L'indagine della Guardia di Finanza

Frode fiscale e contributiva: sequestrati ad un imprenditore beni per oltre due milioni e mezzo di euro 

Nei guai una società con sede legale a Sesto San Giovanni.

Frode fiscale e contributiva: sequestrati ad un imprenditore beni per oltre due milioni e mezzo di euro 
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Nel corso degli ultimi giorni, i Finanzieri della Compagnia della Guardia di Finanza di Olgiate Comasco, all'esito di una incisiva attività investigativa, svolta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Monza, hanno eseguito un Decreto di sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari, nei confronti di una società e del proprio amministratore per un valore complessivo di oltre 2 milioni e 700 mila euro.

Frode fiscale e contributiva: sequestrati ad un imprenditore beni per oltre due milioni e mezzo di euro

Le attività d’indagine sono iniziate successivamente ad un ordinario controllo in materia di lavoro sommerso, intrapreso nei confronti di un cantiere edile operante in località Beregazzo con Figliaro (in provincia di Como), a seguito del quale sono stati avviati mirati approfondimenti investigativi volti a verificare la corretta instaurazione dei rapporti di lavoro subordinato.

In particolare, sin dai primi accertamenti, è emerso come la società sottoposta a controllo, con sede legale in Sesto San Giovanni, avesse avuto alle dipendenze, dal 2015 al 2021, circa 75 operai, inquadrati quali lavoratori subordinati, temporaneamente distaccati da una azienda di diritto rumeno, in forza al D.Lgs. 136/2016 (distacco transnazionale di lavoratori).

La normativa

La particolare normativa consente alle imprese stabilite nel territorio europeo di distaccare temporaneamente i propri lavoratori dipendenti a favore di altre imprese, stabilite in altro stato membro, mantenendo tuttavia il profilo fiscale e contributivo (quindi tasse e previdenza sociale) nel paese distaccante. I primi sospetti sono sorti quando, interrogando alle banche dati in uso al Corpo i nominativi dei lavoratori, dichiaratisi come distaccati di una azienda rumena, è emerso che gli stessi si erano stabiliti sul territorio nazionale, assieme ai rispettivi nuclei familiari, già da moltissimi anni e che addirittura alcuni di questi, pur percependo regolarmente il proprio stipendio, erano riusciti a richiedere ed ottenere il beneficio del reddito di cittadinanza, in quanto, dichiarando il rapporto di lavoro esclusivamente alle autorità rumene, in Italia risultavano del tutto disoccupati.

Le indagini

Le verifiche esperite, quindi, hanno consentito di conclamare come la scelta imprenditoriale di impiegare personale formalmente inquadrato da una azienda di diritto estero fosse esclusivamente finalizzata all’evasione contributiva e previdenziale, in quanto ordinariamente sottoposta ad aliquote fiscali e contributive di molto inferiori a quelle nazionali.

L’indagine, infatti, espletata attraverso l’esecuzione di accertamenti documentali, perquisizioni locali e acquisizioni tecniche, ha permesso di dimostrare l’artificiosa costruzione giuridica dei rapporti intercorsi tra l’azienda italiana e quella rumena, risultata essere del tutto inesistente e gestita dal medesimo indagato da un ufficio stabilito all’interno del proprio domicilio.

Il sequestro

Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Monza, su proposta della competente Procura della Repubblica, fermo restando la presunzione d’innocenza per i soggetti denunciati penalmente, ha emesso apposito Decreto di sequestro preventivo, nei confronti della società italiana e del proprio rappresentante legale, fino a concorrenza della somma di 2.748.937,04 €, pari al danno cagionato alle casse dello Stato.
Al momento, sono stati sottoposti a sequestro denaro contante per circa 830 mila euro ed un’abitazione di pregio sita a Sesto San Giovanni (MI) del valore di oltre 600 mila euro.

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