Fu uccisa in Somalia, suor Leonella sarà proclamata Beata

La cerimonia solenne in onore della missionaria martire, vittima di un agguato nel 2006, si terrà domani mattina, sabato, al Duomo di Piacenza

Fu uccisa in Somalia, suor Leonella sarà proclamata Beata
25 Maggio 2018 ore 15:34

Una suora sestese sarà proclamata Beata. Domani mattina, sabato 26 maggio, una delegazione della parrocchia di San Giuseppe sarà presente al Duomo di Piacenza per la beatificazione di suor Leonella Sgorbati, uccisa nel 2006 mentre era in missione in Somalia.

Originaria di Gazzola, è cresciuta nel quartiere Rondò

La cerimonia solenne si terrà a Piacenza, provincia di nascita di suor Leonella, al secolo Rosa Maria Sgorbati, nata nel 1940 a Gazzola. Ma la missionaria si è trasferita da piccola a Sesto San Giovanni, città dove è cresciuta e ha maturato la sua vocazione che l’ha portata in Africa ad aiutare i più poveri. Un volto noto in particolare nel quartiere del Rondò dove i suoi genitori gestivano un negozio di fruttivendolo. Rosa Maria trascorse l’infanzia e l’adolescenza nella parrocchia di San Giuseppe.

Una vita trascorsa in missione in Africa

A vent’anni entrò nelle suore Missionarie della Consolata. Professò i voti tre anni dopo, assumendo il nome religioso di suor Leonella. Quindi partì per il Kenya, dove operò soprattutto come ostetrica. Si dice che durante la sua attività in Africa fece nascere circa 4.000 bambini. Nel 2001 cominciò a fare la spola tra il Kenya e la Somalia, segnata dalla guerra civile. A Mogadiscio fondò un centro per la preparazione di infermieri e ostetriche somali.
Un lavoro, una devozione e una testimonianza di fede grande, molto apprezzata dalle popolazioni locali.

Il martirio in Somalia

L’ultimo rientro a Sesto risale alla primavera del 2006, pochi mesi prima del suo assassinio avvenuto il 17 settembre 2006. Suor Leonella, all’epoca 66enne, stava tornando a casa dopo le lezioni tenute in ospedale quando sette colpi di arma da fuoco la raggiunsero, ferendola gravemente. Fu portata in ospedale, ma non fu possibile curarla. Le sue ultime parole prima di spegnersi furono “Perdono, perdono, perdono”.
Non vi è certezza sui motivi dell’omicidio, ma di certo sono legati al suo ruolo di missionaria cristiana. Un martirio vero e proprio per riconoscere il quale nel 2013 la diocesi di Mogadiscio aprì la causa di beatificazione. L’8 novembre 2017 papa Francesco aveva autorizzato la promulgazione del decreto con cui la missionaria era stata ufficialmente riconosciuta come martire.

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