Il codice etico ha finito per tirare fuori il peggio dal Consiglio comunale di Monza. Doveva essere un regolamento per fissare principi e comportamenti per gli amministratori, ma si è trasformato invece nel detonatore di uno scontro politico e personale che ha superato i confini dell’Aula.
Le critiche di Piffer
Lunedì sera, 23 febbraio 2026, il provvedimento è stato approvato con 18 voti favorevoli, 2 contrari – tra cui Paolo Piffer – e tre presenti non votanti tra cui Forza Italia con Massimiliano Longo e Noi con Allevi con Stefano Galbiati, che hanno bollato il documento come «inutile» e «incoerente». Ma il vero scontro è stato quello tra il consigliere di Civicamente e Tullio Parrella di Azione.
In Aula Piffer aveva parlato di «moralismo di facciata», sostenendo di non aver bisogno «del vostro codice etico per sapere come comportarmi» e aggiungendo: «Forse ne avevate un po’ bisogno voi per apparire come vorreste essere e come non siete stati in questi anni». Parole che il consigliere di Azione Tullio Parrella ha interpretato come accuse gravi, chiedendo di fare «nome, cognome e fatti» qualora vi fossero comportamenti rilevanti e invitando, in assenza di elementi concreti, a non gettare ombre sull’istituzione.
Secondo Piffer, però, si è trattato di una «totale incomprensione delle sue parole che sono state strumentalizzate». E lo ha spiegato anche in una delle sue dirette social di fine seduta – con cui racconta ai cittadini quanto accade in Consiglio, vista la scarsa partecipazione anche da remoto ai lavori dell’Aula – rivendicando il senso politico del suo intervento: «C’è una differenza tra accuse sull’etica e sul compimento di reati. Mi sono limitato a definirli incoerenti per alcuni comportamenti attuati in questi anni». E ha aggiunto: «Parrella mi ha intimidito dicendomi di stare zitto, mi aspettavo un intervento della presidente del Consiglio Cherubina Bertola».
Cosa intendeva Piffer
Il riferimento di Piffer, come ha poi ribadito il consigliere anche a Primamonza.it, era legato a questioni di etica, come il fatto di accettare i biglietti gratuiti per il Gran premio all’Autodromo destinati ogni anno agli amministratori. Biglietti che Piffer annualmente invece rifiuta proprio per coerenza con quanto va sostenendo da anni e cioé che siano un privilegio a cui i consiglieri per correttezza dovrebbero fare a meno per rispetto nei confronti di quei cittadini che dovrebbero pagare cifre salate per i medesimi ticket.
«I politici non vanno certo per controllare alcunché come forse vi raccontano al Gran Premio, ma per pasteggiare a vino a bordo pista e per farsi i selfie con i vip», ha ribadito anche nella diretta fuori Consiglio sui suoi profili social.
E ancora: «Con i problemi ben più importanti della città, sono stati a discutere per ore di quali regali si può beneficiare e poi si prendono i biglietti del Gp da centinaia di euro perché per loro è un diritto», ha attaccato. Un tema ripreso anche dal Centrodestra, con Massimiliano Longo che ha parlato di regolamento «inutile e incoerente», evocando proprio il caso dei biglietti come simbolo di un’etica a geometria variabile.
Piffer ha inoltre citato l’assunzione del fratello della presidente del Consiglio comunale Bertola come altro esempio di questione etica, ribadendo di non aver mai parlato di reati ma di incoerenza politica e di essere stato completamente travisato.
Lo scontro con Parrella
Lo scontro si è alzato ulteriormente quando Piffer si è rivolto direttamente al leader di Azione Carlo Calenda in uno dei suoi video social e ai vertici nazionali di Azione, invitandoli a vigilare sull’operato di Parrella, accusato di dichiarazioni «folkloristiche» e «spesso incomprensibili» e di votare «sempre a favore di tutto quello che il Pd propone». Un affondo che ha portato la vicenda oltre i confini cittadini.
La replica è arrivata con un comunicato firmato dal coordinamento regionale di Azione Lombardia “redatto a Roma”, scelta politicamente significativa dopo l’appello ai vertici. Nel testo si afferma di aver ascoltato la registrazione della seduta consiliare e si parla di «accuse infamanti» che lascerebbero intendere la conoscenza di «circostanze che vedono soggetti dell’Amministrazione rei di comportamenti non etici se non peggio punibili ai sensi di legge». E ancora: «Ci chiediamo cosa aspetti Piffer ad andare in Procura».
Il comunicato chiede inoltre che il consigliere di Civicamente «renda pubbliche quanto prima le circostanze e i fatti» di cui dice di essere a conoscenza, perché «lo deve alla comunità monzese». Una presa di posizione netta che di fatto fa sentire l’appoggio a Parrella da parte dei vertici del partito, ribadendo: «Crediamo si debba essere orgogliosi di chi, come il consigliere Parrella, non lascia cadere accuse molto gravi ma anzi chiede chiarimenti e prove a sostegno di quelle accuse. Tutti noi azionisti avremmo fatto quello che ha fatto il consigliere Parrella».
A firmare il documento sono l’onorevole Fabrizio Benzoni, segretario regionale di Azione Lombardia, Roberto Zanni, segretario provinciale di Azione Monza e Brianza, e Massimo Belotti, segretario cittadino di Azione Monza. Un segnale politico chiaro: il partito fa quadrato attorno al proprio consigliere.