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Lutto

Biassono piange don Mario, il "prete dei rom"

Venerdì mattina in paese i funerali del sacerdote, classe 1929, per oltre settant'anni impegnato a evangelizzare Rom e Sinti.

Biassono piange don Mario, il "prete dei rom"
Cronaca Caratese, 09 Giugno 2021 ore 12:08

Lutto a Biassono per la scomparsa di don Mario Riboldi, per tutti il "prete dei rom".

I funerali a Biassono

Proprio a Biassono, dove era nato, venerdì mattina, alle 11, nella chiesa parrocchiale intitolata a San Martino saranno celebrati i funerali dell'amatissimo sacerdote che sarà seppellito nel cimitero del paese.

Sguardo malinconico, aria scanzonata, abiti un po’ sgualciti, ma con il piglio severo del combattente dipinto sul viso, don Mario era nato a Biassono il 21 gennaio 1929 da papà Gerolamo e mamma Adele dove ha vissuto fino all'entrata in Seminario.

In missione in mezzo agli zingari

Sacerdote diocesano, don Mario era stato il primo prete in Italia a chiedere al Vescovo di essere mandato in missione in mezzo agli zingari.

«Quando ero giovane - aveva raccontato durante un incontro - ho visto dei bambini rom giocare fuori dalla mia chiesa e subito mi sono domandato chi si sarebbe fatto carico di portare il Vangelo a quelle povere anime. In quel momento è cominciata la mia più grande battaglia: convincere i miei superiori a concedermi la libertà per vivere il sacerdozio girando il mondo insieme a questi “sconosciuti”».

Una scelta incoraggiata anche dall’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, divenuto poi Papa Paolo VI. Don Mario ha vissuto a lungo nel campo di Brugherio, in via Quarto, proprio accanto all’ingresso della Tangenziale Est. Una roulotte è la base da cui orchestra la sua battaglia a favore dei rom, da dove organizzava convegni e seminari, ovunque, per illustrare «alla società inurbata» la ricchezza e lo spessore culturale del mondo gitano, forte delle proprie radici, amante della libertà e desideroso di dignità «esattamente come gli altri uomini».

«Nessuno sa che fra loro ci sono anche santi, martiri e beati»

«Nessuno può essere arbitro di giustizia - aveva detto - Certo, gli zingari sono un popolo sicuramente strampalato ed è difficilissimo poter dire come rapportarsi di fronte alle loro apparenti stranezze, ma io dico che il problema vero e generale è nei rapporti di comunione con le persone. In un’Europa sempre più scristianizzata, infatti, andare incontro ai bisognosi è diventato ormai un’urgenza secondaria. Ma la forza propulsiva dello Spirito Santo soffia indistintamente su tutti, anche su questi fratelli girovaghi. E la prova è incarnata in quella ragazza rom che confessai molti anni fa: da quel momento, in nome della Fede, quella giovane non ha mai più commesso reati».

Era sereno l’anziano sacerdote e gli brillavano gli occhi quando in un'intervista al Giornale di Carate nel 2018 ci raccontava che «tutti sanno che gli zingari sono ladri ma nessuno sa che fra gli zingari ci sono anche santi, martiri e beati».

Prete gitano ha girato tutta l’Europa con le carovane in nome della libertà e dell’arricchimento culturale e spirituale. E si è spinto fino ai territori più impervi della Slovenia dove ha potuto scoprire «interi villaggi composti esclusivamente da zingari, sindaco e prete compresi». Una strada tutta in salita la sua, carica di mistero e fascino; una scelta lucida, ponderata e forte ma irta di complicazioni,  dopo oltre 70 anni vissuti nella sua devozione carica di fede spesa per evangelizzare Rom e Sinti.

 

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