Gestori di siti web responsabili dei commenti diffamatori pubblicati dai lettori

Il gestore di un sito, anche non professionale, è responsabile dei commenti dei lettori, anche di quelli non anonimi, e rischia quindi una condanna in caso di diffamazione

Gestori di siti web responsabili dei commenti diffamatori pubblicati dai lettori
05 Gennaio 2017 ore 13:28

Attenzione agli internauti dal “commento facile” e soprattutto ai “leoni da tastiera”. I gestori di siti sono avvisati. Ma non solo loro, tutti gli utenti. Il gestore di un sito, anche non professionale, è responsabile dei commenti dei lettori, anche di quelli non anonimi, e rischia quindi una condanna in caso di diffamazione.

È quanto stabilito, per la prima volta, da una sentenza pubblicata nei giorni scorsi dalla Corte di Cassazione.

Al centro della sentenza, il “caso Tavecchio”, presidente della Figc diffamato da un commento pubblicato nel 2009 sul sito Agenziacalcio.it, che per questa vicenda era stato anche oscurato. L’autore del commento, inserito autonomamente, definiva Tavecchio “emerito farabutto” e “pregiudicato doc”, allegando il certificato penale. In primo grado il gestore era stato assolto, in secondo grado condannato e ora la Cassazione conferma: dovrà pagare 60 mila euro a Tavecchio, per “concorso in diffamazione”. Per la Cassazione c’è concorso perché il gestore doveva sapere dell’esistenza di quel commento, visto che l’autore gli aveva mandato una mail contenente il certificato penale di Tavecchio.

Ma aldilà delle vicende processuali, la situazione è davvero ingarbugliata. Adesso, con questo orientamento che per la prima volta arriva in Cassazione, rischia di essere molto difficile gestire un sito web che abbia commenti. I gestori dovrebbero controllare ogni commento, chiedersi se può essere o no diffamatorio. Anche di quelli non anonimi. La questione rischia di avere ricadute notevoli sul sistema dell’informazione web. È facile riscontrare che molti siti, anche testate giornalistiche, o collegati a gruppi politici contengono commenti con una forte carica diffamatoria. Il gestore sarà costretto a scegliere tra il minore dei mali. Rischiare una condanna, scegliere di censurare preventivamente commenti o togliere questa possibilità agli utenti, con grave danno alla libertà di espressione.

Ora però bisognerà vedere se, lo stesso principio sarà valido anche per commenti che gli utenti metteranno sotto a un post Facebook o se piuttosto non ne sia responsabile Facebook. Una situazione, come si diceva, piuttosto difficile da comprendere, anche perché la giurisprudenza sembrava finora orientarsi in modo diverso: la Corte di Giustizia europea ritiene, infatti, non responsabili i gestori anche per commenti anonimi.

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