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Festival di Sanremo

Il campione di Wheelchair hockey si scaglia contro Ibrahimovic e Amadeus

Ad innescare la polemica è stato il 36enne arcorese Mattia Muratore, ambasciatore dello sport paralimpico,  campione mondiale di Wheelchair hockey e capitano dello squadrone monzese degli Sharks di Monza

Il campione di Wheelchair hockey si scaglia contro Ibrahimovic e Amadeus
Cronaca Vimercatese, 10 Marzo 2021 ore 06:57

Il campione di Wheelchair hockey e avvocato Mattia Muratore si scaglia a muso duro contro il campione del Milan Zlatan Ibrahimovic e Amadeus, conduttore del Festival di Sanremo.

Muratore, 36enne arcorese ambasciatore dello Sport paralimpico,  campione del mondo di Wheelchair hockey, capitano dello squadrone monzese degli “Sharks” di Monza, non ha perso l’occasione per dire la sua e scagliarsi contro il trattamento riservato a Sanremo allo sportivo Donato Grande, atleta di Powerchair Football, sul palco dell’Ariston avvenuta giovedì sera 4 marzo 2020.

Muratore lo ha fatto con attraverso un lungo post pubblicato sul suo profilo Facebook.

Lo sfogo di Mattia

“…Dunque, già nei 30 secondi introduttivi, prima ancora dell’arrivo di Donato, Amadeus sgancia due boiate colossali che fanno accapponare la pelle e fanno subito intendere la direzione che verrà data all’incontro: sedia elettronica (avesse detto direttamente “sedia elettrica” sarebbe stato forse meglio) e soffre di disabilità. Poi entra Donato. Fa quel che può, non si può dire niente, cerca di reggere quell’onda d’urto di tristezza e compassione che aleggia sulla sua testa al meglio delle proprie possibilità. Dopodiché, presentato in pompa magna, fa il proprio ingresso Ibra. Sia lui che Amadeus sono elegantissimi nel loro abito rossonero. Donato, invece, è in maglietta da gioco, jeans e scarpe da tennis. Ad enfatizzare ancora di più la differenza tra lui e loro, tra gli adulti e il bambino, tra i grandi e il piccolo. Anche Ibra è un atleta. Anche lui fa sport. Perché non l’hanno fatto salire sul palco in maglietta, pantaloncini, scarpe con i tacchetti e calzettoni?
E poi, dev’essere uno scambio? E allora che scambio sia! Partendo dal presupposto che Donato, per ovvie ragioni, non può alzarsi in piedi e palleggiare con te, Zlatan, presentati tu sul palco seduto su una carrozzina da gioco come la sua e passatevi la palla! Te ne fai prestare una per 5 minuti e tac. Il gioco è fatto. Sarebbe bastata quell’immagine per cambiare il volto dell’incontro”.

L’attacco a Ibra

Non è  mancato anche un attacco di Muratore a Zlatan Ibrahimovic.

“Come se non bastasse Ibra se ne esce con una perla atomica tipo “passi la palla quasi meglio dei miei compagni” dando così, in un colpo solo, dell’imbranato a Donato e dell’handicappato a tutti i giocatori del Milan. Non era facile. Chapeu – ha continuato Muratore – Si passa quindi al tema delle barriere architettoniche. Amadeus, testuali parole, dice: “…solamente il 5% dei parchi gioco sono adatti alle esigenze dei bambini portatori di handicap”. Tralasciando un attimo il “portatori di handicap” che gia di per se mette i brividi…Parchi gioco??!! Ma veramente? Cioè noi abbiamo gli edifici pubblici che non sono accessibili, i tribunali che non sono accessibili, i marciapiedi che non sono accessibili, i mezzi di trasporto che lasciamo stare che è meglio e tu, Ama, tiri fuori i parchi gioco?! Con tanto di telecamera che immediatamente indugia sul viso di Donato Grande, che non è certo un bimbo bensì un uomo di una trentina d’anni che, forse, dei parchi gioco anche meno dai.Poi, per carità, ribadire il concetto che chi parcheggia nei posti per disabili è un coglione interstellare va sempre bene. Fare tutto ciò solo perché hai il disabile di turno sul palco e devi ottimizzare al massimo la sua presenza, un po’ meno”.

Lo scambio delle magliette

Il campione degli Sharks ha voluto anche puntualizzare lo scambio di magliette tra Donato Grande e il campione del Milan.

“Veniamo, poi, allo scambio della maglia. Ibra regala a Donato la sua del Milan, con il numero 11 e il suo nome dietro.Ok. Perché, invece, la maglia di Donato che viene data a Ibra riporta anch’essa il n. 11 (quello di Donato è il 10 – lo si vede da quella che indossa) e soprattutto la scritta Ibrahomovic? È la maglia di Donato Grande? Che ci sia scritto Grande, che cazzo! Insomma, l’unica parola che mi viene in mente per riassumere tutto ciò che è accaduto è questa: peccato.
È stata, senza dubbio, l’ennesima occasione persa. Sono straconvinto che sia Donato che la nostra Federazione volessero trasmettere un messaggio diverso. Un messaggio positivo, allegro, colorato, fatto di conquiste e cose belle.
Sarebbe bastato limitarsi a parlare di sport. Lo sport è, semplicemente, nella sua essenza piu vera e profonda, tutto questo”.

“I disabili e gli altri su due livelli diversi”

“E invece no. Mamma RAI, evidentemente, ritiene ancora che la narrazione più efficace quando si parla di disabilità sia questa qui. Sia il grande Campione ricco e famoso che regala un attimo di gioia e spensieratezza ad un povero bambino handicappato di 30 anni suonati omaggiandolo della sua maglia autografata. Sia ancora mettere i “disabili” e gli “altri” su due livelli diversi. Sia ancora enfatizzare più la malattia che la persona. Non è così, cazzo. O almeno, non è più così. La storia è cambiata. C’è bisogno di altro. Questa è roba vecchia, bollita, obsoleta. I disabili come Donato sono persone con due palle grandi come una casa, che si fanno un culo quadro ogni giorno per ritagliarsi la loro vita, i loro spazi, i loro diritti, la loro felicità. Per imporsi, al meglio delle loro possibilità, nella società in cui vivono. Per assicurarsi un futuro. Come voi. Come tutti. Iniziate a parlare di questo. Iniziate a parlare di vita vera”.

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