“Gli italiani non lavorano” – la risposta dell’imprenditore insultato sul web

La reazione di Mario Loda alle offese del web per la sua scelta di offrire lavoro ad un rifugiato. Ecco cosa ne pensa l'imprenditore brianzolo.

“Gli italiani non lavorano” – la risposta dell’imprenditore insultato sul web
24 Novembre 2017 ore 12:10
“Prima di parlare, le persone, dovrebbero informarsi: dare lavoro agli italiani? Io ci ho provato, non sono una persona che si tira indietro. Ce l’ho messa tutta ma la verità è che nessuno vuole più sporcarsi le mani”. Sono le parole di Mario Loda, l’imprenditore di Brugherio diventato «famoso» per aver dato la possibilità di apprendere un lavoro a Ibe Kenneth Chinedu, un rifugiato politico nigeriano che, da 5 mesi, è entrato a far parte della “grande famiglia” dell’azienda “Fratelli Loda”.

Cosa è successo

La sua è una piccola impresa associata a Confartigianato Monza, presente dal 1973 sul territorio. Aveva fatto scalpore, sul web, il fatto che l’imprenditore avesse scelto di offrire un lavoro a un profugo piuttosto che a un italiano. E a tal punto aveva innervosito i concittadini da venir letteralmente messo in croce dal popolo del web. Su di lui erano piovute addirittura maledizioni, che tiravano in causa anche il rifugiato. “Speriamo ti sciolga nell’olio”, aveva addirittura scritto qualcuno, come abbiamo raccontato sul Giornale di Monza. Letto l’articolo, l’imprenditore, non ci ha pensato un attimo a ricontattare la redazione.

Gli italiani “al lavoro”

Sono almeno due i casi significativi più recenti ma ce ne potrebbero essere altri in più di 40 anni di storia dell’azienda. Il primo: un uomo di 58 anni, appartenente alla categoria dei disoccupati in difficoltà ad essere ricollocati nel mondo del lavoro. “Era un padre di famiglia ma è durato tre giorni – ha raccontato Loda – sembrava avere le competenze necessarie ma, sul campo, non era preparato. Abbiamo dovuto rifare completamente i lavori che gli erano stati assegnati”. Differente la situazione che si è venuta a creare nel secondo caso, un giovane 23enne brianzolo arrivato in azienda tramite agenzia interinale. Un mese e mezzo di prova e poi la proposta di un contratto a tempo indeterminato, occasione più unica che rara di questi tempi. “Dopo la firma del contratto sono cominciate le assenze, talvolta ingiustificate – ha raccontato l’imprenditore – ho provato a capire quale fosse il problema, ho parlato con il ragazzo finché, un giorno mi è arrivata una mail con una lettera di dimissioni”. “Mi licenzio perché non sono felice”, questa la motivazione principale. Due storie, due “categorie” standard del mondo dei disoccupati italiani, quelli che vogliono il lavoro ma che non sono disposti a scendere a compromessi. Giovani che hanno perso la voglia di imparare il mestiere, insomma, secondo Loda. “Noi affianchiamo le persone che lavorano con noi, non possiamo disperdere tutta l’esperienza che c’è”, ha spiegato l’imprenditore.

Una vita di sacrifici

Parliamo di un uomo di 72 anni che ancora si alza la mattina per aprire il portone dell’azienda, dove trovano lavoro cinque operai di cui solo uno è straniero. Un imprenditore che ha instaurato anche una collaborazione con le scuole per l’alternanza scuola-lavoro, proprio per il desiderio di trasmettere le conoscenze ai più giovani. Anche se, ora, sembrano avergli voltato le spalle. Ha tutto il piglio (e la parlata del brianzolo che lavora duro), ma non è uno che fa caso al colore della pelle. “Non mi sono mai posto il problema della nazionalità quando ho effettuato la selezione del personale – ha proseguito l’imprenditore – se una persona vale è giusto che venga valorizzata”. Come Kenneth, che arriva in azienda mezz’ora prima dell’orario di inizio e si mette a scopare in terra prima di iniziare a saldare. Come ha commentato la notizia il migrante? “Non do peso a questi commenti, continuerò a fare del mio meglio”.

La reazione

“Quando ho letto l’articolo, mi hanno infastidito le offese – ha chiosato Loda – ognuno di noi ha la propria storia e si possono avere idee diverse. Non temo il confronto ma insultare è una mancanza di rispetto”.