle in via degli Alpini, per favorire l'integrazione e l'interazione attiva nel contesto ospitante.
La Cooperativa opera con un’équipe professionale che si organizza nelle 91 sedi operative di accoglienza residenziale, distribuite nelle province di Como e Monza Brianza.

"Situazione disastrosa"

«Sono tantissimi gli arrivi, è un vero disastro - sottolinea il presidente Capiaghi - Capisco le difficoltà di convivenza in spazi ristretti, anche per la diversità di etnie, ma è recente una circolare del Ministero che invita addirittura a raddoppiare la capienza dei Cas. Proprio la scorsa settimana la Prefettura ci ha segnalato 11 nuovi arrivi e non sappiamo dove collocarli. La situazione è disastrosa».

«Gli diamo tutto ciò che è previsto dalla convezione - spiega il presidente - La cosa più importante è che non siano in mezzo a una strada. Già la situazione di sovraffollamento è complicata, poi abbiamo scoperto che a volte ci sono anche degli abusivi che si intrufolano di notte a dormire: così ci ritroviamo a sostenere persone che non c’entrano niente con il progetto della Cooperativa. Quando notiamo degli “abusi” o li nota la Prefettura (che ha il dovere di controllare che il contratto venga rispettato da entrambe le parti, ndr), siamo costretti a revocare le misure di accoglienza. La presa in carico è multidisciplinare e pluridimensionale finalizzata al perseguimento dell'autonomia personale e al benessere dell'individuo. Ciò rappresenta i principi cardine sui quali si fonda la progettualità per la persona accolta. Abbiamo operatori in ogni struttura, che sono anni che lavorano con noi, e prendono in carico le varie richieste come l’assistenza medica, quindi il reperimento dei farmaci. Abbiamo anche sei operai che si occupano della manutenzione delle strutture, in totale 120 appartamenti distribuiti nelle province di Como e Monza Brianza. Nel caso specifico di Macherio, tutti i venti richiedenti asilo hanno l’assistenza sanitaria e stanno aspettando i documenti dalla Questura».

La Cooperativa vanta più di 70 operatori specializzati in accoglienza, mediazione, insegnamento della lingua italiana, orientamento e accompagnamento legale, orientamento al lavoro e alla formazione dei richiedenti asilo.

«A breve apriremo una nuova struttura a Monza»

Entro pochi giorni sarà aperta una nuova struttura a Monza, in via Monte Oliveto, una ex scuola, in grado di accogliere un centinaio di richiedenti silo.

«Attendiamo solo la risposta dalla Prefettura per aprire - aggiunge il presidente - Il problema sono ancora i ritardi accumulati dalla Questura nella consegna delle pratiche richieste dai migranti. Noi non possiamo farci niente. In generale, la gestione è diventata una cosa allucinante».

«Investiamo sui giovani, è la carta vincente»

«La situazione dell'accoglienza dei migranti nei nostri territori non può che essere al centro dell'attenzione delle Amministrazioni locali».

Simona Ravizza, assessore esterno al Welfare, Istruzione e Politiche giovanili di Macherio, affronta questo tema delicato non solo in qualità di amministratore, ma anche professionalmente: dirige infatti l’impresa sociale «Il Carro» di Monza, un centro educativo per minori in situazioni di fragilità, che si occupa di contrasto alla dispersione scolastica e di accoglienza, diurna e residenziale.

Simona Ravizza

«Qualsiasi fenomeno sociale che riguardi i nostri territori deve essere oggetto di una attenta valutazione e implica necessariamente agire di concerto con le principali agenzie, sia pubbliche che del privato sociale - sottolinea - In particolare la situazione dei minori stranieri non accompagnati e della ben nota scarsità di posti riservati alla loro accoglienza, è per i servizi dei territori uno snodo cruciale».

La questione minori particolarmente delicata

La gestione dei grandi flussi di migranti è il tema all’ordine del giorno su tutti i tavoli istituzionali: Prefettura, singoli Comuni, Ambito, terzo settore. Particolarmente delicata è la questione dei minori: un trasferimento intercontinentale crea inevitabilmente uno strappo e le storie che si lasciano alle spalle sono sempre difficili e dolorose. E poi non ci sono posti per collocarli in comunità. Una situazione di forte stress, anche per la scarsità di risorse, che inevitabilmente porta a disfunzionalità.

«Spesso affrontiamo anche il problema della salute mentale - sottolinea l’assessore Ravizza - Pensiamo a questi migranti che non riescono a ottenere i documenti, fanno fatica a trovare lavoro e, quindi, a raggiungere l’autonomia. Spesso i malesseri e le preoccupazioni si trasformano in patologie: quanto dolore c’è sulle spalle di queste persone? Abbandonano le loro famiglie nella speranza di trovare un mondo migliore rispetto a quello che hanno lasciato».

«Siamo, di concerto con istituzioni e con gli Enti gestori dei progetti di accoglienza, alla ricerca di soluzioni innovative che consentano da una parte di garantire la tutela dei minori, dall'altra di realizzare progetti efficaci e sostenibili. In un territorio affamato di risorse lavorative, investire su progetti di formazione dovrà essere uno dei temi da attenzionare. Ragionare in termini di investimenti e non solo di spese quando si tratta di giovani, è la carta vincente».

