Lo studio del San Matteo di Pavia

Coronavirus, 7 varianti virali già nella prima fase della pandemia

"SARS-CoV-2 circolava in modo silente in tutto il territorio lombardo già un mese prima del primo caso diagnosticato in provicia di Lodi".

Coronavirus, 7 varianti virali già nella prima fase della pandemia
Cronaca Brianza, 24 Gennaio 2021 ore 11:53

Coronavirus, 7 varianti virali già nella prima fase della pandemia: ecco lo studio del San Matteo di Pavia.

Sette varianti virali già nella prima fase della pandemia

I ricercatori dell’Università Statale di Milano, insieme con i colleghi del Policlinico San Matteo di Pavia e dell’Ospedale Niguarda di Milano, hanno indagato la variabilità di SARS-CoV-2 attraverso una mappatura del virus circolante in Lombardia già dai primi mesi dell’epidemia.

La ricerca tra febbraio e aprile 2020

La ricerca, sostenuta da Fondazione Cariplo e appena pubblicata su Nature Communications, ha permesso il sequenziamento completo di 346 genomi collezionati in tutto il territorio lombardo tra febbraio e aprile 2020. I ricercatori hanno evidenziato la presenza massiccia di ben 7 varianti virali, alcune di queste selezionatesi probabilmente all’interno della stessa regione ed altre introdotte da territori dislocati geograficamente in un intervallo temporale ridotto.

Il virus circolava da tempo in modo silente

Tre varianti su 7 hanno subito una amplificazione tale da consentire la presenza di importanti cluster locali di trasmissione la cui origine risalirebbe ai primi giorni di febbraio. Ciò indica che SARS-CoV-2 circolasse in modo silente in tutto il territorio lombardo già un mese prima del primo caso diagnosticato in provicia di Lodi.

Due sub-epidemie

Grazie ad un approccio filogeografico, la circolazione dei diversi lignaggi si è inoltre mostrata fortemente legata al territorio. Ciò ha portato alla identificazione di almeno due sub-epidemie sostenute da varianti differenti, una preponderante nel Sud della Lombardia, con le province di Lodi e Cremona investite maggiormente, e l’altra diffusasi principalmente nel nord della Lombardia, con Bergamo e i suoi territori adiacenti (esempio Alzano e Nembro) maggiormente colpiti.

L’importanza della sorveglianza epidemiologica

Il lavoro, a cui la Statale ha contribuito con il team di Claudia Alteri, docente del dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia, sottolinea l’importanza e la necessità di una sorveglianza epidemiologica continua dei genomi circolanti nel territorio, che possa individuare nell’immediato la selezione e la circolazione di nuove mutazioni, ponendone un freno alla diffusione.

 

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