C’è chi attraversa il proprio lavoro come un dovere, e chi invece lo vive come una vocazione. Antonella Vadalà appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Storica figura del Comune di Concorezzo ha chiuso venerdì scorso, 27 febbraio, una lunga carriera iniziata il 18 novembre 1981, salutata dai colleghi con una festa affettuosa in Municipio.
Un congedo semplice e caloroso, come lei. Nata nel 1961 in Calabria ma concorezzese d’adozione, vive infatti in città da 63 anni, Antonella ha ripercorso in un’intervista esclusiva al nostro giornale la sua carriera con emozione ancora viva.
“Iniziai per il servizio Autobus”
“Ho iniziato lavorando per il servizio autobus. C’era il giro del pullman, ci si alzava molto presto. Poi sono stata insegnante di sostegno e maestra nel nostro storico asilo delle suore. Ho conosciuto colleghe preziosissime, è stato un periodo bellissimo”.
Gli anni della scuola restano tra i ricordi più luminosi, come ha raccontato affettuosamente: “Noi abbiamo portato i bambini al mare con il pullman come regalo per il diploma. Abbiamo dato vita a una scuola materna fantastica, ricordo ancora il viso di ogni bambino”.
Parole che hanno restituito il senso di una comunità educativa forte, fatta di relazioni e iniziative condivise, in cui Antonella ha lasciato un segno davvero concreto. Nel 2001 il passaggio ai servizi sociali del Comune ambito in cui la sua esperienza umana e organizzativa si è espressa pienamente.
“È stato un dono bellissimo – ha proseguito con le lacrime agli occhi – Penso al volontariato dei trasporti per tutti questi anni, con dei volontari valorosissimi. È stato un dono di umanità che le persone hanno fatto a me, non che io ho fatto a loro”. Il servizio di trasporto sociale, di cui è stata responsabile, è diventato nel tempo una vera rete di sostegno per la cittadinanza, si parla infatti di numeri imponenti tra i 10mila e gli 11mila trasporti l’anno, circa 40 volontari e sei mezzi e una gestione quotidiana fatta di telefonate, richieste, emergenze.
“La mia vita è stata lo sportello e il telefono”
“Dalle 90 alle 100 chiamate alla settimana al giorno… la mia vita è stata lo sportello e il telefono» – ha ricordato con un sorriso in grado di racchiudere la fatica, ma anche l’impegno impiegato. Una sforzo reale, soprattutto nei momenti più duri. «Ai servizi sociali è stato difficile, soprattutto durante il periodo Covid» – ha sottolineato. Nel suo racconto trovano spazio anche i colleghi e gli amministratori incontrati lungo il cammino: «I colleghi del Comune, in senso generale, sono persone con cui mi sono sentita stimata. E poi un angolino ai politici va dato, che sono stati un tour del mio viaggio: li conosci, li incontri. Non voglio ringraziare nessuno in particolare, facendo nomi e cognomi, tutti sono stati importanti a loro modo». Un passaggio che ha restituito il senso di una carriera intrecciata alla vita istituzionale della città, attraversando stagioni e amministrazioni diverse ma sempre con lo stesso spirito di servizio. Venerdì, ultimo giorno di lavoro e lì la commozione è affiorata più volte. «Sono felice di essere in pensione, ma penso che questo dipenda anche dal lavoro che ho fatto, che mi ha dato… – si interrompe, sopraffatta dall’emozione – Davvero tanto. Non riuscirei a stare lontana da questo luogo”.
Il cassetto dei ricordi
Ora si apre un tempo nuovo, ma non vuoto. «La parte umana è una ricchezza che devo donare agli altri – ha ricordato con convinzione – Mi guarderò attorno e penserò a cosa dedicarmi». Il pensionamento non sarà quindi un distacco, ma un modo per vivere il paese secondo altre sfumature, questo anche perché Antonella è prima di tutto una donna di relazioni: nonna di tre splendidi nipoti. «La mia vita è stata lo sportello e il telefono – ha ripetuto – È come se dentro di me ci fosse un cassetto, dove conservo i ricordi, gli incontri, i volti delle persone: mi ricordo tutto». Venerdì, la festa di saluto con gli amici e i colleghi, in occasione della quale ognuno di loro aveva appeso al collo un cartellino con il soprannome che dava loro Antonella. Insomma, si chiude un’era fatta di emozioni e di forte gratitudine, che rimane scolpita indelebilmente tra le vie del paese e i cuori di chi l’ha conosciuta.