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Blackout senza fine, la denuncia della gelateria: «Un incubo»

L'attività di via Vecellio torna a denunciare il disagio che colpisce la zona e mette in ginocchio il laboratorio

Blackout senza fine, la denuncia della gelateria: «Un incubo»

«Quello che state vedendo non è una scelta. Non è un guasto del nostro laboratorio. È l’ennesimo blackout». È uno sfogo carico di rabbia e frustrazione quello dei titolari della Gelateria «Gusto», l’attività di via Vecellio a Lissone che denuncia una situazione ormai insostenibile che si ripresenta da ben otto anni.

Blackout da otto anni

E non è solo un “caso” estivo, o di questo periodo. «I primi anni pensavamo che fossero casi isolati, ma poi abbiamo capito che solo la nostra via e solo nel tratto dispari si verificavano questi disguidi con le interruzioni di corrente. Quest’anno era successo già ad aprile – ha spiegato Claudio Bellezza che gestisce l’attività con Alessandra Pedrini- Anni fa abbiamo mandato la segnalazione alla distribuzione e ci è stato risposto che erano episodi occasionali, ma la situazione non si è mai risolta e nemmeno ci hanno rimborsato i danni. A volte riusciamo a rientrare in minima parte grazie alla nostra assicurazione».
L’ultimo episodio si è verificato nei giorni scorsi, con l’intera via rimasta senza corrente elettrica per sei ore il giovedì e poi ancora il venerdì per qualche ora e il sabato alla sera. Ma, spiegano i gestori, non si tratta di casi isolati. «Ogni volta che fa troppo caldo, ogni volta che piove troppo forte o succede qualcosa ai cavi ormai usurati dal tempo, parte della via resta senza elettricità», raccontano.

Una rete che non regge

Per un’attività che lavora quotidianamente con prodotti freschi, le conseguenze sono pesanti. Ogni interruzione di corrente significa infatti rischiare di perdere materie prime, dolci, creme, salumi e preparazioni, con ore di lavoro che finiscono letteralmente nella spazzatura

. A questo si aggiunge il danno economico legato ai clienti che, trovando il locale al buio, rinunciano a fermarsi o sono costretti ad annullare feste, prenotazioni e ritiri di torte. «Il danno economico si può contare, quello d’immagine no», aggiunge Bellezza, sottolineando come la situazione stia diventando sempre più difficile da sostenere. «L’anno scorso i contatori sono addirittura scoppiati e abbiamo dovuto chiamare i pompieri – continua – Anche in quell’occasione noi siamo rimasti chiusi. Ancora più amara è la prospettiva che il problema possa continuare perché un intervento risolutivo sulla rete avrebbe costi elevati. Ci hanno spiegato che la rete è obsoleta e nei picchi non regge».

Tra le ipotesi prospettate ai titolari ci sarebbe quella di dotarsi autonomamente di un gruppo elettrogeno per garantire l’alimentazione del locale durante le interruzioni. Una soluzione che i gestori giudicano inaccettabile per un servizio essenziale come la fornitura di energia elettrica, non solo per il costo che dovrebbero sostenere, ma anche per problemi di logistica («E’ ingombrante, dove lo mettiamo?», spiegano).

E quindi lo sconforto: «È normale che un’attività commerciale debba affrontare una spesa del genere per avere un servizio che dovrebbe essere garantito?», aggiunge Bellezza. E poi la chiosa amara: «Dietro ogni vassoio che siamo costretti a buttare non ci sono solo ingredienti, ma persone che si alzano alle cinque del mattino, sacrifici, stipendi, bollette, clienti delusi e anni di lavoro per costruire una reputazione».