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Il caso

Fabrizio Corona lascia il Niguarda, ora si trova in carcere a Monza

L'ex agente fotografico una decina di giorni fa si era ferito dopo l'arrivo degli agenti di Polizia Penitenziaria che dovevano condurlo in carcere per aver violato le prescrizioni degli arresti domiciliari.

Fabrizio Corona lascia il Niguarda, ora si trova in carcere a Monza
Cronaca 23 Marzo 2021 ore 11:34

Fabrizio Corona lascia il Niguarda, ora si trova in carcere a Monza. L’ex agente fotografico una decina di giorni fa si era ferito dopo l’arrivo degli agenti di Polizia Penitenziaria che dovevano condurlo in carcere per aver violato le prescrizioni degli arresti domiciliari.

Fabrizio Corona lascia il Niguarda, ora si trova in carcere a Monza

Nella serata di ieri, lunedì 22 marzo, il noto ex agente fotografico è stato dimesso dall’Ospedale Niguarda di Milano, dove era ricoverato nel reparto di psichiatria da una decina di giorni, ed è stato condotto in carcere a Monza.

Corona, lo ricordiamo, l’11 marzo scorso si era ferito volontariamente quando ha saputo che i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano avevano revocato il differimento pena in detenzione domiciliare, concessogli nel 2019 a causa di una patologia psichiatrica, a causa di una serie di violazioni delle prescrizioni.

Dopo essere stato medicato dai soccorritori, Corona era stato trasportato al Niguarda dove è rimasto per diversi giorni nel reparto di di psichiatria e dove ha portato avanti anche uno sciopero della fame per protestare contro la decisione dei giudici. Una decisione che, secondo gli avvocati dell’ex fotografo, avrebbe disatteso tutte le relazioni degli esperti in cui si affermava che Fabrizio Corona avrebbe dovuto proseguire il percorso di cure fuori dal carcere.

Sul caso Corona interviene anche il Garante dei detenuti

Anche il Garante dei detenuti di Regione Lombardia Carlo Lio è intervenuto sul caso di Fabrizio Corona.

“Il caso di Fabrizio Corona e il clamore mediatico che ne è conseguito consente al mio ufficio, l’Autorità Garante, di riproporre all’attenzione generale un tema gravoso e urgente come quello della patologia psichiatrica e della possibilità di cura nei contesti carcerari. Ricordo che la salute e la dignità delle persone ristrette in carcere è affidata all’Istituzione e farsene carico nel migliore dei modi è un dovere e, al contempo, un indice che qualifica la nostra società”.

Per Lio all’interno degli istituti di pena le persone che hanno dei disturbi psichiatrici difficilmente riescono ad ottenere trattamenti adeguati.

“L’idea di un carcere meramente punitivo non appartiene alla nostra civiltà giuridica – spiega Lio. L’esperienza che ho maturato mi porta ad affermare che, all’interno degli istituti di pena, le persone a cui è stato diagnosticato un disturbo psichiatrico difficilmente riescono ad ottenere trattamenti adeguati. I Garanti sono costantemente impegnati nel tentativo di risolvere le criticità che si riscontrano nelle strutture carcerarie e alcuni macroproblemi impongono di riflettere non sulla gestione del quotidiano ma sul sistema nel suo complesso. La finalità della pena è sempre la riabilitazione degli individui ed è orientata, per principio, al reinserimento dei condannati in un possibile contesto socio-lavorativo”.

Secondo Lio inoltre le persone che presentano patologie psichiatriche sono tra le categorie più fragili, esposte alle carenze strutturali del sistema e per costoro andrebbe formulato un progetto concreto, predisposto da una équipe di professionisti, comprensivo di professionalità cliniche.

“Questo percorso non può prescindere dalla presa in carico sanitaria del soggetto e dall’individuazione del luogo più idoneo al percorso riabilitativo formulato, che spesso non è compatibile con le strutture detentive carcerarie. Si auspica pertanto che le valutazioni tecniche psichiatriche e psicologiche dei clinici concorrano a determinare le misure più idonee individuate dai magistrati per i soggetti che presentino una diagnosi di patologia psichiatrica acclarata”.

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