Caccia in Brianza, aperta la stagione. Ma spunta un sondaggio

Quasi otto italiani su dieci sono contrari alla caccia e a ogni ipotesi di ulteriore liberalizzazione del settore venatorio

17 Settembre 2017 ore 09:59

Caccia in Brianza, aperta la stagione. Ma spunta un sondaggio di qualche ano fa

Spari in mattinata, stagione aperta ufficialmente

I colpi di fucile in mattinata hanno ufficialmente dato il via alla stagione di caccia, che secondo le normative vigenti si apre la terza domenica di settembre. La stagione venatoria – Approvata con legge regionale 2 agosto 2004, n° 17 e successive modificazioni e integrazioni ( l.r. 22/02/2007 n° 4 )( 1° suppl. Ord. B.U.R.L. n° 32 del 5.08.2004 ) – termina il 31 gennaio di ogni anno. L’esercizio venatorio è consentito, anche con l’ausilio del cane, in forma vagante o da appostamento fisso o temporaneo. Per l’intera stagione venatoria la caccia è consentita per tre giorni alla settimana, a scelta del titolare della licenza, tra il lunedì, il mercoledì, il giovedì, il sabato e la domenica; l’esercizio venatorio è praticabile a partire da un’ora prima dell’alba fino al tramonto. Le province possono posticipare l’apertura della caccia in forma vagante sino al 1° ottobre, per una maggior tutela delle produzioni agricole e per consentire un adeguato sviluppo della fauna stanziale. Le province, previo parere dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS), possono anticipare sino al 1° settembre l’apertura della caccia, nella forma da appostamento fisso e temporaneo, alle specie cornacchia grigia, cornacchia nera, tortora (Streptopelia turtur) e merlo, anticipando in misura corrispondente il termine di chiusura. Le province possono prevedere limitazioni alla caccia vagante e all’uso del cane nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 gennaio. Le province possono altresì prevedere limitazioni all’uso del cane da seguita nel periodo compreso fra l`8 dicembre ed il 31 gennaio. Le province, fermo restando il silenzio venatorio nei giorni di martedì e venerdì, sentito l’INFS, possono regolamentare l’esercizio venatorio da appostamento fisso all’avifauna migratoria nel periodo intercorrente dal 1° ottobre al 30 novembre, integrandolo con due giornate settimanali. La Regione può, con provvedimento del dirigente della direzione della Giunta regionale competente per materia, sentito l’INFS, vietare o ridurre, per periodi determinati la caccia a determinate specie, in relazione al loro sfavorevole stato di conservazione o per altre calamità.

Integrazioni per Monza e Brianza

atti salvi gli obblighi e i divieti previsti dalle norme vigenti, i periodi di caccia e i limiti di carniere per la fauna migratoria previsti dalla l.r. 17/2004 e gli eventuali ulteriori provvedimenti emanati dalla Regione, l’attività venatoria si svolge come di seguito riportato.
Per quanto concerne i piani di prelievo delle specie stanziali, si rimanda agli specifici provvedimenti approvati con decreto del competente Dirigente dell’UTR.In attuazione dell’art. 51, c. 6, della l.r. n. 26/93 e successive modificazioni e integrazioni, il prelievo di capi di fauna stanziale in violazione della legislazione e della regolamentazione vigenti comporta, in aggiunta alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla legge, il risarcimento economico del danno faunistico arrecato, nelle seguenti misure: € 100,00 per ogni fagiano e coniglio selvatico; € 200,00 per ogni starna e pernice rossa; € 500,00 per ogni lepre comune; € 1.000,00 per ogni cinghiale; € 3.000,00 per ogni capriolo.

