Il fatto

Carate, in piazza senza mascherine: "No alla dittatura"

Due giovani si sono presentati domenica davanti al Municipio sfidando il Decreto ministeriale del Presidente sulle restrizioni per l'emergenza sanitaria.

Carate, in piazza senza mascherine: "No alla dittatura"
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Due giovani di Carate Brianza hanno sfidato il Decreto ministeriale e si sono fermati in piazza senza mascherina e autocertificazione.

In piazza davanti al Municipio di Carate Brianza

Seduti sulle panchine davanti al Comune di Carate Brianza, in mano le pagine di «Fahrenheit 451» di Ray Bradbury, romanzo simbolo del regime dittatoriale.

Non è passata inosservata domenica mattina la simbolica e pacifica protesta di Alessandro Torrente, 20 anni, contro le restrizioni in corso per l’emergenza sanitaria. «Una vera e propria censura delle nostre libertà», secondo l’ex studente dell’istituto Da Vinci.
Siamo tutti a conoscenza delle limitazioni che il periodo di pandemia ha determinato a colpi di Decreti ministeriali e ordinanze all’intero delle nostre vite, tra mascherine obbligatorie, coprifuoco e chiusure di locali, ma se per tanti è la misura necessaria per provare ad arginare questa difficile situazione che sta portando al collasso del sistema sanitario nazionale e a migliaia di morti, per altri, è solo un modo per «tenerci legati, impotenti davanti a questo periodo così difficile...».

«Esiste una storia che racconta che se per cuocere una rana la butti nell’acqua bollente, lei scapperà via sentendo il troppo calore, mentre se la metti nell’acqua tiepida e poi accendi il fuoco, lei si accorgerà di tutto troppo tardi. Questo è quello che sta succedendo ora con noi: ci hanno ridato delle piccole libertà in estate per poi togliercele nuovamente ora. Noi, questa volta, non ce ne siamo accorti, ma siamo tornati di fatto come a marzo», spiega Torrente.
La sua protesta inscenata domenica mira proprio a questo; a puntare il dito contro quello che ritiene un modo di agire non corretto e anticostituzionale: «La nostra libertà non è negoziabile, quello che si sta facendo ora è stabilire Decreti non conformi alla Costituzione con la scusa dello “stato di emergenza”, scavalcando Parlamento, ma soprattutto popolo e democrazia», ribadisce. Lui, ventenne, oggi dipendente di un’azienda idraulica e da qualche tempo vicino al movimento «Vox Italia», fondato dal filosofo Diego Fusaro e che in città trova il sostegno anche del consigliere ed ex sindaco Marco Pipino, teme tutta questa situazione. Teme, anzi, è convinto di star «perdendo ogni sua libertà», trovando nella protesta silenziosa un modo per avvicinare la gente e trovare la forza di reagire a tutto ciò: «Questa che stiamo vivendo ora rischia di diventare la nuova normalità, una normalità che andrà a favorire le grandi multinazionali a sfavore dei piccoli imprenditori e tutto per un virus di tipo influenzale», sottolinea Alessandro.

Non siamo negazionisti

Per questo, quando ai telegiornali, che lui ora non guarda più perché «mostrano un unico pensiero, un unico canale di informazione», si era iniziato a parlare del movimento dei Gilet Arancioni, ci aveva visto una speranza, una possibilità di uscire da questa «dittatura silenziosa», restando poi deluso quando, così come si erano formati, si erano dissolti nel nulla.
«Quello che la gente crede erroneamente, perché così ci dipingono i telegiornali, è che noi siamo negazionisti. Falso! Io non nego che il coronavirus esista, io stesso tempo fa ho avuto per una settimana i sintomi; quello che critico è la censura da parte di questo sistema, queste scelte che più che essere mirate a migliorare questa situazione, pensano solo a toglierci libertà e normalità...».
Da queste parole si può anche capire perché proprio la scelta del capolavoro di Ray Bradbury come compagno di lettura domenicale sulla panchina della piazza del Municipio: «Così come nel libro, esiste ora una dittatura di cui non ci rendiamo conto fino a quando non la vediamo con i nostri occhi. Questo è quello che sto provando a fare nel mio piccolo, indirizzare lo sguardo di chi vuole ascoltare». Insieme a lui anche l’amico ed ex compagno di classe all’istituto superiore «Da Vinci», Simone Bortolato, seduto al suo fianco per l’intera mattinata.

Insomma, da parte di Torrente e del suo amico un grido alla libertà e alla normalità. Come poi, allora, risolvere le criticità degli ospedali ed evitare che il numero di morti continui ad aumentare (in Lombardia si è superato quota 19mila) non è dato sapersi.

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