Non è stato solo un funerale, ma l’ultimo, corale atto d’amore di un gregge che piange il suo pastore. Oggi pomeriggio, martedì 7 aprile, tutta Lesmo si è fermata. Centinaia di volti, solcati dalle lacrime o fissi in una preghiera silenziosa, hanno riempito ogni angolo della chiesa parrocchiale e del sagrato per dire addio a don Gianni Viganò, amato parroco che ha servito la Comunità pastorale Santa Maria fino all’ultimo.
Lesmo si ferma per l’ultimo saluto all’amato parroco
Arrivato a Lesmo nel 1995 dopo diversi anni trascorsi come vicario a San Vittore Olona e poi come parroco a Cesano Maderno, don Gianni è stato molto più di una guida religiosa; è stato l’architetto (anzi il “capomastro” come è stato definito durante l’omelia) della Comunità Pastorale Santa Maria, unendo sotto un’unica visione le realtà di Lesmo, Correzzana, Gerno e Peregallo. La sua dedizione è stata ricordata durante l’omelia come un esempio di “umiltà e instancabile servizio”, doti che lo avevano portato a celebrare, proprio lo scorso anno, il prestigioso traguardo dei 60 anni di sacerdozio.

“Voi siete il mio testamento vivente”
Le esequie sono state celebrate dall’arcivescovo monsignor Flavio Pace, alla presenza di moltissimi sacerdoti: non solo quelli attualmente in servizio nella Comunità pastorale, ma anche i tanti che hanno avuto la possibilità di percorrere parte del cammino al fianco di don Gianni. Il cui testamento spirituale è stato letto in apertura della cerimonia:
“E’ giunta la mia ora; nella certezza gioiosa della fede, della speranza e della carità inizio la vita che non ha fine: è il mio dies natalis. Ho sempre cercato di vivere ed educare a vivere il dramma umano della morte alla luce dell’esperienza della fede e della speranza, che sola dà pienezza di significato, serenità, forza, coraggio e gioia. Con la stessa certezza di fede nel Signore risorto, vivo e presente e con intercessione di Maria, voglio vivere questo passaggio, pur doloroso, da questa vita a quella eterna. Da una parte c’è la gioia di chi, contento di aver vissuto e di aver avuto tani doni, raggiunge il traguardo; dall’altra parte la contrizione sincera nel constatare la distanza nel tanto avuto in dono e il poco corrisposto. Ringrazio il Signore per i tanti testimoni incontrati, che in tempi non facili mi hanno appassionato dentro l’esperienza della Sua chiesa e per tutti questi anni di servizio pastorale in cui mi sono impegnato di favorire, nella vita della comunità, la pluriformità nell’unità, cercando di valorizzare i diversi preziosi doni dello Spirito per il bene di tutti. Carissimi parrocchiani, siete voi il mio testamento vivente. Vi ho amato, ho cercato il vostro vero bene combattendo la buon battaglia della fede: a voi chiedo di pregare anche per me”

