Buche sulle strade? E’ tutto da rifare

Maurizio Crispino, docente del Politecnico ed esperto di strade, ha spiega perché gli interventi sull'asfalto sono inefficaci

Buche sulle strade? E’ tutto da rifare
Monza, 01 Agosto 2018 ore 11:54

Buche sulle strade. La parola all’esperto, che ha spiegato i motivi per i quali anche le strade monzesi sembrano un colabrodo.

“Buche sulle strade? Gli interventi sono tutti da rivedere”.

Non ha lasciato spazio a dubbi Maurizio Crispino, ordinario del Politecnico di Milano e docente di tecnica delle pavimentazioni ed elementi di tecnica stradale, in merito all’annoso problema delle buche sulle strade, sempre al centro della preoccupazioni di molti monzesi.

Al netto delle forti piogge di questi ultimi giorni, che sembrano aver fatto aumentare il numero di buche e crateri, secondo il professore – un vero «guru» del settore – le ragioni che portano al tanto vituperato fenomeno dell’asfalto groviera sarebbero da ricercarsi altrove.

“Con le strade succede più o meno quello che accade con un qualsiasi edificio – ha spiegato – Se le fondamenta non sono solide, pensare di coprire una fessura sul muro con dell’intonaco è assolutamente inutile. Perché continuerà a riformarsi, e a quella se ne aggiungeranno sempre di nuove. Lo stesso vale per le strade: sono almeno vent’anni che si effettuano rattoppi, spessi non più di due o tre centimetri, senza curarsi minimamente di quel che accade nel sottofondo, ovvero negli altri 30 o 40 centimetri. Le continue sollecitazioni tendono infatti a consumare  e rompere anche quel substrato che, proprio come accade oggi, finisce per non riuscire più a sostenere il tappetino di asfalto sovrastante. Finendo per dissestarsi sempre più. Purtroppo, questo genere di manutenzione, non rientra mai nelle scelte fatte dalle Amministrazioni, perché erroneamente giudicata come troppo dispendiosa”.

In buona sostanza, secondo il professore, per tentare di spendere meno si finirà invece con lo spendere sempre di più. E ai cittadini, di contro, non rimarrà che abituarsi a convivere con strade sempre più dissestate.

Il professor Maurizio Crispino

Serve più sicurezza

Altro problema, certamente non secondario, quello dei controlli. Attese le scarse iniziative messe in campo nel risolvere ataviche questioni e criticità – un fenomeno che il professore ha definito «tutto italiano» – anche nel momento in cui ci si accinge e metter mano alle buche i Comuni non agirebbero come si conviene.

“Nella quasi totalità dei casi l’operatore che si occupa di procedere alla manutenzione lavora in totale autonomia, senza nessun genere di controllo, nemmeno per quel che riguarda l’effettivo utilizzo o meno dei materiali dichiarati nei capitolati – ha spiegato ancora Crispino – E seppure le leggi in tal senso sono chiare, anche in questo caso a prevalere è la logica del risparmio. Non si pagano i “controllori” per risparmiare, ma poi il lavoro spesso è da rifare”.

E, infatti, se la qualità dell’asfalto è certamente un fattore predominante di tutto il processo, a lato di tutte le nuove ricerche che mirano a produrre materiali sempre più performanti per il professore un lavoro di asfaltatura fatto con tutti i crismi vale più di ogni altra cosa.

“Troppe volte si vedono ancora coperture fatte senza la mano d’attacco, ovvero  l’applicazione di emulsione bituminosa garantisce l’adesione del nuovo strato al sottostante, o ancora gittate fatte senza sigillatura, necessaria a bloccare il passaggio della pioggia negli strati profondi della pavimentazione e a evitare quindi l’aggravarsi della crepa”.

Spendere meno o spendere meglio, dunque? La risposta ultima, come sempre, è ancora nella volontà o meno di voler contribuire a cambiare le cose.

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