Assume rifugiato e finisce alla gogna su Facebook

Insulti, offese, profezie di malaugurio, in poche ore il popolo del web ha distrutto quella che doveva essere una storia di speranza.

Assume rifugiato e finisce alla gogna su Facebook
03 Novembre 2017 ore 22:11

Sono passate meno di 48 ore dalla pubblicazione dell’articolo del Giornale di Monza dove raccontavamo la storia dell’imprenditore Mario Loda di Brugherio e del rifugiato politico, Ibe Kenneth Chinedu. Quello che li lega è un contratto di stage formativo che il titolare dell’azienda ha proposto al profugo che, da 5 mesi, sta imparando il lavoro di saldatore. In pochissimo tempo, i due (ma in particolare l’imprenditore), sono stati letteralmente massacrati dal popolo del web a suon di parole, insulti e offese.

 

Il fatto

Condiviso l’articolo nei gruppi “Sei di Monza se…” e “Sei della Brianza se…”, in pochi minuti si è scatenata una guerra a colpi di click e commenti. In pieno stile “prima gli italiani”, la gran parte dei brianzoli non ha esitato a condannare l’imprenditore, definendolo “un buffone, patetico” addirittura “somaro” o “pezzo di m…”. Qualcuno ha anche profetizzato sulla vicenda, dicendo “ti farà rimpiangere di averlo assunto”. Se l’eco delle offese sia arrivato o meno alle orecchie dei moderatori di Facebook non ci è dato saperlo, quello che è certo è che il post nel gruppo “Sei della Brianza se…” è stato eliminato, post che, tra i due, era quello indubbiamente dai toni più accesi.

Tra le decine di commenti contro l’iniziativa, una mosca bianca. Andrea Redaelli (su Facebook come Andres Diamond) monzese di 31 anni che ha “raccolto” in un ulteriore post tutti i commenti offensivi,  condividendoli nella sua bacheca personale. “Non volevo che certi commenti passassero inosservati ai più distratti – ha spiegato – credo che rappresentino più che l’intolleranza l’ignoranza perché si ragiona per luoghi comuni. Penso che molti non abbiano nemmeno letto l’articolo ma messo “like” a commenti inequivocabilmente xenofobi non curandosi delle volgarità scritte. Cosa mi ha fatto arrabbiare di più? Il fatto che vengano mischiati gli argomenti come se il compito dell’imprenditore che assume un rifugiato fosse quello di risolvere i problemi del mondo”.

La risposta

“Purtroppo viviamo in un momento di grave crisi che colpisce soprattutto gli strati più deboli della popolazione e succede spesso, sui social network, di assistere a queste manifestazioni di odio”. Sono le parole di Matteo Castellani, operatore del Consorzio Comunità Brianza e di RTI Bonvena, la rete che ha accolto il giovane profugo nigeriano dapprima in emergenza e ora in un progetto Sprar. Premettendo che, secondo il pensare comune: se i rifugiati lavorano non va bene, se stanno a casa non va bene così come se frequentano i parchi cittadini, come è possibile un reale processo di integrazione visto che, a quanto pare, la popolazione manifesta sempre più insofferenza? “Credo che la via dell’accoglienza diffusa, delle buone prassi e le linee guida del progetto Sprar (dedicato a coloro che hanno ottenuto uno status di protezione internazionale), siano la strada per un vero processo di integrazione – ha spiegato. Per fortuna, oltre allo sforzo degli enti gestori e degli enti locali, vediamo tutti i giorni la generosità di una parte di società civile che si adopera con noi nel costruire percorsi di accoglienza e vera coesione sociale”.