Famiglie beffate

Agenzia per badanti chiusa: l’inchiesta si allarga

E c'è chi stava per firmare, ma si è insospettito: "Pagamenti intestati a un'altra società"

Agenzia per badanti chiusa: l’inchiesta si allarga

Tutto è iniziato con un esposto alla Guardia di Finanza. Una segnalazione effettuata da un brianzolo circa la cessazione dell’attività dell’agenzia per badanti La Casa del Cittadino srl di via Marsala 8, a Monza, avvenuta, come si legge nel dispositivo, «senza ottemperare al proprio dovere contrattuale dei versamenti Inps» per un determinato lasso di tempo.

Agenzia per badanti chiusa: l’inchiesta si allarga

All’indomani della pubblicazione della sua testimonianza – prima sull’edizione del Giornale di Monza del 10 febbraio e poi su Prima Monza – sono emerse altre vicende molto simili tra loro, tanto che si è creato un gruppo composto da una decina di persone che si erano affidate all’agenzia (ora in liquidazione) e che si trovano adesso a dover far fronte una serie di problemi. In primis quello legato ai contributi per le prestazioni professionali erogate delle badanti. Una voce che, così come messo nero su bianco nei vari contratti sottoscritti, avrebbe dovuto essere a carico dell’agenzia. Ma così, non è stato. Almeno non del tutto. Il gruppo di famigliari coinvolti, per nulla intenzionato a desistere, sta ora consultando una serie di legali per capire come procedere. «Vogliamo arrivare fino in fondo…», ha confidato uno di loro. Anche perché il danno subito non rientra unicamente nella sfera economica. In gioco ci sono famiglie che attraversano momenti di fragilità e sofferenza legate alla malattia o alla non autosufficienza di un proprio caro.

Lo stesso modus operandi

«Ci siamo rivolti all’agenzia nel 2023 per assumere una badante che si occupasse di nostra madre», ha ricostruito un brianzolo la cui vicissitudine è molto simile a quella vissuta dalla prima famiglia di cui avevamo riportato la testimonianza, quella che aveva presentato l’esposto alle Fiamme Gialle. «Individuata la figura professionale adeguata alle nostre esigenze, abbiamo sottoscritto il contratto: 1.730 euro al mese da erogare all’agenzia e che avrebbero dovuto coprire lo stipendio (tredicesima compresa), l’accantonamento del tfr, nonché i contributi», ha spiegato. Fino all’anno successivo, il 2024, la famiglia non ha riscontrato alcun tipo di problema. Poi però, col 2025, qualcosa ha cominciato a non quadrare: «Controllando la posizione contributiva della nostra badante, abbiamo rilevato dei ritardi nei versamenti all’Inps – ha proseguito l’uomo – Abbiamo sollecitato l’agenzia a farlo e, sia pure in ritardo, i contributi sono poi stati pagati». Passano però i mesi e la situazione precipita: «A fine anno la signora ci ha informati del fatto che non le fosse stato accreditato lo stipendio di dicembre. Allarmati, siamo tornati a controllare la sua posizione contributiva». Accertamento che ha fatto emergere come mancassero le ultime due rate trimestrali.

Versamenti e chiusure

«Abbiamo inviato una mail all’agenzia sollecitando il pagamento dello stipendio e dei contributi – ha evidenziato – La risposta che abbiamo ricevuto ci ha spiazzati. Ci informavano che l’agenzia aveva cessato l’attività. Peccato che a dicembre, quindi solo poche settimane prima, ci avessero chiesto di anticipare il versamento relativo al mese di gennaio, adducendo la scusa delle imminenti festività Natalizie, cosa che, purtroppo abbiamo fatto». Quindi, non solo la famiglia ha dovuto ora versare 1.600 euro di contributi (800 euro a rata), ma ha anche dovuto ripagare alla badante («che continuiamo ovviamente a tenere, visto che ci troviamo benissimo», ha sottolineato) lo stipendio di dicembre che l’agenzia non le aveva versato, così come quello di gennaio, nonostante il bonifico già effettuato a chi avrebbe dovuto fare da tramite.
Il timore, ora, è che vi siano altre voci «nascoste» da coprire. «Ci chiediamo se abbiano davvero accantonato il Tfr – ha concluso – Facendo i conti questa situazione ci potrebbe costare in totale circa 6mila euro. Non abbiamo potuto fare altro se non affidarci a un legale».

