Golosaria premia il Doma Num di Carate Brianza

Un bel riconoscimento (il secondo dopo la doppia forchetta conquistata sulla «Guida Michelin Italia» 2018) per Luca Alfonso, 35 anni, chef e patron del ristorante di via Ugo Bassi inaugurato nel maggio del 2017.

Golosaria premia il Doma Num di Carate Brianza
Caratese, 14 Novembre 2018 ore 07:55

Golosaria premia il ristorante «Doma Num» di Carate Brianza.

La prestigiosa «faccina radiosa» assegnata dalla guida «Gatti e Massobrio» – il taccuino dei ristoranti d’Italia – è arrivata appena a un anno e mezzo dalla apertura del ristorante.
Un bel riconoscimento (il secondo dopo la doppia forchetta conquistata sulla «Guida Michelin Italia» del 2018) per Luca Alfonso, 35 anni il prossimo venerdì, chef e patron del «Doma Num», ristorante di via Ugo Bassi inaugurato alla fine di maggio del 2017 negli spazi che per dodici anni sono stati la casa del «Ritrovo» di Roberto Pirelli e Paola Tosi. Il riconoscimento è arrivato nel corso della fiera «Golosaria», la 13esima edizione della rassegna del gusto che si è tenuta nei giorni scorsi a Milano.

Luca Alfonso, chef e patron del Doma Num con il suo staff premiato a Golosaria 2018

“Faccina radiosa” per il locale di via Ugo Bassi

Un premio che colloca lo chef caratese tra i 510 migliori ristoranti d’Italia. La «faccina radiosa» è infatti il simbolo scelto dal «Gatti e Massobrio» per premiare i ristoranti «10 e lode», sui circa 2700 recensiti dalla guida fondata dai giornalisti e critici enogastronomici Marco Gatti e Paolo Massobrio. Dentro i segreti del successo dello chef «caratese» che si ispira a Leonardo da Vinci (le idee dei piatti li disegna a mano con la grafite – la matita rossa – del genio toscano) ci sono il talento e la passione di un giovane che si è avvicinato ai fornelli appena quattordicenne. Pochi tavoli, eleganza, atmosfera.
«Uno chef dalle idee chiare, che fa una proposta gastronomica che muove tra Lombardia e Sicilia, con giocate di notevole talento, con piatti che sono sintesi felice di tradizione e fantasia», scrive di lui il critico Marco Gatti.

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