Centri sociali: non solo occupazioni, anche social camp

Venerdì e sabato la sesta edizione del "Mundialito" al Boccaccio di via Rosmini

Centri sociali: non solo occupazioni, anche social camp
20 Settembre 2017 ore 09:28

Centri sociali: non solo occupazioni ma anche social camp

Mundialito social camp

Centri sociali: non solo occupazioni di edifici abbandonati, ma anche attività per la coesione sociale. E’ il caso della manifestazione “made in Boccaccio” in scena venerdì e sabato nel campo base del centro sociale in via Rosmini. L’iniziativa è promossa dal collettivo “Foa Boccaccio 003” e “Trattoria Bracesco”.

L’evento

“Sono venti le squadre che parteciperanno alla sesta edizione del Mundialito Social Camp – hanno spiegato gli organizzatori – appuntamento fisso settembrino con il quale dal 2012 si inaugura la stagione sportiva in Boccaccio, sottolineando la matrice popolare e antirazzista. In altre parole, significa promuovere sport senza far circolare denaro e contemporaneamente creare spazi e tempi nei quali le persone si avvicinano, stanno insieme, si confrontano dentro e fuori il terreno di gioco, abbattendo in questo modo quei confini fisici e mentali per colpa dei quali si diffondono nelle nostre città i germi della paura, del populismo, o dell’indifferenza”.

Lo sport “popolare”

“Il calcio, come ogni altro sport praticato nell’ambito dei progetti che si sviluppano in Boccaccio (boxe e rugby), è uno strumento, non un fine – hanno continuato – Aver recuperato il campo da gioco, averlo intitolato al partigiano monzese Enrico Bracesco, investire tempo ed energie nella manutenzione degli impianti e del manto erboso, organizzare eventi come il Mundialito non sono scelte derivanti solo dalla nostra passione sportiva, ma anche dalla consapevolezza che anche lo sport popolare costituisca un’occasione per veicolare messaggi di solidarietà, resistenza, conflittualità, uguaglianza, giustizia sociale, autorganizzazione, odio per ogni forma di razzismo, fascismo e sessismo”.

I protagonisti: soprattutto migranti

“Non è quindi un caso che la metà delle squadre iscritte sia formata da migranti – hanno chiarito – persone che nel tempo si sono avvicinate al nostro spazio, divenuto per loro un punto di riferimento per un’aggregazione libera e tutelata dalle tante minacce esterne”.

La critica alla Giunta Allevi

“Di questi tempi aver la possibilità di sperimentare giorno dopo giorno il valore di un’esperienza di questo genere non è assolutamente scontato – hanno dichiarato – Intorno a noi, soprattutto nella “nuova” Monza di Allevi & co., vediamo applicare ordinanze e decreti (dal daspo urbano ai militari per strada, delle ordinanze liberticide all’ossessione per la videosorveglianza) che puntano a desertificare gli spazi urbani, irreggimentare tempi e abitudini, ghettizzare e nascondere le minoranze “fastidiose”, incanalare il flusso delle relazioni sociali esclusivamente in ambiti controllati dall’alto (lavoro, web, spazi di consumo, grandi eventi, etc…)”.

 

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