Bernareggio, una “pietra di inciampo” in ricordo di Attilio Galbiati

La cerimonia della posa si terrà domenica 26 gennaio in via Pertini

Bernareggio, una “pietra di inciampo” in ricordo di Attilio Galbiati
Vimercatese, 10 Gennaio 2020 ore 14:02

Il Comune di Bernareggio ha aderito al “Comitato Pietre d’Inciampo” e, il prossimo 26 gennaio, dedicherà uno di questi simboli artistici in ricordo del concittadino Attilio Galbiati. La pietra sarà posata in via Sandro Pertini e recherà sulla placca di ottone la scritta: “Qui abitava Attilio Galbiati, nato nel 1913, arrestato il 4.3.1944, deportato a Mauthausen, assassinato il 25.10.1944, Gusen”.

Chi era Attilio Galbiati?

Nato il 6 giugno 1913 a Bernareggio, Attlio Galbiati risiedeva in Via Vittorio Emanuela II al civico 2. Svolgeva il lavoro di manovale e non era sposato.  Venne arrestato il 4 marzo 1944 e condotto a S. Vittore senza alcuna specifica di reato.
Il 9 marzo 1944 venne prelevato dal carcere e immediatamente trasferito. Galbiati fece parte del trasporto che lasciò Milano il 6 aprile 1944 per giungere a Mauthausen il giorno 8 dello stesso mese.  La sua matricola fu il numero 61648, la classificazione “schutz”, ovvero il termine con il quale venivano identificati i prigionieri politici.

Dopo la quarantena e un breve periodo nel campo centrale, il dissidente brianzolo fu trasferito a Gusen, dove resistette fino al 25 ottobre 1944, giorno della sua morte.

Le Pietre d’Inciampo

Dalla Colonia (Germania) alla Brianza nel segno della memoria: con la posa di 21 nuove pietre d’inciampo anche la provincia di Monza e della Brianza  partecipa alla costruzione del più grande monumento diffuso d’Europa, nato su iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig, per ricordare le vittime della Shoah e della deportazione.

Le pietre di inciampo, infatti, sono installazioni che hanno la forma di piccoli blocchi quadrati di pietra (10×10 cm.), ricoperti di ottone lucente, che vengono posti davanti la porta della casa nella quale ebbe ultima residenza (nel selciato del posto di lavoro o di arresto) un deportato nei campi di sterminio nazisti per ricordarne il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione e la data di morte. Queste installazioni diffuse in diverse città dell’Europa rappresentano metaforicamente delle tessere per costruire un grande mosaico della memoria.