Scoperta

Il bozzetto passato da Nova Milanese era proprio di Leonardo

Lo rivela uno studio della ricercatrice internazionale Annalisa Di Maria, membro del Comitato di esperti di arte e letteratura del Centro per l’Unesco di Firenze

Il bozzetto passato da Nova Milanese era proprio di Leonardo
Desiano, 16 Novembre 2020 ore 15:20

Il bozzetto passato da Nova Milanese era proprio di Leonardo. Lo rivela uno studio della ricercatrice internazionale Annalisa Di Maria, membro del Comitato di esperti di arte e letteratura del Centro per l’Unesco di Firenze

Il bozzetto passato da Nova Milanese era proprio di Leonardo

Il bozzetto a sanguigna passato dallo studio novese del fotografo Stefano Masciovecchio è proprio un Leonardo. Ad affermarlo è uno studio di oltre di 60 pagine della ricercatrice internazionale Annalisa Di Maria, membro del Comitato di esperti di arte e letteratura del Centro per l’Unesco di Firenze. Questa scoperta potrebbe mettere in discussione l’attribuzione del celebre dipinto Salvator Mundi datato 1499, tra l’altro l’opera d’arte più costosa della storia acquistata da un privato. Contorni sfumati, volto girato di tre quarti, filigrane della fine del 1400: tutto porta alla mano del Maestro del Rinascimento toscano.

ll “ritratto di Lecco”

Il disegno, di proprietà di una coppia di collezionisti, è stato presentato la prima volta al pubblico a dicembre dell’anno scorso durante una conferenza stampa a Palazzo Falck, sede della Confcommercio di Lecco. Era stato denominato “Il ritratto di Lecco” senza riferimento al genio fiorentino, ma alla luce delle recenti scoperte il nome del disegno potrebbe cambiare.  “La coppia mi ha chiesto di dedicarmi all’analisi dell’opera – racconta Di Maria – Mi ricordo che la prima volta che ho visto la sanguigna ho subito pensato: ‘è un Leonardo”.

“Le scoperte più importanti nascono per caso”

Proprio nell’anno del 500esimo della morte del celebre artista, sono iniziate le analisi fotografiche delle filigrane da parte di Masciovecchio, che ha anche uno studio a Lecco, e laboratoriali a cura della dottoressa Cinzia Paraboschi. “E’ proprio vero che le scoperte più importanti nascono per caso – afferma Di Maria – E’ stato importantissimo un lavoro di confronto con altre opere del Genio. L’occhio, l’ho subito ricondotto all’ Autoritratto di Torino. E’ davvero uguale, è impressionante”.

Disegno elaborato e ritagliato nel corso dei secoli

Il ritratto misura 24×17 centimetri, con tratti irregolari: “Sicuramente il foglio utilizzato era più grande – dice l’esperta – Nei secoli è stato di sicuro elaborato, ritagliato. In alcuni punti ci sono segni di marcatura di umidità, probabilmente perché i fogli erano arrotolati. Un modo di fare tipico di Leonardo”.

I simboli sulle filigrane

Tra le filigrane sono emersi simboli animali: si vede chiaramente un volatile, “che caratterizzava una carta di una casa ferrarese che veniva utilizzata a Milano a fine Quattrocento. Più precisamente, collocherei l’opera al 1492, esattamente due anni prima della creazione dell’Ultima Cena”, ha affermato la dottoressa.

Forse un bozzetto del Savator Mundi

Il ritrovamento di questa sanguigna, però, potrebbe costare caro all’attribuzione del Savator Mundi, battuto all’asta nel 2017 alla cifra da capogiro di 450 milioni di dollari e acquistato da un collezionista privato di Abu Dhabi. L’ipotesi ora è che Leonardo abbia realizzato il disegno e non il dipinto. “Ho sempre pensato che in quel dipinto non ci fosse la mano di Leonardo – nota la studiosa – Non c’è dinamicità, tipica invece dei suoi disegni. Si diceva che avesse preso ispirazione da Antonello da Messina, ma mi sembra assurdo che si rifacesse a qualcuno, lui che era in continua sperimentazione. D’altra parte, invece, si dice che Annibale Carracci per la sua ‘Testa di Cristo’ si sia ispirato a quello di Leonardo, che assomiglia molto più al disegno di Lecco che a quello venduto negli Emirati Arabi. In tutto ciò, è da considerare che il bozzetto era andato perduto”.

Cinquemila codici di Leonardo andati persi

A fine novembre a Firenze era in programma la conferenza stampa per presentare la scoperta al pubblico di tutto il mondo, ma a causa delle restrizioni sanitarie, questa è stata rimandata. “Sappiamo bene che ci sono circa cinquemila codici di Leonardo Da Vinci che nei secoli sono stati trafficati e molti andati persi. Il fatto che il disegno fosse nei pressi di Milano, dove il Genio ha soggiornato per vent’anni, è un punto a favore – spiega Di Maria – Questa volta, siamo riusciti a trovarne uno”.

Le ricerche di Masciovecchio

Il fotografo novese Masciovecchio ha passato il 2019 a lavorare su un codice del pittore toscano. Tutto è iniziato per caso: “La coppia che aveva comprato all’asta i disegni mi hanno chiesto di scattargli alcune fotografie con questo pezzo – racconta il fotografo – Quasi per scherzo, quando ho visto la sanguigna, gli ho detto ‘Sembra un Leonardo”. Da quel momento è iniziata la loro collaborazione.  “Tutto sembrava ricondurre al pittore – spiega Masciovecchio – In seguito, abbiamo fatto un gran lavoro di confronto con le altre opere”.

“Ho avuto l’onore di tenere in mano un Leonardo”

Quando è arrivato il responso del pool di esperti, per il fotografo è stata una gioia immesa: “Inizialmente era solo un foglio di carta, poi è ha assunto un’importanza inestimabile. Sono contento di essere stato tra le poche decine di persone al mondo non esperte del settore che hanno avuto l’onore di tenere in mano un Leonardo“.

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