Arcore: scampati alla strage di Barcellona grazie a… Neymar

Il drammatico racconto di due coniugi che si trovavano in vacanza nella città catalana insieme ai loro amici

Arcore: scampati alla strage di Barcellona grazie a… Neymar
23 Agosto 2017 ore 14:34

Scampati al furgone killer grazie all’ex giocatore del Barcellona Neymar, ora in forza al club di calcio francese del Paris Saint Germain.

Quel confine sottile tra la vita e la morte racchiuso in una manciata di minuti. Tanto basta per sentirsi dei miracolati.

Lo sanno bene Adelio Bottani, maestro di judo e volto molto conosciuto in città per essere il presidente dell’associazione “Bu-Sen” e la moglie Maria Panella.

Il destino li ha portati in un negozio proprio durante la strage

Il furgone della morte, quel maledetto giovedì pomeriggio, 17 agosto, che rimarrà scolpito nella loro mente per tutta la vita, sarebbe piombato su di loro con tutta probabilità se non fossero entrati in un negozio della Rambla con la scusa acquistare una maglietta da calcio dell’ex calciatore del Barcellona Neymar.

Divisa che poi i coniugi arcoresi hanno regalato al nipotino Luca.

La coppia era appena arrivata a Barcellona nel pomeriggio insieme ad amici

Bottani e la moglie, insieme ad altre quattro coppie (due di Arcore, una di Velate e una di Aicurzio)  ad inizio agosto erano partiti per una vacanza di quasi tre settimane in moto.

“In totale siamo una decina di amici e abbiamo deciso di fare un viaggio in moto per visitare Spagna e Portogallo – Ha sottolineato la coppia raggiunta nella loro villetta in zona Boschi – Ad inizio agosto abbiamo preso la nave a Genova e siamo sbarcati a Barcellona e da lì abbiamo iniziato il nostro viaggio in moto che ci ha portato a visitare città come Madrid, Saragozza, Lisbona,  Oporto, Oviedo, Burgos e proprio Barcellona era l’ultima tappa e siamo arrivati nella città catalana la mattina di giovedì, poche ore prima della strage”.

Il drammatico racconto di quegli attimi vissuti sulla Rambla

Verso le 16.30 di quel maledetto pomeriggio i dieci amici sono arrivati sulla Rambla per una passeggiata prima di rientrare in albergo per la cena.

“Abbiamo subito notato una marea di gente che procedeva a passo lento e tantissime forze dell’ordine che presidiavano il territorio, come se si avvertisse il presagio che sarebbe accaduto qualcosa di grave – ha continuato Bottani ancora con gli occhi spaventati – Ad un certo punto mia moglie ha visto un negozio dove vendevano magliette da calcio e mi ha detto che nostro nipote Luca le aveva chiesto, come regalo, la maglietta di Neymar.  Allora siamo entrati nel negozio e ci siamo stati una decina di minuti. Proprio mentre stavamo uscendo da quella piccola bottega,  abbiamo subito notato una folla immensa che correva via di corsa e urlava. Il negozio nel quale abbiamo acquistato la maglietta  si trovava ad una quarantina di metri dal chiosco di legno dove si è schiantato il furgone bianco. Una fiumana di gente presa dal panico e dalla paura, volavano sedie e tavolini dei bar. Sembrava di essere in guerra.  Noi prima ci siamo riparati all’interno di una vecchia cabina del telefono, poi ci siamo rifugiati in un negozio. Ricordo molto chiaramente che in pochi secondi i poliziotti si sono fiondati sulla Rambla, dietro l’assalitore. Il tutto è avvenuto in pochi minuti, ma la paura è stata tanta, una scena terribile”.

Vivi grazie a quella maglietta comprata nel negozio

“Siamo vivi grazie a quei minuti trascorsi nel negozio, grazie a quella maglietta che nostro nipote voleva fortemente, altrimenti anche noi ci saremmo incamminati verso il centro del viale dove è transitato il furgone – hanno sottolineato Bottani e la moglie – Quel pomeriggio ricordo di aver visto molta polizia e nessun venditore abusivo. Appena è avvenuto l’attentato sono saltati fuori in un baleno. Secondo me le forze dell’ordine catalane erano al corrente che sarebbe accaduto qualcosa di grave, ma non sapevano da dove sarebbe arrivato il pericolo: se attraverso un furgone o un kamikaze”.

 

 

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