Albiate, è morto Caprotti papà di Esselunga

Il 7 ottobre, avrebbe compiuto 91 anni. Si è invece spento lo scorso venerdì Bernardo Caprotti, il padre dell’Esselunga e uno degli uomini che hanno fatto la storia imprenditoriale d’Italia a partire dagli anni del boom economico per arrivare fino ai nostri giorni.

Albiate, è morto Caprotti papà di Esselunga
05 Ottobre 2016 ore 09:00

Il 7 ottobre, avrebbe compiuto 91 anni. Si è invece spento lo scorso venerdì Bernardo Caprotti, il padre dell’Esselunga e uno degli uomini che hanno fatto la storia imprenditoriale d’Italia a partire dagli anni del boom economico per arrivare fino ai nostri giorni. Una notizia che è calata come un fulmine a ciel sereno, visto che, nonostante un male incurabile che lo attanagliava, non aveva rinunciato a presentarsi in ufficio, nel quartier generale di Pioltello, fino a pochi mesi fa.

Caprotti ha costruito una vera e propria fortuna mostrandosi un imprenditore lungimirante e attento al cambiamento epocale dovuto allo sviluppo della società di massa.
Nato da una famiglia di industriali tessili operanti a Ponte Albiate, studiò legge prima di dedicarsi all’attività del padre. Quest’ultimo scelse di mandarlo negli Stati Uniti, dove il ragazzo di Milano non solo si impratichì nell’industria del cotone e della macchina tessile, ma si avvicinò a una nuova mentalità imprenditoriale, quella che poi divenne il suo marchio di fabbrica che lo contraddistinse in Italia.

Nell’estate del 1952 il padre morì, e Caprotti, che aveva solo 27 anni, si trovò a gestire l’impresa. Ma la vera svolta avvenne nel 1957, quando colse l’occasione di partecipare alla fondazione della prima società di supermercati in Italia, iniziativa di Nelson Rockefeller.

Da un piccolo negozio di Milano, Caprotti riuscì a creare un vero e proprio impero, allargatosi a macchia d’olio dal Nord Italia sino a raggiungere il Lazio, con oltre 150 punti vendita nello Stivale.
Un uomo tutto di un pezzo che nel suo libro «Falce e carrello» non aveva avuto paura di dare origine a un contenzioso contro le «Coop» che secondo lui avevano ostacolato lo sviluppo del suo marchio in alcune regioni di Itallia.

A ricordarlo come industriale degno di tale nome è stato il figlio Giuseppe raggiunto dal Giornale di Carate per un ricordo personale: «Mio padre era un grande uomo e un grande imprenditore, lo amavo nonostante tutti nostri dissensi. Lo ricorderò per tutte le belle cose fatte insieme».
I funerali si sono svolti ieri, lunedì 3 ottobre, a Milano in forma strettamente privata.

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