Coronavirus

“Basta denunce, amnistia per medici e infermieri che lavorano in trincea”

Ad avanzare la proposta è il cardiologo monzese Stefano Carugo

“Basta denunce, amnistia per medici e infermieri che lavorano in trincea”
Monza, 01 Aprile 2020 ore 10:12

Un’amnistia per tutti i medici e gli infermieri che ormai da oltre un mese lavorano in trincea.  Ad avanzare la proposta è il cardiologo monzese (nonché ex consigliere regionale) Stefano Carugo preoccupato circa la potenziale mole di denunce che potrebbe arrivare. Soprattutto visto il proliferare di realtà, come associazioni, studi legali o anche singoli avvocati, che – in particolar modo sui social – incitano i parenti dei deceduti a causa del coronavirus a ricorrere alle vie legali.

“Oltre al danno rischiamola beffa”

“Non vorrei che oltre al danno, ci sia anche una beffa – ha dichiarato il direttore del Dipartimento cardiorespiratorio dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano – Ormai da quaranta giorni lavoriamo in condizioni di forte stress e sottoponendoci tutti a turni massacranti. Senza contare che spesso ci si trova a dover far fronte a mansioni mai svolte prima”.

Una pressione alla quale si deve aggiungere il costante timore di essere messi sotto accusa con eventuali denunce presentate dai parenti di un paziente che non ce l’ha fatta. «Parlo non solo per medici e infermieri, bensì anche per tutto il personale amministrativo delle Aziende ospedaliere che si è trovato a dover redigere documenti e delibere in pochissimo tempo. Già in periodi normali siamo tempestati da cause, figuriamoci ora. E lavorare in queste condizioni non è certo semplice. Il timore di un’accusa rappresenta una vera e propria spada di Damocle».

“Da un mese lavoriamo in trincea”

Anche perché, come precisa Stefano Carugo, medici e infermieri italiani sono tra i meno pagati al mondo. “Ci stiamo tutti dedicando completamente a gestire questa emergenza che non ha precedenti. Regione Lombardia sta facendo i miracoli per far fronte a uno tsunami che era ben difficile, se non impossibile, da prevedere. E’ ormai più di un mese che lavoriamo al fronte. E ci aspettano altre settimane in trincea. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno sono tutti quei messaggi che girano principalmente sui social di realtà, associazioni o studi legali che siano, che offrono le proprie prestazioni sollecitando azioni risarcitorie”.

Un comportamento contro il quale si è espressa anche l’Unione Lombarda degli ordini forensi che ha parlato di “condotta che nasconde dietro l’intento filantropico l’obiettivo di accaparrarsi clientela e farsi pubblicità, gettando un velo di discredito sulla professione”.

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