Autostrada

Sul deposito terre di Pedemontana gli ambientalisti chiedono controlli: “Non vogliamo ritrovarci con un’area compromessa in modo irreversibile”

"Il ripristino finale non deve essere un semplice adempimento amministrativo, ma un processo trasparente e condiviso per tutelare il territorio che lasceremo alle future generazioni".

Sul deposito terre di Pedemontana gli ambientalisti chiedono controlli: “Non vogliamo ritrovarci con un’area compromessa in modo irreversibile”

Sul deposito terre di scavo e inerti di Pedemontana a Macherio, gli ambientalisti chiedono garanzie: “Non vogliamo ritrovarci  con un’area compromessa in modo irreversibile. Sarà questa la vera sfida, la salvaguardia del suolo, ma chi controllerà?”. La preoccupazione è stata espressa dal Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale, Macherio e Seregno, da Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Sinistra e Ambiente – Impulsi Meda, e dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP Monza e Brianza

L’allarme dei gruppi ambientalisti

Nel tardo pomeriggio di mercoledì 5 agosto 2026, i gruppi ambientalisti hanno effettuato un sopralluogo: “Abbiamo percorso le strade che costeggiano la chiesetta di Santa Margherita alle Torrette di Macherio e il grande deposito di terre di scavo e inerti realizzato per il cantiere della Pedemontana – spiegano – Lo scenario che ci siamo trovati davanti è difficile da  descrivere. Dove fino a poco tempo fa si estendevano campi agricoli fertilissimi delimitati da maestosi filari e da fasce boscate, oggi si osservano enormi cumuli di terre, materiali di scavo e macerie, piste di cantiere, mezzi in movimento, recinzioni e perfino un’ampia area asfaltata destinata ai controlli dei camion”. Quello che si è presentato ai loro occhi è “un paesaggio quasi lunare, che rappresenta una trasformazione radicale di uno dei suoli agricoli di pregio della Brianza”.

Disattesa la richiesta di Compensazione Ambientale

E, in proposito, fanno presente: “Fino all’ultimo abbiamo cercato di evitare che questo patrimonio andasse perduto, proponendo che venisse mantenuta  la Compensazione Ambientale denominata Progetto Locale 24 (PL24) che prevedeva la realizzazione di un grande parco sovracomunale capace di collegare aree verdi oggi frammentate e di restituire alla fruizione dei cittadini un importante polmone ecologico. Le scelte compiute dalle Amministrazioni comunali sono state però diverse e poco lungimiranti. Lissone ha scelto di sfilarsi, ripiegando su interventi frazionati e dispersivi di dubbia utilità. Macherio, e in particolare la sua attuale Amministrazione, non ha invece voluto confermare la parte più significativa delle Compensazioni Ambientali che la riguardava, optando per cinque interventi frammentati, complessivamente ben lontani dall’obiettivo di costruire una nuova naturalità di sistema. Oggi una parte consistente di quest’area che era parte del PL24 è occupata dal deposito delle terre di scavo e degli inerti provenienti dai cantieri della nuova autostrada”.

“Il deposito è destinato ad ampliarsi. Questi terreni torneranno come prima?”

Con l’avanzare dei lavori, ricordano i gruppi ambientalisti, “il deposito è destinato ad ampliarsi, interessando anche la ben più vasta area agricola a nord dell’oratorio medievale di Santa Margherita alle Torrette”. Guardando al futuro, la preoccupazione riguarda proprio i depositi terre. “Questi – rimarcano – sono teoricamente temporanei e funzionali agli interventi per costruire l’Autostrada Pedemontana Lombarda e, al termine del loro uso, le aree dovranno essere ripristinate nella loro condizione precedente. Ma questi terreni torneranno davvero come erano prima?”, domandano, ricordando che “non sarà sufficiente rimuovere i cumuli di terra e di inerti. Occorrerà eliminare tutte le superfici impermeabilizzate realizzate per il cantiere, rimuovere i riporti di materiale utilizzati per costruire le piste di servizio, decompattare e arieggiare i terreni schiacciati dal continuo passaggio dei mezzi pesanti e ricostruire un suolo agricolo con caratteristiche analoghe a quelle originarie. Il suolo non è un semplice supporto sul quale si deposita della terra. È un ecosistema complesso, formatosi nel corso di migliaia di anni, ricco di sostanza organica, microrganismi e biodiversità, capace di trattenere l’acqua, immagazzinare CO2 (anidride carbonica) e sostenere la produzione agricola. Una volta compromesso, non può essere ricreato semplicemente stendendo uno strato di terreno vegetale”.

Gli interrogativi degli ambientalisti

Per tutelare l’area, pertanto, gli ambientalisti ritengono  indispensabile che vengano rese pubbliche alcune informazioni fondamentali: “Quali interventi di ripristino sono previsti al termine dei lavori? Con quali modalità verrà verificata la qualità agronomica dei terreni restituiti?  Chi controllerà che vengano eliminate tutte le opere provvisorie del cantiere?  Sono  previste verifiche indipendenti sulla permeabilità del suolo, sul grado di compattazione e sulla fertilità dei terreni? Quali garanzie economiche sono state richieste a Pedemontana affinché il ripristino venga realmente eseguito anche qualora emergessero criticità?”. Domande che ritengono “tutt’altro che secondarie. Riguardano il futuro di un patrimonio comune e la credibilità degli interventi di  ripristino ambientale”.

I timori per i danni al territorio

I cantieri sono, infatti, temporanei. “Gli effetti e i danni per il territorio – mettono in guardia –  rischiano invece di essere permanenti se non vengono programmati controlli rigorosi e interventi eseguiti secondo criteri scientifici e verificabili. Per questo chiediamo fin d’ora che il ripristino finale non venga considerato un semplice adempimento amministrativo, ma un processo trasparente e condiviso, sottoposto a controlli pubblici, trasparenti e documentabili. Il suolo – concludono – è una risorsa non rinnovabile. Proteggerlo significa tutelare il territorio che lasceremo alle future generazioni”.