Cronaca

Assoluzione non dimostrata e Antonino Brambilla torna a processo

All'avvocato di Carate Brianza viene contestata la consulenza da 20 mila euro che si era fatto pagare per la stesura della convenzione del Piano Bricoman.

Assoluzione non dimostrata e Antonino Brambilla torna a processo
Cronaca Caratese, 02 Novembre 2017 ore 07:48

Assoluzione non dimostrata e Antonino Brambilla torna a processo.

Brambilla torna a processo

Torna di nuovo al processo d'appello Antonino Brambilla, classe 1946, ex consigliere comunale a Carate Brianza ed ex vicepresidente della provincia di Monza e Brianza.

E' quanto scrive nelle motivazioni Carmelo D'Arcangelo, presidente della sesta sezione penale della Corte di Cassazione. «La Corte di Appello di Milano si è limitata ad evidenziare come il Tribunale di Monza si sia basato su suggestioni, non adeguatamente supportate da elementi dimostrativi. Ma si è limitata a contrapporre il proprio convincimento a quello della sentenza di primo grado, senza confutarne con rigorosa analisi critica gli argomenti».

Contestata la consulenza per il Piano Bricoman

A Brambilla viene contestata la consulenza da 20 mila euro che si era fatto pagare per la stesura della convenzione del Piano Bricoman.
Condannato a 4 anni in primo grado a Monza ma assolto nell’ottobre del 2016 con formula piena in Appello dalle accuse di corruzione legate al secondo filone dell’inchiesta «Carate Nostra bis» sul Piano di governo del territorio approvato nel 2009, l’avvocato caratese tornerà di nuovo a processo.

Era stato assolto in Appello

La sesta sezione della Cassazione ha  annullato la sentenza di assoluzione per il 70enne avvocato caratese accogliendo - anche se solo parzialmente - il ricorso della Procura generale di Milano che aveva ritenuto «illogico» il pronunciamento dei giudici di secondo grado contestando a Brambilla «in veste di pubblico ufficiale» di avere partecipato come consulente pagato dal privato «alla stesura della convenzione» del Piano Bricoman e di averne votato poi «l’approvazione» in Aula «in palese conflitto di interessi».
La stessa Corte Suprema - che ha rinviato il processo ad altra sezione della Corte d’Appello per la discussione - ha invece ritenuto inammissibile l’altro ricorso della Procura, quello relativo cioè alla presunta «mazzetta» pagata al professionista caratese per la trasformazione del terreno di via Tagliamento vicino all’ospedale e per il quale sono stati assolti dunque in Cassazione anche l’imprenditore Walter Longoni e l’immobiliarista Giorgio Giussani accusati in primo grado di avere versato 150 mila euro insieme all’architetto Massimo Pirovano e all’ex consigliere Maurizio Altobelli - per ottenere l’eliminazione sull’area dei vincoli regionali e del Parco della Valle del Lambro.

 

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