Il capomastro della Comunità pastorale
L’omelia è invece stata affidata al parroco don Mauro Viganò, che nell’ultimo periodo è rimasto al fianco del suo predecessore insieme a don Stefano Borri, condividendo durante la predica alcuni emozionanti passaggi della vita di don Gianni:
“Tra le tante espressioni usate da don Gianni ricordo che spesso diceva: “aspetta, non è ancora il momento”. Un ritornello che diceva spesso di fronte alle situazioni della vita. E’ sempre stato in grado di riconoscere quale fosse il momento giusto, quello corretto. E sembra veramente il disegno della Provvidenza, che i momenti li abbia concordati con il Padreterno, forte di un legame profondo nella preghiera. La sua morte è avvenuta proprio alla vigilia di Pasqua, il più grande mistero di Dio: lui ha preso questo mistero e l’ha vissuto con passione. E noi oggi possiamo sintetizzare questa passione con tre passaggi, di tre canzoni a lui care. Il primo: “se io tremo, lui è sicuro e non ha paura mai: è l’amico più sincero, sai, e ti segue ovunque andrai”, un canto che don Gianni ha sempre insegnato ai bambini del catechismo che richiama un’amicizia unica che permette a ognuno di vivere tutto con un’intensità che solo l’amore del Signore può dare. Il secondo: “mattone su mattone viene su una grande casa”: perché don Gianni è stato il capomastro non solo di questa Comunità pastorale, di cui è stato patriarca, ma anche delle parrocchie in cui ha prestato servizio, dove ha dato speranza e l’ha impressa in ogni mattone della sua opera. Perché la casa venisse abitata dal Signore e in esso da tutti noi. Il terzo: “la festa sta per cominciare”: perché don Gianni viveva nella festa e anche adesso che per lui era cominciata una nuova primavera, si era messo al servizio della comunità in una maniera differente, affinché potesse comunque spendersi per tutti e in ogni occasione”
Poi ricordano l’ultimo e travagliato periodo dettato dalle condizioni di salute:
“Oggi vogliamo ringraziarlo, perché ci ha insegnato a capire quando giunge il momento: don Gianni ha dato testimonianza che solo in Dio si può sperare veramente. Penso sia questa l’eredità che ci consegna: ci ha fatto capire che quello era il momento, di unire la propria vita in Cristo sapendo che lì la festa stava per cominciare. E ha aspettato proprio finché iniziasse la vigilia della festa per eccellenza, la Pasqua eterna”

Il ricordo del nipote
Al termine delle esequie sono stati letti diversi ricordi. Il primo, il più commosso e commovente, quello del nipote don Alessandro Sacchi:
“Io non sarei qui se don Gianni non ci fosse stato: io sono sempre stato fiero di lui perché nella mia parrocchia di Cesano Maderno aveva costruito l’oratorio. Poi, quando ho scelto di entrare in seminario, mi ha sempre sostenuto. E negli ultimi anni, quando pensavo che non potesse fare altro per me, mi ha fatto altri due doni. Il primo, due anni fa, è venuto a trovarmi mentre ero in montagna con i giovani: alla fine di una messa ha detto “ricordatevi di voler bene ai vostri preti”. E la cosa mi ha colpito, perché don Gianni non ha mai detto una parola contro altri preti. E questo invito lo rivolgo voi, suoi parrocchiani. Il secondo dono me l’ha fatto questa settimana. Quando sono andato a trovarlo negli ultimi giorni mi ha detto che stava vivendo la sua Settimana Santa. Così, giovedì, abbiamo celebrato insieme la messa. Ed è stato lui a impartire la benedizione finale. Questo è il dono più grande che mi ha fatto: fino all’ultimo istante si può annunciare il Vangelo”
Il saluto della sua gente
Infine, il cordoglio della sua gente stretta in un unico grande abbraccio che profuma non di dolore, ma di affetto ed estrema gratitudine: dal Consiglio pastorale al Movimento Terza Età, dalle Amministrazioni comunali alla Caritas, ente caritatevole che proprio don Gianni aveva fortemente desiderato di costituire al momento del suo arrivo a Lesmo:
“Don Gianni non è stato solo una guida nel cammino della vita, ma un compagno di viaggio. Continueremo a ricordare le sue parole, i suoi gesti e il suo esempio per essere testimoni di fede e sale della terra. Oggi ti accompagniamo nel tuo ultimo viaggio in silenzio, rivivendo i ricordi che resteranno per sempre dentro di noi. Ti sei fatto prossimo di tutti, condividendo con umanità e spontaneità i cammini di ciascuno, sostenendo, incoraggiando, rallegrando e anche soffrendo nel momento della prova. Ti ringraziamo per l’affetto che ci hai sempre donato: resta con noi il ricordo della tua accoglienza e della tua disponibilità. Siamo certi che dal Cielo, continuerai a vegliare su ciascuno di noi e sulla nostra comunità con la stessa cura paterna di sempre”
Poi, al termine delle esequie, il silenzioso e commosso corteo fino al cimitero, dove don Gianni riposerà per sempre nella Cappella dei Parroci.
