Antonio Colombo come il “vero dominus di tutte le vicende corruttive”. Le motivazioni della sentenza di primo grado del cosiddetto “Usmate-gate”, relativa agli imputati che hanno scelto il processo con l’abbreviato e rese pubbliche la scorsa settimana a distanza di mesi dalla sentenza, stigmatizzano le condotte dell’ex responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Usmate Velate, condannato a sei anni e un mese di reclusione per corruzione e lottizzazione abusiva, in merito a varie vicende urbanistiche, relative anche al cantiere “Verde Manara” realizzato dal costruttore Alberto Riva (che ha scelto di affrontare le accuse nel giudizio ordinario).
“Usmate-gate”, i perché delle condanne
Da quanto emerso nelle indagini e nel processo, si è accertato ha dimostrato come Colombo “avesse di fatto incentrato lo svolgimento della sua attività pubblicistica piegandola, dietro lauti compensi, al raggiungimento dell’esito coincidente con l’interesse del privato nel contesto di una logica globalmente orientata alla realizzazione di interessi diversi da quelli istituzionali”, scrive la gup Silvia Pansini, che definisce quella del 54enne nato a Carate Brianza “una scelta sistematica, rispondente ad una logica di prevalenza dell’interesse individuale proprio”.
Le sentenze di novembre
La sentenza di novembre scorso ha condannato anche l’imprenditore Galdino Magni a tre anni di reclusione, e l’altra impresaria Antonella Cantù a un anno e mezzo con la pena sospesa, dopo la riqualificazione del reato di corruzione in una fattispecie più lieve rispetto alla contestazione originaria. Il Tribunale ha previsto anche risarcimenti molto consistenti in capo a Colombo nei confronti del comune e dei vari promissari acquirenti degli appartamenti mai terminati del residence “Verde Manara”, per il quale non è esclusa la confisca finalizzata alla distruzione, visto il riconoscimento del reato di lottizzazione abusiva (ma si tratta di una pronuncia definitiva e per la stessa accusa c’è da celebrare il processo a carico del costruttore Riva).
Il caso “Verde Manara”
L’ultima parte del provvedimento è dedicata alla vicenda che ha lasciato senza casa più di venti famiglie che hanno visto sfumare sogni e investimenti. Su un terreno di proprietà di Magni, dove sorgeva una villa di sua proprietà, Riva ha ottenuto il permesso a costruire 3 palazzine con 24 appartamenti, grazie all’intervento di Colombo (al quale sarebbero stati promessi 20mila euro, come risulterebbe da un “pizzino” trovato negli uffici di Riva):
“Si tratta di una nuova edificazione con un peso insediativo che triplicava la consistenza della villa bifamiliare preesistente – si legge – in una zona in cui la tipologia prevalente era rappresentata da ville (unifamiliari, bifamiliari, schiera) a due piani fuori terra, e la presenza nell’immediato intorno, di palazzine ed appartamenti era infrequente, se non del tutto assente”.
La sentenza riprende le argomentazioni del consulente del pm, per cui “la circostanza che l’intervento edilizio comportasse una radicale trasformazione urbanistica dell’area avrebbe dovuto indurre la società a presentare un’istanza per ottenere un permesso di costruire per nuova costruzione e non già per ristrutturazione edilizia”. Ne conseguirebbe che “la corretta classificazione dell’intervento di cui qui si tratta è quella di nuova costruzione, che confligge con quella di “ristrutturazione edilizia” indicata nel permesso di costruire convenzionato”.
Anche lo stesso Galdino Magni, tra l’altro, era rimasto stupito nell’apprendere che Riva aveva intenzione di costruire delle palazzine sull’area di via Manara che gli avrebbe venduto, tanto che aveva chiesto a Colombo: “Ma perché si può?”, e quest’ultimo aveva replicato: “Tu vendi e non preoccuparti perché poi con Riva aggiusto tutto io”.
Anche l’ex vicesindaco chiede i danni
Intanto, sempre nei giorni scorsi, si è appreso che anche l’ex vicesindaco Pasquale De Sena ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento in corso contro il costruttore Riva per chiedere il risarcimento dei danni subiti. Come noto, infatti, De Sena figura tra gli acquirenti del “Verde Manara”, rimasto anche lui beffato dalla confisca del terreno e del residence in costruzione dove stata prendendo casa. Inizialmente indagato per corruzione, era stato poi riconosciuto estraneo alle accuse, tanto che la sua posizione era stata archiviata.
“La richiesta per la costituzione di parte civile è stata inoltrata al Tribunale – spiega il suo legale, Maurizio Bono – Fino a questo momento non avevamo potuto farlo poiché non ci era stata mai notificata alcuna udienza. Motivo per cui abbiamo preferito attendere il momento utile. Attendiamo ora la decisione dei giudici, anche perché mi attendo a breve un’ulteriore udienza interlocutoria”.
Il procedimento, infatti, per una riorganizzazione nei calendari del tribunale penale di Monza, riprenderà il 16 febbraio. Non è escluso però che ci sia una ulteriore assegnazione, visto che uno dei magistrati aggiudicatari avrebbe preso una decisione come membro del tribunale del Riesame in fase preliminare, e per questo risulterebbe incompatibile nel ruolo di giudicante.