«Ogni Comune metta una quota per dare il via ad un progetto sovracomunale di accoglienza»

Arcore batte i pugni sul tavolo e chiede al Prefetto Patrizia Palmisani maggiore collegialità e sussidiarietà nella gestione delle spese per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia. E’ questa, in sostanza, la proposta avanzata dal primo cittadino Maurizio Bono e dall’assessore alla Sicurezza Luca Travascio direttamente al Prefetto durante una recente riunione sul tema dell’accoglienza.

Il sindaco di Arcore Maurizio Bono

«Ad oggi, purtroppo, la legge impone il principio della gestione “pro residenza”, cioè se un minore straniero non accompagnato arriva ad Arcore deve essere il Comune di Arcore ad accollarsi le spese, idem vale per gli altri Comuni - hanno sottolineato Bono e Travascio - Questo, però significa che ci sono Comuni, come il nostro, molto penalizzati soprattutto per il fatto che ospitiamo una stazione ferroviaria che vede ogni giorno il via vai di migliaia di persone e altri che, invece, non vengono toccati minimamente da questa problematica. Partendo da questo dato abbiamo avanzato una proposta affinchè tutte le spese riguardanti l’accoglienza possano essere suddivise attraverso la compartecipazione di tutti i comuni della Provincia. Poi stabiliremo anche la ripartizione dei costi e le varie quote ma per noi, in questo momento, è importante, anzi fondamentale, far passare questo concetto. Inutile nasconderci dietro un dito: al momento la paura forte è che ci sia, nelle prossime settimane, un massiccio arrivo di minori non accompagnati che magari vengono mandati avanti dalle loro famiglie per poi favorire un ricongiungimento parentale in Italia. Questo fenomeno rischia di diventare un peso non indifferente sui bilanci comunali. Ad oggi occuparsi di un minore straniero e non accompagnato, fino a quando non diventerà maggiorenne, vuol dire mettere sul piatto almeno 20mila euro all’anno. Il calcolo è presto fatto: un minore non accompagnato costa circa 160 euro al giorno. Cento li mette lo Stato mentre la restante parte i Comuni».

Bono e Travascio hanno chiesto al Prefetto anche di tenere conto di un altro dato importante.

«Abbiamo chiesto al Prefetto di tenere in considerazione anche quanti sono gli extracomunitari sul territorio e quanti sono i richiedenti asilo - ha continuato Travascio - Si tratta di un dato molto importante che non può essere sottovalutato. L’ideale sarebbe avere una struttura di accoglienza aperta h24 per agevolare tutte le pratiche».

A Camparada è piena emergenza

La nuova emergenza sbarchi riapre il tema dell’accoglienza anche nella piccola Camparada. Nelle scorse settimane, in occasione dell’ultimo Consiglio comunale, il sindaco Mariangela Beretta aveva fatto il punto della situazione sui numeri relativi ai migranti presenti nell’ex convento delle suore: struttura, quest’ultima, che dal 2016 è stata trasformata in un «Centro di accoglienza straordinario» che, comunque la si veda, ha stravolto la quotidianità di un paese di sole 2mila anime.

L’ex convento delle suore di via Lario, a Camparada: a oggi sono ospitati 137 migranti

A distanza di sette anni, tra alti e (molti) bassi la situazione non è cambiata. Anzi, negli ultimi mesi gli ingressi nella struttura sono costantemente aumentati:

Attualmente risultano 137 ospiti, ma il Prefetto ci ha comunicato che si può arrivare anche a 150/155 persone in casi di emergenza - aveva spiegato il primo cittadino - Abbiamo fatto presente che questa è una struttura per giovani uomini e non adeguata per famiglie e per minori per svariati motivi. Al momento ci sono due nuclei famigliari in attesa di altro collocamento. Così come tre minorenni arrivati momentaneamente a fine settembre. Recentemente abbiamo avuto tre ragazzi che si sono presentati come maggiorenni, ma in realtà dopo le visite si è scoperto che non lo erano».

Confronto costante

Il sindaco ha rimarcato come quello attuale sia «un periodo di emergenza a livello generale su questo fronte» e come sia attivato «un confronto costante e continuo con il Prefetto».

Prefetto che tra la primavera e l’estate, vista la situazione legata ai numerosi sbarchi in Italia, avrebbe sollecitato i Comuni della Provincia di Monza alla disponibilità di alloggi e appartamenti. Non solo, perché tra luglio e agosto, in piena emergenza, avrebbe comunicato ai sindaci del territorio l’intenzione di «requisire» le palestre comunali per adibirle a centri di accoglienza straordinari qualora fosse stato necessario. Nel caso specifico di Camparada, invece, le autorità competenti avrebbero preventivato il collocamento di tendoni nell’area esterna del convento.

«Ipotesi che però non è stata accolta né dall’Amministrazione, né dai responsabili della cooperativa che gestisce la struttura - ha precisato il sindaco Beretta - La soluzione prospettata non si è concretizzata visto che alcuni Comuni hanno messo a disposizione diversi alloggi».

A Camparada però la situazione resta piuttosto seria e i numeri parlano ancora da soli.

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