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Busnago

Tre generazioni di Arlati dietro il bancone dell’osteria. L’«Isola San Giuseppe» celebra i 110 anni di attività

Carlo, l’attuale titolare, ripercorre la storia del locale: «Abbiamo visto il paese crescere».

Tre generazioni di Arlati dietro il bancone dell’osteria. L’«Isola San Giuseppe» celebra i 110 anni di attività
Attualità Vimercatese, 09 Aprile 2022 ore 14:00

Il paese è cambiato profondamente, il tessuto sociale anche. Ma c’è un luogo, a Busnago, in cui il tempo sembra essersi completamente fermato e in cui ancora oggi è possibile respirare le atmosfere di una volta.

Tre generazioni di Arlati dietro il bancone dell’osteria

Parliamo ovviamente dell’«Isola San Giuseppe», cuore pulsante del quartiere Belgioioso, che nei giorni scorsi ha tagliato il traguardo dei 110 anni di vita. Un compleanno veramente particolare, salutato con grande soddisfazione da Carlo Arlati, l’attuale titolare ed erede di una storica famiglia di osti. E’ proprio lui, arzillo 81enne, a riavvolgere il nastro della memoria e raccontare una storia che sembra appartenere ad epoche tanto remote.

«Lo zio Luigi ottenne la licenza per aprire l’osteria nel 1912, due anni dopo aver costruito la casa insieme ai suoi fratelli - illustra senza esitazioni l’anziano dietro il bancone mentre armeggia con la macchina del caffè - Insieme alla moglie Teresa ha gestito il locale fino al 1942, dopodiché l’attività è stata rilevata da Ambrogio, che l’ha condotta insieme alla moglie, anche lei Teresa. Poi sono arrivato io: da giovane facevo il muratore, ma per via di problemi alla schiena i medici mi hanno consigliato di cambiare mestiere. E così, l’1 marzo 1964, sono finito qui, a portare avanti una trattoria già ben avviata, alternando le attività nei campi di famiglia».

Entrare alla «San Giuseppe» è come entrare in museo

I muri di una volta, le targhe appese alle pareti, le foto delle società sportive della «Arbi Baby» (di cui Ambrogio fu primo storico presidente) e dell’«Ac Busnago». E poi ancora le fotografie in bianco e nero che testimoniano un glorioso passato fatto di socialità, passione, condivisione e soprattutto ruspante cucina brianzola.

«Anche se non sembra, sono cambiate tante cose - prosegue Carlo - Nel 1951 sono arrivate le sigarette e i tabacchi, poi i giochi, come il Superenalotto e le macchinette. Nel frattempo abbiamo anche dismesso l’attività di trattoria, concentrandoci più sul bar: che dire, un segno che i tempi, tutto sommato, sono cambiati davvero».
Così come si è trasformato il paesaggio, notevolmente mutato nel corso di un secolo. Anche se come si suol dire, al centro del villaggio, è rimasta la chiesa. Anzi, la trattoria, vero e proprio punto di riferimento e istituzione per un’intera comunità. Oggi, dove una volta c’era il campo da bocce, ci sono le panche con i tavoli dove incontrarsi e giocare a carte. E, come allora, anche ripararsi dal sole all’ombra della Catalpa Giapponese risalente all’inizio del 1900, l’unica testimone ancora vivente della mitica storia dell’attività busnaghese.

"Un bellissimo traguardo"

«Posso dire di aver letteralmente visto Busnago crescere: intorno non c’era nulla, solo campi dei contadini - prosegue l’81enne indicando il piazzale esterno - Poi sono arrivate le prime abitazioni, il boom della popolazione, la strada e le macchine. Compreso il “Gamba de Legn”, il tramvai. Ricordo che una volta uscì persino dai binari: si bloccò tutto, fu una giornata infernale. ».
Non manca infine un ricordo per le tante persone che, nel corso di 110 anni di storia, hanno varcato la soglia dell’«Isola» almeno una volta nella propria vita.

«Sicuramente è un bellissimo traguardo che onestamente non pensavo di raggiungere - ride Carlo - Merito della nostra famiglia che ci ha creduto sin dal primo giorno, ma merito anche dei clienti, affezionati e non solo. Se oggi possiamo festeggiare questo compleanno così speciale un ringraziamento lo dobbiamo principalmente a loro, perché nel tempo ci hanno sempre concordato la loro fiducia, la loro stima e soprattutto la loro amicizia. Ci rivediamo per il 120esimo? Certamente, non mancheremo».

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