Dibattito

Una mattinata per confrontarsi sull’Intelligenza Artificiale

Si è svolto al Capitol Anteo spazioCinema di Monza, il convegno “Intelligenza Artificiale: trasformazione digitale consapevole. Tecnologie, impatti sociali e scenari per il Terzo settore”,

Una mattinata per confrontarsi sull’Intelligenza Artificiale

Una mattinata di approfondimento, confronto e partecipazione per interrogarsi su una delle trasformazioni più profonde del nostro tempo. Si è svolto al Capitol Anteo spazioCinema di Monza, il convegno “Intelligenza Artificiale: trasformazione digitale consapevole. Tecnologie, impatti sociali e scenari per il Terzo
settore”, promosso dal Consorzio CSeL nell’ambito del progetto Digital-CSeL, selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale e con il
patrocinio del Comune di Monza.

Il dibattito

L’evento ha rappresentato il momento conclusivo e pubblico di un percorso che negli ultimi mesi ha coinvolto cooperative sociali, operatori e lavoratori del Terzo settore in un percorso di crescita delle competenze digitali. Una sfida che, come emerso nel corso della mattinata, non riguarda soltanto la tecnologia ma anche la capacità delle organizzazioni di continuare a mettere al centro le persone, l’inclusione e la responsabilità sociale.
Ad aprire i lavori è stato il presidente del Consorzio CSeL, Francesco Allemano, che ha richiamato la recente riflessione della Chiesa sul tema dell’intelligenza artificiale e il ruolo insostituibile dell’essere umano:

«L’intelligenza artificiale può aiutarci a svolgere molte funzioni, ma probabilmente non sarebbe stata in grado di inventare esperienze come le cooperative sociali, nate dall’intelligenza collettiva e dalla capacità di rispondere ai bisogni delle persone. Proprio per questo dobbiamo imparare a utilizzare questi strumenti senza rinunciare a ciò che ci rende umani».

Un concetto ripreso anche dal sindaco di Monza Paolo Pilotto, che ha sottolineato il ruolo del Terzo settore nell’affrontare le trasformazioni in corso:

«Chi opera nel sociale è chiamato a confrontarsi quotidianamente con i cambiamenti della società. Per questo è significativo che il Terzo settore investa oggi sulle competenze digitali. L’intelligenza artificiale va affrontata non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche sotto il profilo giuridico ed etico, perché ogni innovazione richiede sempre una responsabilità umana nel suo utilizzo».

A portare il saluto del Fondo per la Repubblica Digitale è stata la Referente Attività Istituzionali, Teresa D’Onofrio, che ha evidenziato il valore strategico del progetto:

«Digital CSeL dimostra come investire nelle competenze digitali significhi rafforzare la capacità del Terzo settore di affrontare le sfide future. L’acquisizione di strumenti e conoscenze legate all’intelligenza artificiale può generare un impatto concreto sul lavoro quotidiano delle organizzazioni sociali».

A guidare il pubblico all’interno del fenomeno è stato il giornalista, divulgatore ed esperto di tecnologie digitali Marco Schiaffino, che ha ricordato come il dibattito sull’IA abbia radici molto più profonde della recente diffusione di ChatGPT:

«L’intelligenza artificiale non nasce nel 2022. Se ne discute dagli anni Cinquanta e da decenni è presente anche nell’immaginario collettivo. Oggi però è entrata nella vita quotidiana di milioni di persone e proprio per questo diventa fondamentale comprenderla in modo più approfondito, andando oltre entusiasmi e timori superficiali».

Nel corso dell’intervento dedicato al funzionamento dell’IA generativa, Francesca Carta dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha illustrato i meccanismi che stanno alla base di questi sistemi, evidenziandone al tempo stesso potenzialità e criticità:

«Dietro l’apparente intelligenza delle macchine ci sono sistemi che elaborano enormi quantità di dati e restituiscono probabilità. Comprendere come funzionano le reti neurali, i bias e le cosiddette allucinazioni è essenziale per utilizzare questi strumenti in modo consapevole e sviluppare uno sguardo critico sulle informazioni che producono».

Sul rapporto tra persone e chatbot si è soffermato Giovanni Ziccardi dell’Università degli Studi di Milano:

«L’intelligenza artificiale non è magia e non comprende il significato delle parole come farebbe un essere umano. Ma per la prima volta siamo in presenza di uno strumento che in base alla qualità della richiesta offre corrispondenti qualità della risposta: per ottenere ottimi risultati serve imparare a dialogare con questi strumenti, sviluppando nuove competenze che rendano l’IA un vero collaboratore nelle attività quotidiane».

Lo sguardo si è poi spostato sulle applicazioni concrete grazie all’intervento di Samuele Bordini dell’Università di Pisa e Istituto Italiano di Tecnologia, che ha presentato alcune esperienze di robotica collaborativa rivolte a bambini, anziani e persone con disabilità:

«Oggi la robotica non lavora più a distanza dalle persone ma insieme alle persone. La capacità di adattarsi all’ambiente e ai bisogni degli utenti è una delle caratteristiche più importanti dei sistemi intelligenti e rappresenta una chiave fondamentale per immaginare applicazioni realmente utili nel campo sociale».

Il dibattito

Il confronto finale e le numerose domande del pubblico hanno confermato il forte interesse e hanno approfondito temi quali il rischio del monopolio economico delle aziende hi-tech che controllano le piattaforme di sviluppo dell’IA, la sostenibilità ambientale dei data center, l’utilizzo dell’IA nei contesti bellici, il rischio di manipolazione delle informazioni che può subire in particolare chi vive in contesti di povertà culturale e l’impatto sul lavoro umano. Su un punto, tuttavia, i relatori hanno espresso una visione condivisa: l’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità e il “controllo” umano rimarrà probabilmente imprescindibile, ma richiede competenze, consapevolezza e una governance capace di mantenere sempre l’essere umano al centro dei processi decisionali.
La partecipazione registrata durante l’intera mattinata e i numerosi riscontri positivi raccolti al termine dell’evento hanno confermato la validità del percorso avviato con Digital CSeL. Un progetto che, attraverso formazione, sperimentazione e confronto, ha contribuito a costruire nel Terzo settore una cultura digitale più diffusa e consapevole, offrendo strumenti concreti per affrontare le sfide dell’innovazione senza perdere di vista la dimensione sociale e
relazionale che ne costituisce il valore più profondo.