La storia

Da ginecologa ai reparti Covid, la nuova sfida

Claudia Calienno, è uno dei professionisti in prima linea agli Istituti Clinici Zucchi di Monza

Da ginecologa ai reparti Covid, la nuova sfida
Monza, 10 Aprile 2020 ore 08:30

Lavorare per anni come professionista in un campo che ben si conosce e poi, durante un’emergenza, essere pronti a imparare qualcosa di diverso e in qualche modo reinventarsi.
E’ quanto è capitato a Claudia Calienno, 40 anni, monzese, ginecologa alla Clinica Zucchi. La quale, chiamata in supporto ai colleghi che stanno gestendo i pazienti con il Covid-19 in via Zucchi, non si è tirata indietro, anzi si è rimboccata le maniche.

Una nuova sfida

«Io aiuto nella parte burocratica, con noi anche ortopedici e un anestesista di 71 anni che è tornato in servizio. Ci siamo messi tutti a disposizione, è un’emergenza e fa paura, soprattutto per chi come me alla sera torna da suo figlio, ma era la cosa giusta da fare».
Eppure nessun medico, infermiere o Oss si è tirato indietro e tutti, nonostante la paura e la fatica, stanno mostrando un impegno incredibile. «Gli anestesisti e gli internisti sono in prima linea ormai dall’inizio dell’emergenza – aggiunge la monzese – Io sono subentrata come altri specialisti in un secondo tempo quando i malati sono continuati ad aumentare per cui si è reso necessario aprire nuovi reparti. La difficoltà è la tristezza nel vedere un cambiamento così radicale in una clinica dove fino a poco fa vivevo la mia quotidianità lavorativa. È cambiato tutto, i malati sono estraniati, chiusi nelle loro camere e ci vedono bardati. Gli occhi che si incrociano tra sanitari e pazienti sono gli unici motivi di conforto. Proprio noi abituati a dare coraggio e a stare vicini in tutti i modi possibili ai pazienti, ci sentiamo impotenti».

La paura e la fatica

Non è facile nemmeno resistere per ore con le tute anti contagio e i primi giorni anche lei arrivava a sera distrutta. «Ci vuole anche 15 minuti a indossarle, non si può bere nè andare in bagno, si suda e ogni azione diventa difficilissima», spiega. Poi c’è il timore di vedere colleghi ammalarsi e di cercare di stare lontano dai propri cari. «Stiamo facendo anche degli studi per capire come mai le donne siano meno colpite da conseguenze gravi e forse si tratta di un fattore di protezione ormonale, ma è ancora un virus sconosciuto».
Diverse sono anche le manifestazioni. «Abbiamo avuto una donna arrivata in Pronto soccorso con un forte dolore all’addome, una volta avremmo pensato a un appendicite e invece era Covid, ora è intubata.E’ come se fossimo tornati sui banchi».

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