Il sondaggio Enpa è ancora attuale

Quasi otto italiani su dieci sono contrari alla caccia e a ogni ipotesi di ulteriore liberalizzazione del settore venatorio. E’ quanto emerge dal sondaggio, realizzato da Eurisko per conto dell’Enpa su un campione rappresentativo della popolazione e presentato a Roma, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati. Gli italiani contrari alle “doppiette” rappresentano il 74,1% mentre quelli favorevoli sono il 15,2%. Di questi, solo il 5,9% si dichiara “molto favorevole” alla caccia: si tratta dello “zoccolo duro” della caccia composto da cacciatori e da persone che rappresentano l’“indotto” (ex “doppiette”, familiari, semplici simpatizzanti, persone che hanno interessi nella caccia e nel mercato delle armi). Una ulteriore liberalizzazione del settore venatorio trova contrario l’82,5% del campione mentre solo il 9,8% è d’accordo. Dal sondaggio Eurisko-Enpa emerge il profilo del cacciatore e quello di chi è fortemente critico. Il primo appartiene a un italiano d’età compresa fra i 25 e i 34 anni, maschio, vive nelle città medie e abita nel Nord-Est e al Centro, è operaio o pensionato, ha una bassa scolarizzazione. Il secondo profilo, invece, è quello di una donna (le casalinghe sono fortemente contrarie alla caccia), abita al Sud o vive nelle grandi città, ha un’età compresa fra i 18 e i 24 anni e tra i 35 e i 44 anni, è disoccupata, ha un titolo di studio medio-alto o sta ancora studiando. Per il 68,6% della popolazione, la caccia può costituire un pericolo anche per l’uomo. Non la pensa così il 23,2%. La caccia sottrae a tutti una parte del patrimonio naturale per il 71,3% del campione, non impoverisce invece la natura per il 21,5%. Il 64,7% degli italiani è convinto che il cacciatore uccida per divertimento; di parere opposto il 23% degli intervistati. Ma dal sondaggio emerge anche uno spaccato sociale del Paese. I giovanissimi (15-17 anni) sono molto sensibili alle questioni ambientali e affermano che il cacciatore uccide per divertimento. I giovani d’età compresa tra i 18 e i 24 anni, invece, rafforzano la loro sensibilità sui temi dell’ambiente e sono assolutamente contrari a ogni ipotesi di ulteriore liberalizzazione del settore venatorio. A 25 anni gli italiani cominciano a subire il fascino della doppietta: restano sensibili all’ambiente, ma non sono ostili alla caccia. Gli italiani d’età compresa tra i 35 e i 54 anni, invece, avvertono i pericoli (per l’uomo e per l’ambiente) dell’attività venatoria. Ogni interesse per l’ambiente e per la caccia si perde invece a 55 anni: gli italiani vicini alla pensione o già in pensione sono sostanzialmente indifferenti ai problemi legati alla conservazione della natura e alla protezione degli animali, accettano la caccia ma non la liberalizzazione.
L’atteggiamento degli italiani nei confronti dell’attività venatoria cambia anche a seconda delle dimensioni della città di residenza. Chi abita nelle città inferiori ai diecimila abitanti è favorevole alla caccia e a un’ulteriore liberalizzazione e non avverte pericoli per l’ambiente. Nelle città medie (da 100mila a 500mila abitanti) non viene avvertita fortemente la questione ambientale mentre gli abitanti delle grandi città e delle metropoli (oltre 500mila residenti) sono preoccupati per l’ambiente e sono decisamente contro la caccia (nei grandi centri, nove italiani su dieci sono molto critici). Il 72,4% andrebbe a votare in caso di referendum mentre il partito dell’astensione è composto dal 17% del corpo elettorale. Andrebbero sicuramente a votare gli italiani del Sud e delle Isole (si recherebbe alle urne il 77,5%, rispetto alla media nazionale del 72,4%), i giovani tra i 18 e i 24 anni (81%) e i laureati (83,7%). Mostrano molto interesse per la consultazione anche gli italiani d’età compresa tra i 35 e i 54 anni (oltre l’80%), mentre chi ha più di 64 anni è disinteressato allo strumento referendario.

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