Caos per gli studenti rimasti senza classe: le parole del Provveditorato

Intervista a Mauro Cereda dell'Ufficio Autonomia del Provveditorato di Monza e Brianza sul caso degli studenti rimasti senza classe per il quinto anno di studi

Caos per gli studenti rimasti senza classe: le parole del Provveditorato
12 Settembre 2017 ore 10:18

Mauro Cereda del Provveditorato: “I ragazzi non avrebbero dovuto frequentare il quinto anno”

Caos studenti senza classe: il Provveditorato risponde

“I 217 studenti dell’Ecfop di Monza non dovevano frequentare il quinto anno“. Esordisce così Mauro Cereda dell’Ufficio Autonomia del Provveditorato di Monza e Brianza sul caso degli studenti rimasti senza classe per il quinto anno di studi.

“La questione non sussiste – ci spiega. “Si tratta di studenti che quattro anno fa avevano scelto un percorso professionale specifico, quello del centro di formazione professionale. Una scuola di 4 anni, con attestato regionale, finalizzata all’inserimento nel mondo del lavoro”. “Il cambio di programma e la scelta di proseguire il percorso di studi fino al diploma ha chiaramente destabilizzato l’organizzazione scolastica, in quanto le classi non solo non c’erano, ma non erano proprio previste”.

“In Provveditorato siamo felici di sapere che i ragazzi hanno scelto di continuare a studiare – continua Cereda – questo non toglie che 217 studenti sono davvero troppi e chiedere 10 nuove classi, non previste, in corsa, non è così semplice“. “Nemmeno Milano, che ha un numero quattro volte superiore ai nostri studenti – prosegue – ha dei numeri così alti: le classi in più richieste per l’anno 2017/2018 solo solo quattro. Varese è arrivata a tre”.

Come mai il problema è venuto fuori così tardi?

“Non è corretto. Le scuole in questione – istituto Ferrari di Monza e Ipsia Meroni di Lissone – non hanno mai ricevuto comunicazione ufficiale dell’apertura delle classi. Non sapevano se le classi sarebbero state autorizzate. Hanno però sperato fino all’ultimo che la situazione si risolvesse. Cosa che non è avvenuta. Proprio per questo sono dovuti correre ai ripari cercando soluzioni alternative per i 217 studenti in questione – ha chiarito Cereda. “Ho comunque l’impressione che ci sia molta confusione sul caso e soprattutto non è stato sottolineato che la redistribuzione degli studenti, quando in esubero, è una prassi all’interno degli istituti scolastici. Sono sicuro che, nonostante i disagi, tutti troveranno un posto sui banchi di scuola”.

“Questo non toglie – ha concluso Cereda – che questi ragazzi hanno un percorso di studi molto diverso da quello che affrontano gli studenti delle scuole professionali. In genere quindi fanno molta più fatica degli altri a stare al passo col programma scolastico, nonostante la grande motivazione che li ha spinti a proseguire gli studi”.

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