A Peregallo è già tempo di Sagra di Sant’Antonio

E' tutto pronto per l'edizione numero 42 della Sagra. Il clou dei festeggiamenti è fissato per domenica 20 gennaio con la tradizionale tombolata

A Peregallo è già tempo di Sagra di Sant’Antonio
Vimercatese, 05 Gennaio 2019 ore 14:38

L’Epifania tutte le feste porta via. Ma a Peregallo, frazione di Lesmo, è già tempo di pensare alla 42esima edizione della Sagra di Sant’Antonio Abate, uno degli eventi più importanti dell’anno per la frazione.

La kermesse, organizzata dalla parrocchia di Peregallo in collaborazione con i volontari dell’associazione sportiva “Raselp Peregallo”, guidati dal presidente Angelo Viganò, prenderà il via giovedì 17 gennaio, festa liturgica di Sant’Antonio Abate, coopatrono della frazione. Dalle ore 12 alle ore 19.30, all’oratorio di Peregallo, sarà possibile degustare specialità gastronomiche.

Al pomeriggio, alle ore 16.30, benedizione e merenda per i bambini dell’asilo. E alla sera, alle ore 20.45, Santa messa in chiesa parrocchiale e a seguire accensione del falò. Per tutta la giornata del 17 gennaio rimarrà aperta la chiesetta dedicata a Sant’Antonio Abate in piazza Garibaldi a Peregallo.

Il programma di domenica 20 gennaio

Il clou dei festeggiamenti è fissato per domenica 20 gennaio. La giornata di festa inizierà alle ore 10 con la celebrazione Eucaristica nella chiesa dell’Annunciazione. Alle ore 15, come tradizione, al PalaIlpra di via Marconi, grande tombolata  di Sant’Antonio con oltre 300 premi in palio. Durante il pomeriggio di festa si esibiranno anche i ballerini di “Arte e Spettacolo” di Lesmo e il coro “Lo Chalet” degli Alpini di Arcore.

Il premio in palio per la prima tombola è un soggiorno di una settimana per 4 persone offerto dal Gruppo Sportivo Raselp.

Concorso Frittella D’oro 2019

Durante il pomeriggio ci sarà anche la premiazione del concorso “Frittella d’Oro 2019”. Chi vuole aderire alla gara culinaria dovrà presentarsi, con un piatto contenente 10 frittelle, al PalaIlpra di via Marconi a Lesmo, dalle ore 13.30 alle ore 15.30. Una giuria selezionata degusterà e valuterà le frittelle in gara.

La storia della chiesetta di Sant’Antonio Abate

La chiesa di Sant’ Antonio Abate, che si trova in piazza Garibaldi a Peregallo,  fu costruita dal conte Giuseppe Saronno all’inizio del 1700. Fu poi donata ai frati (Padri Minimi di San Francesco da Paola) assieme alla proprietà che diventò convento.
I frati poi si ritirarono e nel parco, attorno al 1850, fu costruita l’attuale villa Mattioli: la chiesa ne rimase a servizio e diventò cappellania aperta agli abitanti. Nel 1896 fu inviato come cappellano don Giuseppe Gervasini.

La storia de “Ul pret de Ratanà”

Qui si hanno le prime testimonianze sulla sua attività di guaritore e molta gente giunse al nostro paese (“ma và a las benedè dal pret a Peregàl”); diversi sono i “miracoli” inerenti alla sua presenza a Peregallo. Don Gervasini passò poi a Retenate in provincia di Milano, infatti ora è conosciuto come “Ul pret de Ratanà”.

La storia di don Gervasini

Guaritore e prete, don Gervasini ha lasciato un segno nella storia milanese del primo Novecento.Primogenito del tagliapietre Giuseppe e della assistente alla filanda Luigia Molinari, don Giuseppe Gervasini nacque il 1 marzo del 1867 a Rubarello, una frazione di San Ambrogio Olona, in provincia di Varese. La sua infanzia fu segnata da una serie di disagi economici dei genitori,che avevano dato alla luce altri quattro figli, tutti morti prematuramente, ma col passar del tempo i Gervasini riuscirono a trovare una discreta stabilità economica, tanto che Giuseppe poté proseguire gli studi a Varese e poi al collegio convitto C. Colombo.

Dopo la morte del padre, nel 1880, il ragazzo venne iscritto dalla madre nel collegio salesiano di Valdocco, allora diretto da Giovanni Bosco, con cui Giuseppe strinse una forte amicizia.

Nel 1885, a causa della morte della madre, Gervasini entrò nel seminario teologico di corso Venezia a Milano dove terminò in poco tempo i suoi studi, che vennero interrotti solo dal servizio di leva tra il 1887 e il 1888.

Durante quel periodo il giovane seminarista iniziò ad apprendere le conoscenze necessarie per curare molte malattie, che allora erano considerate incurabili, con decotti e pozioni preparate secondo le antiche tradizioni contadine.

L’11 giugno del 1892 don Giuseppe venne ordinato sacerdote nel duomo di Milano

L’11 giugno del 1892 don Giuseppe venne ordinato sacerdote nel duomo di Milano, per poi celebrare la prima messa a San Ambrogio Olona.

Da allora iniziò la leggenda di questo piccolo uomo, vestito di nero, che il popolo diceva essere in grado di guarire ogni male con le sue pozioni ed in alcuni casi addirittura aveva operato delle guarigioni miracolose, salvando molte vite. Ma l’autorità ecclesiastica non era molto d’accordo con le strane idee di don Gervasini e in pochi anni il prete venne trasferito in molte parrocchie della provincia di Milano, da Pogliano Milanese, a San Vittore fino ad arrivare a Retenate, dove la sua fame cominciò a crescere a tal punto che venne soprannominato “El Pret de Ratanà” nomignolo che gli rimase fino alla morte.

Nel 1900 il cardinale di Milano, ritenendo che don Gervasini si fosse spinto troppo oltre, lo sospese a divinis e lo confinò in una casetta nelle vicinanze di Retenate.

Grande amico del cardinale Schuster

Finalmente, nel 1926, a 56 anni, il sacerdote poté trasferirsi in una villetta presso la via Fratelli Zola a Milano, dove si dedicò alla sua attività di guaritore e alla coltivazione di un orto, sua grande passione. Agli inizi degli anni Trenta, grazie al sostegno del cardinale Schuster, suo grande amico, don Giuseppe poté tornare con tutti gli onori a officiare messe, anche se solo in forma privata. Il 22 novembre del 1941, mentre il mondo era sconvolto dalla seconda guerra mondiale, “El Pret de Ratanà” morì nella sua casa di Milano assistito da un chierichetto e due fedeli domestiche, confortato dalla benedizione del cardinale Schuster. Oggi la sua tomba si trova nel Monumentale di Milano, dove arrivano a ricordarlo un gran numero di fedeli.
 

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