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«Immagino che tu mi dica “Mamma sto arrivando”»

A un anno dalla tragica morte del 28enne di Birago Simone Mattarelli, Maria Formisano ricorda il figlio.

«Immagino che tu mi dica  “Mamma sto arrivando”»
Cronaca Seregnese, 15 Gennaio 2022 ore 16:00

«Quando ti penso, mi piace immaginare che tu mi dica “Mamma, sto arrivando. Non piangere, un giorno ci rincontreremo e ci abbracceremo”. Nel frattempo vivrò di ricordi di te, il mio bellissimo figlio volato in Cielo».
E’ il commovente pensiero che Maria Formisano ha dedicato al figlio Simone Mattarelli il 3 gennaio, nell’anniversario della sua tragica scomparsa.

A un anno morte Maria Formisano ricorda il figlio

E’ passato un anno da quando il 28enne di Birago che lavorava come gommista alla ditta Gorla di Cantù venne trovato impiccato in un’azienda in via Primo Maggio a Origgio. La notte precedente era stato protagonista di un rocambolesco inseguimento da parte dei Carabinieri, iniziato perché il giovane, alla guida della Bmw della madre, a Cantù non si era fermato a un posto di controllo.
Un anno in cui l’immenso dolore per la sua morte non è diminuito, così come non si sono ricucite le profonde ferite nel cuore di Maria, di Luca Mattarelli, padre di Simone, e del fratello minore Matteo. Ma è stato anche un anno in cui i familiari si sono fatti forza e hanno cercato di andare avanti ponendosi come unico obiettivo la ricerca della verità. Con determinazione e caparbietà hanno infatti portato avanti una battaglia, che continua tuttora, per fare luce sulla vicenda, su quanto accaduto quella maledetta notte.
Una serata come tante, iniziata con Simone che mentre usciva da casa aveva detto alla mamma di non aspettarlo per cena perché si sarebbe fermato a prendere un panino in giro. Poi il vuoto di qualche ora, la fuga all’impazzata tra i Comuni di Como, della Brianza e del Varesotto con varie concitate e disperate chiamate al padre, residente a Legnano: «Ho fatto un casino, ho paura che mi ammazzino». Infine l’arrivo nella zona boschiva di Origgio, dove aveva abbandonato l’auto. Il giorno dopo, nel pomeriggio, il ritrovamento del suo corpo senza vita all’interno di una ditta.

La madre chiede di non chiudere le indagini

«E’ passato un anno ma non c’è stato un solo giorno in cui non abbia ripensato a quella tragica notte - si sfoga Maria Formisano - A volte penso che è solo un incubo, che devo solo svegliarmi, e immagino Simone che mi dice “Mamma, sto arrivando”. La chiamata o il messaggio che avrei voluto ricevere quella sera. Invece devo fare i conti con la sua assenza, devo rassegnarmi che non c’è più. Ma penso che prima o poi ci ritroveremo».

Nel frattempo con tenacia, affiancata dall’avvocato Roberta Minotti, si è opposta all’archiviazione del caso come suicidio, chiedendo di non chiudere le indagini. Il 23 novembre, in Camera di Consiglio al Tribunale di Busto Arsizio, insieme al legale è stata ricevuta dal giudice Tiziana Landoni, «alla quale abbiamo esposto tutti i punti della vicenda che a nostro parere sono poco chiari e sui quali andrebbero effettuati ulteriori accertamenti. Il giudice ha anche acquisito tutto il materiale che abbiamo portato per suffragare la nostra idea e si è riservato di comunicare la sua decisione. Al momento non sappiamo ancora nulla, non abbiamo avuto riscontro. Ovviamente la speranza è che la nostra richiesta di non archiviazione venga accolta. Lo dobbiamo a Simone, che aveva mille motivi per vivere e nessuno per togliersi la vita». Anche Matteo, fratello di Simone, gli ha dedicato un messaggio: «Mi manchi tantissimo, è già passato un anno da quando non ci sei più, ma nel mio cuore e nella mia testa ci sarai per sempre».

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