Intenso

Ecco tutto quello che il Covid ha rubato ai giovani

Il video di Federico Nickl, 17enne del Frisi di Monza, mostra il punto di vista dei ragazzi

Monza, 01 Giugno 2020 ore 23:50

Sono andati a scuola un venerdì di febbraio senza sapere che sarebbe stata l’ultima volta.
Per tre mesi la loro esistenza fatta di risate tra i banchi, di sport con i compagni, di scherzi e di vita vera, si è come fermata. Congelata.
E ora che sono tornati piano piano a uscire lo devono fare con una mascherina sul volto, rispettando il distanziamento sociale in una fase di età in cui abbracci e vicinanza fisica sono la norma.
Eppure gli studenti monzesi, i giovanissimi, si sono comportati in modo esemplare (anche se fanno notizia solo quelli della Movida o quelli che non rispettano le regole).
Ma poi ci sono anche i tanti come Federico Nickl, 17 anni, studente del «Frisi» che si è perso quasi cento giorni di giovinezza e che ha voluto fare un video non solo per celebrare tutto quello che il Covid ha portato via a lui e ai suoi coetanei, ma anche per veicolare le buone pratiche che dobbiamo seguire per vincere la battaglia e tornare il più presto possibile alla normalità.

GUARDA IL VIDEO:

La vita congelata

Con sangue tedesco e argentino nelle vene, il lissonese, che frequenta il terzo anno di scientifico al Frisi, ama lo sport e quelle che chiama «le avventure» con i suoi amici. «I tuffi, i viaggi, le uscite in compagnia, insomma il divertimento sano che per tre mesi non abbiamo avuto e che ci è tanto mancato – spiega – Per questo ho voluto realizzare questo video con tutti i frame che avevamo girato prima dell’epidemia. Per noi è stato duro, ma lo è stato molto di più per chi ha perso la vita o gli affetti». Ma il video nel mostrare il bello della vita, non rinuncia a inquadrare anche i capi di Stato che annunciano la pandemia, i dati dei morti, le immagini delle Terapie intensive.

Il messaggio

Un messaggio che Federico e i suoi amici lanciano proprio all’altra faccia della gioventù, quella della Movida. «Perché dobbiamo stare attenti a non comportarci in modo sbagliato, seguiamo le regole per riavere al più presto quello che abbiamo perso». Quel mondo spensierato di cui avrebbero diritto, un’estate allegra dopo le fatiche della didattica a distanza, che ha mostrato una scuola italiana molto impreparata a gestirsi con la tecnologia e un modo alternativo di ripensare l’apprendimento.
«Non è stato facile, ma era l’unico strumento che avevamo e almeno ci ha tenuto impegnati e ci ha tenuto vicini, certo non è stato come la scuola, non si poteva scherzare, socializzare e fare amicizia come facciamo in classe – continua Federico – Ma almeno ci ha fatto respirare un po’ di normalità».
Mentre Federico e i suoi amici nutrono ancora la speranza, almeno a settembre, di poter rientrare in classe. «Per il momento sono uscito un paio di volte, con la mascherina, seguendo le regole e le distanze, confido in una riapertura nei prossimi mesi».
Per poter tornare a essere semplicemente… ragazzi.