“Io invece stavo per firmare, ma mi sono insospettito..”

La Casa del Cittadino (afferente alla Aes Domicilio) di via Marsala a Monza ha risposto fino all’ultimo. Anche quando era già in liquidazione (o, per lo meno, quando la procedura era già nell’aria) avrebbe tentato di acquisire nuovi clienti «dirottandoli» verso una realtà che fino a poco tempo fa pare non risultasse presente sul sito dell’associazione Aes Domicilio. Una realtà, quest’ultima, di cui nessuna delle famiglie coinvolte ha mai sentito parlare e che, a settimana scorsa, non era presente sulla visura camerale dell’associazione rilasciata dalla Camera di Commercio di Como-Lecco (mentre compare ancora l’ufficio di via Marsala).
A raccontarci questo tentativo di «orientare» la sua scelta verso quest’altra società è un altro testimone, un uomo residente fuori provincia che si era rivolto all’agenzia di Monza per individuare una badante che potesse assistere alcuni famigliari che invece abitano in Brianza. «Il primo contatto lo abbiamo avuto il 9 gennaio 2026, quando abbiamo chiamato l’ufficio di via Marsala – ha ricostruito l’uomo al Giornale di Monza – A telefonare è stata mia moglie che ha parlato con una donna». In concomitanza con questo primo contatto, l’agenzia, con l’indirizzo di Aes Domicilio, ha inviato ai richiedenti una prima mail recante il tariffario e la cifra di 250 euro da erogare per l’apertura delle pratiche e la ricerca della badante. La famiglia ha tentato in più occasioni di contattare il numero che compariva in calce alla mail, senza tuttavia ottenere risposta. Altro particolare rilevato, il fatto che nel carteggio via mail non comparisse alcun nome.

Indirizzato a un’altra realtà

Il 20 gennaio (praticamente un mese fa), in ogni caso, c’è stata una seconda telefonata con la signora dell’agenzia di Monza, in occasione della quale si è concordata l’uscita della stessa e che aveva come obiettivo quello di conoscere le persone che necessitavano della badante.
«Si tratta di una donna molto distinta – ha sottolineato l’uomo – La classica persona “insospettabile”. Ha parlato con i miei famigliari, poi, prima di uscire, mi ha lasciato un foglio scannerizzato, in bassissima qualità, in cui vi erano i riferimenti per i versamenti. Ciò che mi ha insospettito è che avrei dovuto effettuarli su una carta Revolut, intestando il pagamento non ad Aes Domicilio, bensì a un uomo riconducibile a una società con cui non avevo mai interloquito, ovvero la Senza Pensieri». Prima di pagare alcunché, l’uomo ha voluto approfondire contattando nuovamente la donna della sede monzese. A fine gennaio le ha scritto una mail in cui chiedeva conto di chi fosse la persona cui doveva intestare il pagamento, ma anche quali legami vi fossero tra Aes e Senza Pensieri. Domande a cui non ha mai ricevuto alcuna risposta. Salvo poi essere contattato due settimane dopo dallo stesso uomo (o presunto tale) intestatario della carta. «Diciamo che il colloquio non mi ha convinto in alcun modo e così ho deciso di non sottoscrivere alcun contratto – ha concluso – Mi spiace molto per le altre famiglie rimaste coinvolte, soprattutto perché lavorano sulla strategia del bisogno. Sanno che, se una famiglia è in cerca di una badante, è perché sta facendo fronte a una situazione delicata, spesso drammatica».

Smantellata la sede monzese

Intanto a Monza, in via Marsala 8, tutto è stato smantellato: la targhetta affissa accanto alla vetrina è stata rimossa (prima era stata semplicemente occultata con un pezzo di cartone) e l’insegna capovolta e «ofuscata». Sul sito di Aes Domicilio viene ora precisato il fatto che la srl sia in liquidazione. Abbiamo nuovamente provato a contattare i numeri di telefono legati alla sede monzese: il fisso risulta inesistente, il cellulare non raggiungibile.