Il caso

Due Tribunali, due sentenze e il futuro di una bimba

Una bimba di sei anni e il dramma di una mamma di Lissone

Due Tribunali, due sentenze e il futuro di una bimba
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Da una parte il Tribunale di Monza e la sua sentenza; dall’altra quello dei Minori di Milano che sancisce l’esatto contrario. Nel mezzo, Silvia e la sua bimba di 6 anni, vittime di un vero e proprio paradosso legale senza precedenti.

Due sentenze contraddittorie e il futuro di una bimba (e di sua madre)

E’ una storia tutta «all’italiana» quella che ha per sfortunata protagonista una mamma di Lissone di 43 anni, che da oltre cinque anni lotta per ottenere l’affido della propria bambina. E  non solo contro il padre della piccola, ma anche contro l’incoerenza e le anomalie del sistema giudiziario. Perché se un organo stabilisce l’affido super esclusivo della madre, l’altro no e anzi richiede l’immediato trasferimento della bambina al compagno della donna, che attualmente vive in Belgio.
Tutto ha avuto inizio  nel 2013 quando  Silvia ha conosciuto  un uomo di origine belghe, una relazione dalla quale nel 2015 è nata una bambina.

«I problemi sono cominciati già durante la gravidanza - racconta la donna - Il mio compagno voleva che partorissi in Belgio, ma di fronte al mio rifiuto aveva iniziato a diventare freddo e minaccioso. Anche dopo la nascita di nostra figlia ha continuato a pretendere che mi trasferissi definitivamente da lui, vicino a Bruxelles, ma io non potevo farlo visto che qui avevo già un altro figlio avuto da un precedente matrimonio. Ben presto le violenze si sono fatte più intense, sia a livello verbale che fisico, tanto che in più di un’occasione ho anche dovuto chiamare la polizia in casa. Ho anche sporto regolari denunce e tuttora ci sono indagini in corso per maltrattamenti».

Nel 2018 la prima svolta

«Dopo due anni da disoccupato, il mio compagno ha trovato lavoro a Tolosa, in Francia, e qui vi sarebbe rimasto per qualche mese - prosegue la lissonese - Per due volte ho portato da lui la bimba, perché trascorressero del tempo insieme, ma la seconda volta, qualche giorno prima di andare a riprenderla, il padre mi ha scritto un messaggio in cui diceva che non l’avrei più avuta indietro. Da quel momento è diventato irraggiungibile e per me è stato un incubo. Per mesi non ho più avuto notizie: in Francia, dove alloggiava in un appartamento, ho successivamente scoperto che aveva fatto ritorno in Belgio con la piccolina, lasciando addirittura il proprio lavoro. Subito ho presentato una denuncia nei suoi confronti per sottrazione di minore in tribunale a Bruxelles, ma la pratica è stata successivamente spostata in Italia, dove lui è attualmente imputato».

Dopo aver rintracciato padre e figlia, Silvia è costretta ad accettare un accordo con l’ormai ex compagno. Un documento che però si è rivelato fonte di ulteriori problemi.
«Ero disperata e ormai al limite, quell’accordo mi sembrava l’unica via per tornare a rivedere mia figlia - spiega la donna - In base alle carte, io e la bimba avremmo dovuto trasferire momentaneamente la residenza in Belgio, anche se la sua principale sarebbe stata fissata a casa del padre, il quale, congiuntamente a me, avrebbe potuto esercitato la responsabilità genitoriale. Inoltre avrei rinunciato ai procedimenti giudiziari già attivi in Italia. Ho accettato tutto pur di riaverla con me, ma non ho mai firmato quel documento perché l’intesa era da intendersi subordinata a un’udienza di ratifica che si sarebbe dovuta tenere nel gennaio 2019, ovvero tre mesi dopo».
Ma in Tribunale Silvia e l’uomo non ci sono mai andati. I giudici, infatti, ritengono valido l’accordo nonostante non sia mai stato sottoscritto e non ci sia mai stata alcuna udienza. E nel marzo dello stesso anno, dopo i continui maltrattamenti, Silvia torna in Italia e porta con sé la piccola.

L'inizio di una battaglia legale e delle due sentenze inconciliabili

«A dicembre 2019 il Tribunale di Monza ha sancito  l’affido super esclusivo in mio favore, ovvero mi garantisce la completa potestà e dichiara l’incapacità genitoriale del padre, che intanto aveva deciso di troncare ogni rapporto sia con me che con nostra figlia - dice ancora la lissonese - Ma il Tribunale dei Minori, che nel frattempo si era interessato alla questione, dichiara l’esatto contrario. Senza preoccuparsi minimamente del mio affido esclusivo, recepisce il primo accordo firmato in Belgio con il padre della bambina e delibera che mia figlia deve far ritorno in Belgio, presso la residenza fissata nella documentazione».

Recentemente il suo ex compagno, è tornato a farsi vivo e ha ottenuto alcuni incontri con la figlia che si sono tenuti in Comune a Lissone. L’ultima volta che si erano visti era stato dicembre 2019, poi quasi due anni di assoluto silenzio. Ma il Tribunale dei Minori è stato fermo e risoluto: la bambina deve tornare in Belgio entro la fine del mese.
«Sono disperata, mai mi sarei aspettata di arrivare fino a questo punto - chiosa la donna ormai esausta - Con il mio avvocato, una persona straordinaria che ha iniziato a seguirmi dal momento più complicato, stiamo lavorando per capire cosa fare subito dopo le feste natalizie. Resto però sconcertata dalle anomalie del nostro sistema giudiziario: com’è possibile che un Tribunale (quello dei Minori, ndr) prenda una decisione del genere senza considerare le altre sentenze? Come può aver deliberato in mezz’ora il rimpatrio di una bambina di sei anni sulla base di un foglio di carta concordato in condizioni estreme da parte mia senza però considerare l’intera vicenda e l’evoluzione del contesto? Sono letteralmente a pezzi. Riportare mia figlia dal padre sarebbe a tutti gli effetti una violenza nei suoi confronti e io non voglio traumatizzarla più di quanto già non lo sia a causa della situazione. Da madre ho il compito di tutelare mia figlia e difenderò questo diritto fino in fondo: non posso permettere che qualcuno la porti via, perché sono certa che se dovesse salire sul quell’aereo per il Belgio, io non la vedrei più».

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