Fallimento Implanta, i dipendenti monzesi non si arrendono

L'appello dei lavoratori della sede amministrativa di via Stucchi a Monza

Fallimento Implanta, i dipendenti monzesi non si arrendono
Cronaca 18 Novembre 2017 ore 12:14

Dopo che il Tribunale di Bergamo ha decretato il fallimento della Implanta Lab holding al vertice del gruppo di Paola Canegrati, dopo la prima lettera scritta dai 600 dipendenti trascinati sul lastrico, il comitato dipendenti Implanta Spa non si dà per vinto e scrive un’altra lettera aperta, questa volta dal pugno dei lavoratori della sede amministrativa di Monza.

La lettera del comitato dipententi Implanta

“Chi scrive è la forza di quel gruppo di persone che, ogni giorno, mette la propria faccia per portare avanti un bellissimo progetto sociale il cui scopo è solo quello di tutelare i 200 mila pazienti che, quotidianamente, ricevono preziose cure odontoiatriche presso i nostri ambulatori.
Vogliamo gridare a gran voce la nostra volontà di far crescere ancora di più il progetto di cui ci occupiamo con serietà e professionalità” dice il comitato dipendenti Implanta della sede amministrativa di Monza.

“Non ci interessano le questioni personali di colpe, peccati e omissioni passate e presenti. Ci interessa reclamare il nostro diritto di provarci ancora, ribadendo il ruolo fondamentale che ricopriamo nella sanità pubblica dell’odontoiatria sociale attraverso il nostro modello moderno e innovativo che ha dato posti di lavoro, benessere e salute a tantissime persone” recita il documento sottoscritto dai dipendenti.

L’appello alle istituzioni

“Le nostre famiglie, i nostri figli devono essere tutelati dalle istituzioni che forse, sino ad ora, hanno poco ascoltato la nostra voce.

Ora chiediamo a viva voce di considerarci, di ascoltare il nostro clamore che non vuole restare una richiesta di aiuto con ammortizzatori sociali pronti a tamponare momentaneamente un problema, ma vuole trovare soluzioni per continuare a incidere su un percorso di lunga data. Vogliamo riprendere un cammino, tutelare noi, le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri pazienti…”

 

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