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Thea e Itaca regine dell’intelligenza artificiale

La giovane ricercatrice monzese che ha studiato al liceo Zucchi ha inventato un sistema chiamato come l’isola di Ulisse.

Thea e Itaca regine dell’intelligenza artificiale
Attualità Monza, 20 Marzo 2022 ore 16:00

Si chiama Itaca, e non è una persona, né tantomeno la famosa isola greca dell’Odissea, ma uno strumento che potenzialmente può modificare il corso della storia: non di quella che verrà, ma di quella che è già stata.

Thea e Itaca regine dell’intelligenza artificiale

Pubblicata sulla rivista «Nature», si tratta del primo modello di intelligenza artificiale in grado di ricostruire le parti mancanti di testi antichi, datarli, e attribuirli al loro luogo di scrittura originario.

Sono infatti moltissime le iscrizioni del mondo antico danneggiate a causa del passare del tempo, spesso mancanti o illeggibili. Per questo nasce Itaca, che addestrata con il più grande database digitale di iscrizioni greche, è in grado di integrare le lacune testuali con una precisione del 62%, che poi unita alla conoscenza degli studiosi può arrivare sin al 72%. Itaca genera infatti una serie di ipotesi di integrazione testuale tra cui gli storici possono scegliere sulla base della loro conoscenza specialistica. Il team di esperti che ha progettato lo strumento ha fornito a Itaca più di 63mila iscrizioni greche, rendendola così in grado di individuare lettere, parole e le associazioni tra queste. Potenzialmente, dunque, lo stesso sistema potrebbe essere utilizzato con qualsiasi altra lingua antica scritta o con altri supporti, come papiri e manoscritti. «Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze», così recita la famosa poesia dello scrittore greco Kavafis da cui Itaca prende Il suo nome, oltre ovviamente al riferimento all’isola del poema omerico. Il rivoluzionario strumento, realizzato dal Dipartimento di Studi Umanistici di Ca’ Foscari, in collaborazione con DeepMind di Google, l’Università di Oxford e quella di Atene, ha nel suo Dna anche la città di Monza. Nel team degli otto studiosi che hanno lavorato per circa due anni al progetto e alla realizzazione dello strumento, sono solamente due le donne, una delle quali, nonché direttrice della ricerca, è proprio cresciuta tra le vie di Monza.

Si chiama Thea Sommershield, ha 28 anni, e ha frequentato lo storico liceo classico Zucchi. È il suo professore di greco e latino Maurizio Allegri a trasmetterle la passione per il mondo antico e l’importanza di fare ricerca, ed è proprio lui a ispirarla a iscriversi alla facoltà di lettere classiche all’Università di Pavia. Nel 2015 Thea lascia l’Italia per andare a studiare in una delle università migliori al mondo, Oxford, dove frequenterà un master in storia greca e un dottorato in storia antica.

Intelligenza artificiale a servizio della storia

Attualmente è Marie Curie Fellow presso l’università Ca’ Foscari di Venezia e parallelamente ricercatrice ad Harvard. «L’idea di sfruttare l’intelligenza artificiale a servizio della storia antica è nata un po’ per caso - racconta Thea - un pomeriggio del 2017 stavo discutendo con Yannis (research scientist a DeepMind, il co-direttore del progetto insieme alla ragazza) di tutte le difficoltà che gli storici incontrano nelle loro ricerche. Da qui lo stimolo a creare qualcosa che potesse risolvere tre dei grossi problemi con cui gli studiosi devono spesso scontrarsi. Speriamo che modelli come Itaca possano inaugurare una nuova stagione di ricerca collaborativa fra intelligenza artificiale e discipline umanistiche, rivoluzionando il modo in cui studiamo e scriviamo la storia di alcuni dei periodi più significativi nell’umanità». Thea, oltre all’inglese che parla perfettamente, conosce lo spagnolo, il francese, il tedesco, il latino, il greco antico e moderno e la lingua fenicia. Insomma, c’è poco da aggiungere: è un... super-cervello. Eppure, a vederla, sembra la ragazza più normale che ci sia: le piacciono i cani, la montagna, la pasta. E mentre parliamo, mi dice che «dopo interi giorni trascorsi a lavorare al computer, non vede l’ora di sedersi un po’ al sole a bere uno spritz».

E allora forse il segreto è proprio questo: essere ai vertici della ricerca e avere successo, ma non dimenticare le cose semplici e le proprie origini.

 

(nella immagine di copertina Thea con il prof Allegri davanti all’ingresso del liceo classico Zucchi)

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