Il racconto di Arianna, dal buio del coma allo stage in redazione

L'arcorese Arianna Garrone ha ripercorso in prima persona l’incidente di cui è stata vittima un anno fa

Il racconto di Arianna, dal buio del coma allo stage in redazione
Vimercatese, 24 Luglio 2018 ore 07:55

La straordinarietà della normalità. E la normalità dello straordinario.
Arianna Garrone ha trascorso due settimane, fino a sabato scorso, nella redazione del Giornale di Merate. Dieci giorni di lavoro con noi cronisti di provincia, con le scarpe comode ai piedi, che cadenziamo le giornate tra i pezzi da scrivere e le corse sui codici rossi delle ambulanze.

I feriti, quando non hanno un nome, si assomigliano tutti

I feriti, quando non hanno un nome, si assomigliano tutti. Sono uomini, donne, di età più o meno precisata, protagonisti di fatti dalle modalità più disparate. Quando non sono gravi finiscono nelle brevi, qualche volta diventano “miracoli”, altre ancora tragedie, certe volte raccontiamo di qualcuno che “lotta per la vita”.

“Lo sapete? Anch’io una volta ho lottato per la vita…”

“Lo sapete? Anch’io una volta ho lottato per la vita…”. E’ così, al suo primo giorno, mentre osservava una prima pagina in lavorazione, che Arianna si è presentata alla nostra, ma ormai anche sua, redazione.

Poche parole, spontanee, disarmanti. Proprio noi che scriviamo di tutto e di tutti, che proviamo a sorprendere i lettori con inchieste e notizie fresche, spiazzati da un’adolescente. Sapevamo dell’incidente di Arianna.

Travolta mentre tornava a casa in bicicletta

Del resto chi quel 24 agosto dell’anno scorso non è venuto a conoscenza di quella ragazza travolta mentre tornava a casa in bici ad Arcore, in via Golgi? La corsa in ospedale, il coma, le cure, la riabilitazione e la disperazione dei genitori, che giorno dopo giorno ha lasciato spazio alla speranza. Quindi il ritorno a scuola. Poi una richiesta di stage inoltrata alla nostra redazione. Arianna Garrone, nome familiare… Eccome se lo era.

Ma come chiederle dell’incidente?

Ma come chiederle dell’incidente? E, poi, perché chiederglielo? Del resto sono fatti suoi. E’ stata lei però a trovare la chiave per raccontarsi, con la semplicità di chi addosso si porta i segni di quel drammatico investimento ma che, prendendo in prestito le sue parole, le ha permesso “di maturare in un modo che raramente è concesso ai suoi coetanei”.

Arianna si è raccontata di getto

Si è raccontata di getto, in una notte, mettendo in due cartelle un infuso del suo ultimo anno. Una prima bozza, una breve revisione, quindi il pezzo inviato come il più solerte dei cronisti. Una piccola autobiografia che ripercorre la drammaticità dell’incidente, con spunti di profonda riflessione.

Per i coetanei, ma anche per chi come noi si «”nutre”di cronaca. Perché ogni fatto può – e deve – essere osservato da diverse prospettive. Arianna ci ha offerto la sua, con una naturalezza e una spontaneità disarmanti.

“Voglio studiare Fisica”

“Mi piacerebbe pubblicare un libro sulla mia storia, un giorno”, ci ha confidato Arianna. La aiuteremo. Ahinoi, forse dovremo però accantonare l’idea di riaverla in redazione come giornalista, da «grande».

“All’università voglio studiare fisica. Mi piace scrivere, ma preferisco la fisica”, ci ha rivelato. Sorprendente.

SUL GIORNALE DI VIMERCATE IN EDICOLA DA STAMATTINA, MARTEDI’, POTRETE LEGGERE LA TESTIMONIANZA SCRITTA DIRETTAMENTE DA ARIANNA

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